Sofferenze bancarie in Italia, cosa c'è da sapere

Intesa Italia-Ue sui crediti anomali dei nostri istituti. Che toccano i 200 miliardi. Il 27% è generato dal settore delle costruzioni. Le più colpite? Unicredit e Mps.

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27 Gennaio 2016

Dopo due anni di trattative Bruxelles ha dato il via libera alla bad bank italiana.
Ma cosa si nasconde in questo mare magnum da 200 miliardi nascosto nei nostri istituti di credito?
Come queste presunte perdite stanno bloccando un punto nevralgico del capitalismo italiano come quello del credito?
Lettera43.it ha provato a fare una ricognizione, spiegando quali sono i nodi della questione.


1. Quante sono: quota record di 200 miliari di euro (lordi)

A novembre 2015 l’Associazione bancaria italiana (Abi) ha comunicato che le sofferenze in capo alle banche italiane avevano raggiunto la quota record di 200 miliardi di euro.
Questo il valore lordo, perché questi crediti sono stati negli anni via via svalutati, tanto che a valore netto raggiungono gli 88,8 miliardi.
Le nostre banche tendono a fare accostamenti maggiori delle loro concorrenti straniere (da noi si supera il 47%, in Germania non si arriva al 40).
PERDITA POTENZIALE DI 32 MILIARDI. Il centro studi Finlabo Sim ha calcolato su un panel di 12 banche medie e grandi che, anche con un intervento di una bad bank con garanzia statale, la cessione a terzi di questi prestiti comporterebbe per il settore una perdita complessiva di oltre 32 miliardi di euro.
Questa cifra potrebbe scendere a 20 miliardi soltanto se il governo consentisse una piena deducibilità.
Soltanto le prime cinque banche dovrebbero recuperare capitale per quasi 8 miliardi.

2. Chi ritarda la restituzione: il ''salotto buono''

Price Waterhouse Cooper (Pwc) ha rilevato che l'82% delle sofferenze è legata ai prestiti (non restituiti) alle aziende.
A differenza di quanto si possa pensare sono i grandi, e non i piccoli, a ritardare la restituzione.
Unimpresa ha fatto un passo avanti e scoperto che «141,4 miliardi sono relativi a finanziamenti oltre il mezzo milione di euro erogati ad appena 32.608 soggetti».
In quest’ottica sono nel mirino degli analisti le posizioni finanziarie di quello che resta della galassia Ligresti, Rcs o Telecom.
PRIMATO AL SETTORE DELLE COSTRUZIONI. Più in generale Pwc ha rilevato che il settore che genera più non performing loan (Npl) è quello delle costruzioni.
Secondo Bankitalia da solo vale il 27,4% dei crediti in sofferenza.
Il manifatturiero rappresenta il 23,7%. Il rimanente 18 è legato per lo più all’erogazione di mutui.

3. La regina dei bad loan: Unicredit con 60 miliardi

Unicredit ha in bilancio oltre 60 miliardi di crediti deteriorati.
Monte dei Paschi quasi 26.
Non a caso i loro titoli sono tra quelli più colpiti in questi giorni dal mercato, con gli operatori che spingono piazza Cordusio a fare un nuovo aumento di capitale e Rocca Salimbeni a trovare un partner.
I management dei due istituti dicono che la capitalizzazione Cet1 è sufficiente.
Cifre non diverse per gli altri player del settore.
MPS GRUPPO PIÙ ESPOSTO. Pwc, facendo un rapporto tra prestiti concessi e non performing loan, ha scoperto che il gruppo più esposto è Mps (al 34,01% del totale del portafoglio), seguito da Banco Popolare (27,35) e Bper (25,56).
Sopra il 20% si collocano anche Bpm, Unicredit, Iccrea, mentre sfiorano la soglia (19,95) Bp Vicenza e Ubi (18,98%).
Sotto ci sono Intesa (16,85) e Veneto Banca (17,43). Le migliori sono Credito Emiliano (7,63%) e Mediobanca (5,55).

4. Impatto sull'economia: con una bad bank +2% del Pil italiano

A livello europeo è stato calcolato che le sofferenze bancarie superano gli 800 miliardi.
Secondo il Fondo monetario internazionale (Fmi) bloccano l’erogazione di prestiti per almeno 80 miliardi.
In Italia i grandi gruppi legano proprio l’alta esposizione sugli Npl alle difficoltà di accesso al credito.
Non a caso Boston Consulting ha ipotizzato che il varo di una bad bank per riportare sotto controllo le sofferenze bancarie avrebbe un impatto positivo sul Pil dell'Italia pari tra l'1,5 e il 2%.
CAPITALE DA LIBERARE. Infatti un veicolo in grande di assorbire queste perdite aiuterebbe le banche a liberare capitale, da destinare a un aumento dei prestiti, quindi a quello degli investimenti e delle assunzioni.

5. Cartolarizzazioni: un mercato asfittico

In attesa di una bad bank pubblica (o con garanzia pubblica) i grandi gruppi si sono già mossi per gestire le sofferenze.
Unicredit, IntesaSanpaolo e il fondo Kkr hanno creato un apposito veicolo.
Perché in Italia non esiste un vero mercato delle sofferenze, tanto che spesso gli operatori del settore impongono agli istituti anche una svalutazione dell'80% del prezzo base.
NPL, VENDUTI PRODOTTI PER 12 MILIARDI. Nonostante questo Pwc ha calcolato che soltanto nei primi nove mesi del 2015 sono stati venduti prodotti legati a Npl pari a 12 miliardi di euro.
Ma per lo più sono operazioni in blocco: come le cartolarizzazioni (cessione di attività o beni di una società attraverso l'emissione e il collocamento di titoli obbligazionari) da 1,6 miliardi e da un miliardo fatte da Mps (tra i compratori Ifis) e quelle realizzate da Unicredit con due portafogli da 2,4 e 1,2 miliardi (a Fortress e Prelios e ad Anacap). Attivi su questo fronte anche il Banco Popolare.
 

Twitter @FrrrrrPacifico

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