Paolo Madron

Unicredit, Rcs, Telecom, Generali: risiko di poltrone

Dopo quella di Greco in ballo la poltrona di Ghizzoni (Unicredit). Critiche a Nagel per la gestione dei dossier Generali e Rcs (che cerca un socio). E su Telecom...

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04 Febbraio 2016

Da sinistra: Mario Greco, Federico Ghizzoni, Alberto Nagel e Vincent Bolloré.

Da sinistra: Mario Greco, Federico Ghizzoni, Alberto Nagel e Vincent Bolloré.

Il risiko l’ha messo in moto l’inopinato e polemico addio di Mario Greco dalla guida di Generali.
Ma i sommovimenti erano nell’aria già prima, perché la crisi del sistema impone un ricambio di classe dirigente, e il mercato risponde sempre più alle ferree logiche del conto economico. Senza che questo nulla tolga al fatto che, contrariamente alle azzardate e ultimative affermazioni di Matteo Renzi, il capitalismo di relazione sia tutt’altro dall’essere arrivato al capolinea.
Tutto, come abbiamo detto, si è innescato con l’uscita di Greco. Sulla quale gli azionisti della compagnia triestina si sono spaccati. Poco prima di formalizzare il suo clamoroso addio, il manager aveva avuto un colloquio con Francesco Gaetano Caltagirone, che del Leone è uno degli azionisti più ascoltati. «Capisco le sue preoccupazioni, ma lei stia tranquillo e vada avanti per la sua strada», gli suggeriva l’editore del Messaggero.
NAGEL, OCCHI PUNTATI SULLA PRESIDENZA UNICREDIT. Le preoccupazioni cui accennava riguardavano il futuro di Greco, la percezione che qualche azionista gli fosse ostile, in primis quella Mediobanca che in Generali è sempre stata abituata a comandare. E che, alla fine, per giustificarne l’uscita, ha puntato molto sulla sua ispidezza di carattere, e la conseguente difficoltà di avere normali rapporti con gli azionisti.
Qualcuno della cui compagine, come merce di scambio, aveva pensato bene di offrire a Greco la poltrona di ad in Unicredit, visto che quasi sicuramente Federico Ghizzoni è destinato a passare la mano per andare altrove o, cosa su cui il banchiere punta, per insediarsi alla presidenza dell’istituto al posto di Giuseppe Vita.
Ma su Unicredit ha messo gli occhi anche l’ad di Mediobanca Alberto Nagel, oggetto di critiche da parte dei soci di piazzetta Cuccia non solo per come ha gestito la partita Generali, ma soprattutto per la sua gestione della vicenda Rcs.
La soluzione Costa-Cioli come tandem di comando della casa editrice non ha portato a sbrogliare la difficile matassa, anzi, l’ha ulteriormente complicata aggiungendo scontento a scontento, al punto che Fiat, il primo azionista, non vede l’ora di fare le valigie.
Le banche creditrici stanno studiando un piano che accompagni la ricapitalizzazione con l’ingresso di uno o più nuovi soci.
In questo contesto, al nome di Gianfelice Rocca, attuale presidente di Assolombarda, si è aggiunto negli ultimi giorni quello di un silente banchiere d’affari dal nome blasonato da tempo attivo nel private equity con la sua società tra Lugano, Londra e Milano .
ANCHE TELECOM VERSO IL CAMBIAMENTO. Sull’editore del Corriere della sera la fretta di sistemare una volta per tutte la partita è massima, anche perché oltre al debito e alla precarietà della cassa ci sono all’attivo quasi 150 milioni di imposte anticipate che, in mancanza di una credibile prospettiva di recupero, obbligherebbero i revisori a chiedere una consistente svalutazione con conseguente perdita economica.
Ma il vento del cambiamento non soffia solo su banche, assicurazioni ed editoria.
Anche sulla partita Telecom ci saranno presto novità.
Vincent Bolloré, socio di riferimento attraverso la francese Vivendi nonché deus ex machina in Mediobanca, ha in mente un progetto preciso. Il finanziere bretone vorrebbe infatti creare una holding in cui far confluire gli asset del colosso francese e quelli di Telecom Italia, da poco ribrandizzata in Tim. Un’operazione cui non sarebbe estraneo, e non certo suo antagonista, l’imprenditore monegasco Xavier Neil, che lo scorso ottobre stupì i nostri poteri forti annunciando di detenere opzioni sulla compagnia telefonica italiana pari a poco più del 15% del capitale.

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