Arabia, il nuovo «paradiso» dei mercanti di morte

Cresce il business degli armamenti: import di Riad aumenta del 300%. Affari con gli Usa per 10 mld l'anno. Seguono gli inglesi. Pure l'Italia fa la sua parte.

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24 Febbraio 2016

Sono due milioni gli yemeniti sfollati per i raid sauditi, la metà della popolazione ridotta alla fame.

(© Getty Images) Sono due milioni gli yemeniti sfollati per i raid sauditi, la metà della popolazione ridotta alla fame.

Dalla Primavera araba l’import di armi in Arabia Saudita è aumentato di quasi il 300%, due terzi in più che dal 2006 al 2010.
I dati dell’Istituto internazionale di ricerche sulla Pace di Stoccolma (Sipri) sulle forniture belliche tra il 2011 e il 2015 allargano a 360 gradi la denuncia di osservatori italiani come Opal di Brescia e Rete Disarmo sul boom di ordini da Riad: una tendenza destinata a crescere.
IL MILITARISMO DI RIAD. Il ricambio al trono, nel 2015, tra il defunto re Abdallah e il fratellastro re Salman ha segnato l'ascesa del figlio e plenipotenziario del re Mohammad bin Salman, mente dell’aggressiva campagna militare in Yemen che preme ora per forze a terra turco-saudite in Siria.
Dall’Italia, e in particolare da Sardegna e Liguria, per i raid che uccidono migliaia di civili yemeniti senza toccare le aeree strategiche del petrolio, sono partiti diversi carichi di bombe, contro i quali i pacifisti hanno depositato un esposto a La Spezia, Brescia, Cagliari e in altre procure, per far verificare alla magistratura «l’osservanza della Legge 185 del 1990» che regola l'esportazione dei sistemi militari.
IL NULLA OSTA DEL GOVERNO. Tutte le commesse dall'Italia hanno avuto il nulla osta del governo di Matteo Renzi reduce dall’abbuffata recente di Rolex a Riad, che non ha ancora risposto a diverse interrogazioni parlamentari in merito.
Mentre nel Parlamento Ue una ventina di Ong europee ha promosso un emendamento per lo stop alle spedizioni di armi a tutti i Paesi coinvolti nel conflitto in Yemen, non legittimato da alcun mandato dell'Onu: una risoluzione che va al voto il 25 febbraio a Strasburgo.

Consulenti inglesi e tecnici americani nella coalizione saudita

L'impennata di export di armi Usa verso l'Arabia saudita con la Primavera araba.

(© Ihs) L'impennata di export di armi Usa verso l'Arabia saudita con la Primavera araba.

Primi esportatori di armi nella regione mediorientale, carburante per i conflitti dal 2011, sono gli Stati Uniti d’America.
Per sorpassare l’India, nel 2014, primo acquirente al mondo di partite belliche (circa il 35% del budget statale) l’Arabia saudita ha investito circa 6,5 miliardi di dollari: una cifra che nel 2015 si stima lievitata a quasi 10 miliardi.
Questi ultimi dati, che anticipavano il rapporto appena pubblicato da Sipri, sono stati diffusi nel 2015 dalla rivista britannica di Difesa e Sicurezza IHS Jane’s: gli inglesi, d'altra parte, sanno bene di cosa parlano.
GLI USA TRIPLICANO L'EXPORT. Se in tre anni gli Usa hanno triplicato le forniture di armi in Medio Oriente (dai 2,7 miliardi di dollari nel 2012 agli 8,4 del 2014) cavalcando l’instabilità dell’area, subito dopo viene l’industria delle armi britannica: un export, nel 2014, di 1,9 miliardi di dollari verso i conflitti mediorienatali.
Principali beneficiari delle commesse sono i ricchi Stati del Golfo: Emirati Arabi, Kuwait, Qatar e, in primo luogo, Arabia saudita (nonostante le tensioni sull'Iran), potenza della penisola che nel marzo di un anno fa ha sferrato guerra diretta allo Yemen, alla guida di una larga coalizione sunnita che include anche gli affiliati locali di al Qaeda.
CAMERON SOTTO ATTACCO. Da allora Riad ordina partite continue e urgenti di armi, anche made in Italy attraverso la sussidiaria Rwm del colosso tedesco Rheinmetall con stabilimenti nel distretto delle armi nel Bresciano e nel Sud della Sardegna, che fa partire i carichi su navi e veloci aerei civili.
Impossibile invertire la rotta nel 2016, anzi. In Gran Bretagna i conservatori del premier David Cameron sono bersaglio di un furioso scontro parlamentare per l’appoggio tecnico - confermato dal governo - nei raid sauditi in Yemen che, secondo i dati dell’Onu, hanno fatto oltre 6 mila morti, la metà civili: gli Usa danno aiuto logistico, anche di manutenzione, ai cacciabombardieri in missione, i militari inglesi supportano come «consulenti» i sauditi, «nell’identificazione degli obiettivi militari» dei jet.

