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Economia 

REGNO UNITO

StanChart, affari occulti con l'Iran

La banca britannica accusata dall'autorità finanziaria di New York di aver effettuato transazioni nascoste in Usa per 250 miliardi di dollari in violazione dell'embargo.

di Lorenzo Berardi

Un altro colosso bancario britannico sotto accusa negli Stati Uniti. Lunedì 6 agosto è toccato a Standard Chartered, nota anche come StanChart o Scb, finire nel mirino dell'autorità finanziaria dello stato di New York (Nysdfs). La banca inglese è accusata da un rapporto del Nysdfs di avere nascosto transazioni pari a 250 miliardi di dollari (202 miliardi di euro) avvenute con il governo iraniano nell'arco di un decennio. Movimenti finanziari non consentiti negli Stati Uniti viste le sanzioni economiche in vigore nei confronti di Teheran decise a partire dal 1979 e inaspritesi dal 1995 in poi. Sanzioni che impediscono agli istituti di credito presenti negli Stati Uniti di avere relazioni commerciali o finanziarie dirette con banche o determinati clienti iraniani.
IPOTESI DI TRAFFICI ANCHE CON LIBIA E SUDAN. Le 27 pagine del rapporto curato dal Nysfds, inoltre, non limitano i traffici taciuti compiuti dalla banca britannica al solo Iran, ma ipotizzano anche affari condotti dall'istituto di credito con clienti provenienti da altri Stati soggetti a sanzioni economiche negli Stati Uniti come Libia, Sudan e Myanmar. Accuse che rendono la posizione dei vertici di StanChart sempre più traballante e che, se confermate, rischiano di tradursi in una multa capace di mettere in crisi non solo la credibilità internazionale ma le fondamenta stesse della banca britannica.

Deliberatamente nascosta l'identità dei clienti iraniani

Come specificato dal Financial Times, «fra il 2001 e il 2010 Standard Chartered ha celato alle autorità stanunitensi almeno 60 mila movimenti finanziari a favore di clienti iraniani per un totale di 250 miliardi di dollari che si sono tradotti in centinaia di milioni di dollari in commissioni per l'istituto di credito». Fra i principali clienti di StanChart con sede a Teheran ci sono la Banca centrale iraniana e due istituti di credito di proprietà dello Stato, le banche Saderat e Melli.
Un articolo del Guardian ha parzialmente corretto il tiro scrivendo di transazioni fuorilegge «effettuate fra il 2001 e il 2007» preannunciando inoltre che un incontro fra autorità finanziarie statunitensi e vertici di Scb è previsto per mercoledì 15 agosto.
LA COMPLICITÀ DI DELOITTE & TOUCHE. Come spiegato dal Telegraph gli accusatori americani ritengono che «StanChart abbia creato un sistema per nascondere l'identità dei clienti iraniani in un'azione deliberata per aggirare le normative statunitensi contro il riciclaggio di denaro». E Benjamin Lawsky, sovrintendente dell'Nysfds sostiene che la banca britannica sia stata aiutata in questa operazione dai propri consulenti finanziari di Deloitte & Touche «che hanno intenzionalmente omesso informazioni critiche sull'operato di Sbc dal rapporto indipendente da loro curato e consegnato alle autorità finanziarie statunitensi».
CONTRACCOLPO IN BORSA. Nel frattempo, la banca britannica ha diramato un comunicato in cui «rifiuta categoricamente il modo in cui i fatti sono stati sinora descritti dalla stampa e la posizione che le è attribuita nella vicenda». Una difesa d'ufficio che non ha evitato un brusco tracollo del 6% per le azioni di Standard Chartered negli ultimi minuti di apertura della Borsa londinese lunedì 6 agosto. Ancora più drammatiche, come evidenziato da Bbc News, le perdite registrate dal gruppo StanChart presso il mercato azionario di Hong Kong e pari al 7,5% nell'arco di una sola giornata di contrattazioni.

Un caso che rievoca quello di Hsbc

Il caso Standard Chartered fa seguito a quello di un altro istituto di credito del Regno Unito, Hsbc. Il 17 luglio scorso, infatti, il Senato di Washington ha ritenuto la banca britannica responsabile di avere avvallato e nascosto transazioni finanziarie tanto con l'Iran di Ahmadinejad quanto con la Siria di Assad oltre a consentire ai cartelli della droga messicani di riciclare denaro negli Stati Uniti.
Il caso emerso ha portato alle dimissioni di David Bagley, ex responsabile della compliance o vigilanza finanziaria di Hsbc, costringendo il gruppo con sede nel Canary Wharf a stanziare 2 miliardi di dollari (1,6 miliardi di euro) per coprire le sanzioni che verranno presto decise negli States.
DA STANCHART UN GIRO D'AFFARI 13 VOLTE PIÙ GROSSO. Assai più dispendiosa potrebbe rivelarsi la multa comminata a Standard Chartered nel caso in cui le accuse del 6 agosto venissero confermate. Basti pensare che i movimenti di denaro sporco imputati alla filiale americana di Hsbc sono pari a 19,4 miliardi di dollari (15,8 miliardi di euro), appena un tredicesimo del giro d'affari con l'Iran di cui è oggi accusata StanChart.

Martedì, 07 Agosto 2012


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Dal 2001 e il 2010 Standard Chartered avrebbe celato alle autorità stanunitensi almeno 60 mila movimenti finanziari a favore di clienti iraniani.

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