Auto, la crisi mette la quinta

Europa: giù le vendite. Lavoro a rischio.

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13 Luglio 2012

Un lavoratore dello stabilimento Peugeot-Citroen di Aulnay, chiuso entro il 2014.

(© Getty Images) Un lavoratore dello stabilimento Peugeot-Citroen di Aulnay, chiuso entro il 2014.

La scomparsa del ceto medio ha polverizzato l'industria automobilistica europea portando, dalla crisi del 2007, a un crollo delle vendite di oltre il 40% nei Paesi più in difficoltà.
Nell'estate 2012 l'amministratore delegato della Fiat Sergio Marchionne ha ammesso che «c'è uno stabilimento di troppo», riaccendendo il tam tam sulla chiusura di Pomigliano e Mirafiori. In Francia Peugeot-Citröen ha pianificato il taglio di 8 mila posti di lavoro e la dismissione, entro il 2014, dello storico impianto parigino di Aulnay, dove lavorano oltre 3 mila persone.
OPEL, SILURATI I MANAGER. Che dire poi della Germania, dove, dopo l'annuncio choc francese, l'amministratore delegato di Opel, il tedesco Karl Friedrich Stracke (presidente anche di General Motors Europa), ha gettato la spugna, logorato da mesi di braccio di ferro con i sindacati.
Per i vertici della controllata di Gm si tratta del terzo capo che si dimette in tre anni, silurato insieme con svariati tagliatori di teste, per non aver saputo portare a termine «aggressive ristrutturazioni». Ora il quartier generale di Detroit ha in mente di spedire a Rüsselsheim un manager americano davvero tosto, capace di risolvere entro il 2016 l'annosa questione dello stabilimento in rosso di Bochum.
2012, VENDITE IN CADUTA LIBERA. I dati, per i produttori di auto, parlano chiaro e sono sempre più neri. La crisi del 2011 non ha fatto che acuire drasticamente un trend negativo, in atto da almeno un quinquennio.
Nei primi cinque mesi dell'anno, in Europa le vendite di nuovi veicoli sono scese del 7%, affossate da Paesi in recessione come l'Italia dove, a giugno, le immatricolazioni sono crollate del 24% rispetto al 2011.

In Europa la crisi del ceto medio ferma la produzione di massa

Uno sciopero dei lavoratori Opel in Germania.

(© Getty Images) Uno sciopero dei lavoratori Opel in Germania.

La disoccupazione galoppa, il ceto medio ripiega sempre più sull'acquisto di mezzi usati e le case automobilistiche procedono a licenziamenti di massa, impoverendo le famiglie di consumatori. Che poi rinunciano alle auto.
Difficile, per gli analisti del settore, spezzare questo disastroso circolo vizioso. Per la francese Renault, che nel 2012 viaggia con un calo-vendite del 3,3%, una vera ripresa non ci sarà prima del 2018.
Gli unici marchi che (per ora) hanno resistito alla desertificazione del mercato europeo sono i gruppi tedeschi Bmw, Daimler Benz e Volkswagen. E si capisce perché.
GLOBALIZZARE IL MARCHIO. Fuori della Germania, anche Volkswagen - che a giugno 2012 ha registrato un +11% di acquisti rispetto al 2011 - come Bmw e Daimler-Benz, ha un parterre di clienti con disponibilità economica medio-alta.
I tre gruppi, inoltre, nell'ultimo decennio hanno puntato con lungimiranza più sulla globalizzazione del marchio, che sul consolidamento delle loro vendite in Europa.
Così i colossi tedeschi hanno guardato per primi alla Russia, alla Cina e all'America, aprendo (senza chiudere fabbriche in Germania) per tempo stabilimenti sul posto, per ridurre i costi di trasporto e di produzione.
MERCATO A DUE CLASSI. Il risultato è stato che, con la crisi dei mutui e del debito sovrano, in Europa si è creato un mercato stabile di serie A, quello dei ricchi che continuano ancora a comprare auto di grande cilindrata e costi elevati, e un ampio mercato di serie B, quello delle famiglie in affanno che, ormai, non possono più permettersi neppure le utilitarie.

Con la disoccupazione giovanile crollo delle vendite

Nonostante gli acquisti auto in Europa siano crollati, Volkswagen non perde smalto: +11% di vendite nel 2012.

(© Getty Images) Nonostante gli acquisti auto in Europa siano crollati, Volkswagen non perde smalto: +11% di vendite nel 2012.

Ad aggravare il calo di vendite di auto a basso costo ha contribuito, non poco, la disoccupazione giovanile in allarmante aumento, che, rispettivamente, in Spagna e in Italia ha raggiunto i tassi record del 49% e del 36%.
Senza lavoro né soldi, le nuove generazioni fanno a meno delle quattro ruote. Soprattutto in Italia, dove, dal 2000 al 2010, secondo i dati dell'Associazione dei costruttori di automobili in Europa, la produzione di auto è scesa da 1,4 milioni a poco più 500 mila unità.
Anche in Francia, dagli Anni 80 al 2011, la flessione nella produzione è stata di circa 1 milione di unità, da circa 2,9 a 1,9 milioni di auto. Di pari passo con il declino produttivo, anche i lavoratori del settore sono diminuiti del 42% in Italia e del 52% in Francia.
L'ELISEO STUDIA AIUTI DI STATO. Osservati a distanza di decenni, i numeri sono impressionanti. Nel 2012, Peugeot-Citröen ha registrato un calo di vendite del 13%, che ha persuaso i vertici a procedere con la prima chiusura di uno stabilimento, nel Paese, dal 1992. Pronto a intervenire con aiuti Stato, anche il governo d'Oltralpe, per bocca del ministro delle Finanze Pierre Moscovici, ha ammesso la crisi del settore, che «gli italiani vivono già. E che, per noi, è iniziata nel 2012».
In Germania, nonostante le prestazioni complessive del comparto - 5,9 milioni di unità prodotte nel 2011 - siano buone, neanche per Gm è più sostenibile tenere in piedi la controllata Opel che, dal 1999 al 2011, ha fatto registrare al gruppo perdite per 13 miliardi di euro.
OPEL, 200 MLN DI PERDITE NEL 2012. Solo nell'annus horribilis del 2010, il rosso arrivò a 2 miliardi. E, con la nuova recessione, nel 2012, per Detroit il calo delle vendite del 23% avrebbe già prodotto un nuovo buco di 200 milioni di euro.
I sindacati di Ig Metall puntano i piedi nei consigli di sorveglianza. Ma come per Marchionne, che ha tagliato 500 milioni di euro in investimenti, per i capi americani di Gm le auto vanno prodotte a basso costo, in Gran Bretagna e in Polonia.
Se, in passato, le strategie aziendali sono state sbagliate, ora a farne le spese devono essere operai e impiegati. Sul Titanic dell'auto, in Europa, ci sono 12 milioni di lavoratori.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

stachanov 14/lug/2012 | 09 :07

Regaliamo Marchionne...
Regaliamo Marchionne alla Germania o alla Francia, così le nostre vendite risalirebbero dal -24% al -7%!!!!

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