Bombe a grappolo made in Usa e ordigni italiani sui civili in Yemen

Una colonna di mezzi anfibi statunitensi nel deserto dell'Arabia Saudita.

(© Sadayuki Mikami / AP / TheAtlantic) Una colonna di mezzi anfibi statunitensi nel deserto dell'Arabia Saudita.

Indipendentisti scozzesi e laburisti dicono che Cameron ha mandato mezzi e uomini in Yemen senza chiedere al parlamentare.
Dai dati del governo britannico, solo da luglio a settembre dello scorso anno le industrie belliche del Regno Unito hanno venduto all'Arabia materiale da combattimento (in munizioni, missili, bombe) pari a oltre 1,4 miliardi di dollari, per raid che l’Onu, oltre ad Amnesty international e altre Ong, ha condannato per le «ripetute violazioni dei diritti umani».
Human Rights Watch accusa Riad di aver sganciato, in almeno due occasioni nel 2015, bombe a grappolo statunitensi vietate dal trattato del 2008 contro le cluster bomb (né gli Usa né l’Arabia ne sono firmatari), su campi coltivati e alcuni villaggi.
NUOVE BOMBE USA A RIAD. Washington nega l’impiego di questi ordigni in contesti abitati, ma intanto a novembre ha approvato la vendita di bombe per altri 1,3 miliardi di dollari per riempire gli arsenali dei sauditi. E anche l’Italia fa la sua parte.
Ordigni come gli Mk84 e i Blu109, tra le tonnellate delle partite continue verso l’Arabia saudita, sono stati ritrovati inesplosi nelle città yemenite bombardate. E altri maxi carichi per 21 milioni di euro in «armamenti e munizionamenti», ha denunciato Rete Disarmo, sono partiti da La Spezia tra aprile e settembre 2015, verso gli Emirati Arabi Uniti, parte della coalizione di Riad in Yemen e anche loro con un +35% di import militare.
BOOM DI ARMI ANCHE DEL QATAR. Dai dati del Sipri, il Qatar condivide con i sauditi il boom di shopping bellico dal 2011, un gigantesco +275%: per quanto l’emirato di Doha sia assai più piccolo del regno degli al Saud, ha fatto incetta di sistemi di difesa, carri armati, sistemi missilistici terra aria e aerei da combattimento.
Leader europei di queste forniture di armi pesanti verso il Golfo persico sono stati, dopo gli inglesi, francesi e tedeschi. Il Medio Oriente - e anche l’Isis - è, per gli analisti di IHS Jane’s, in prospettiva «il più grande mercato regionale degli armamenti, un potenziale di oltre 110 miliardi di dollari nel prossimo decennio».

 

Twitter @BarbaraCiolli

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adl 24/feb/2016 | 11 :41

ECCO PERCHE' SI SANZIONA LA RUSSIA, si penalizzano gli esportatori di ortofrutta
.......E SI REGALANO TRE MILIARDI AI CALIFFI CHE BOMBARDANO I CURDI, FINANZIANO ED ARMANO ISIS, E CI MANDANO TANTI TANTI PROFUGHI IN EUROPA OPS, CANCELLO EUROPA E SOSTITUISCO CON ITALIA E GRECIA.................
PERCHE' SENNO' A CHI SI VENDONO LE BOMBE A GRAPPOLO americane tedesche ed italiane ????????
Nel frattempo alla RAI nulla seppero di questo e di tanto altro ma molto si parlò DI SANGAYREMO PRIDE E DI CIRINNI' CIRILLA' CIRIQUA' E
DA QUEST'ANNO E' PIU' FACILE PAGARE IL CANONE !!!!!!!!!!!!!!!!!!

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