Confindustria, gli spin doctor dietro i quattro candidati

Da Image Building a Sec: i pretendenti al dopo Squinzi schierano i loro esperti. Ma l'associazione impone il silenzio. Il rischio? Colpi bassi e nessun confronto.

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02 Marzo 2016

I quattro pretendenti alla poltrona di Squinzi schierano gli spin doctor. Ma Confindustria mette loro il bavaglio.
Avevano appena fatto in tempo a presentarsi all'Unione industriale a Torino il 19 febbraio che il giorno dopo è arrivato il diktat dei probiviri dell'Associazione degli industriali: bocche cucite, pena l'esclusione dalla competizione per il vertice di via dell'Astronomia.  
Niente passaggi televisivi quindi, nessuna intervista.
Ma i comunicatori non demordono.  

Image Building, Sec, Micalone e Close To Media: gli spin doctor in campo

La rosa dei papabili alla guida di Confindustria è ormai nota.
Vincenzo Boccia, classe 1964, amministratore delegato della Arti Grafiche Boccia di Salerno nonché presidente del comitato tecnico credito e finanza di Confindustria, è il candidato di Emma Marcegaglia. Dalla sua parte si è schierato il consiglio direttivo di Confindustria Puglia e e gli industriali di Piemonte, Valle d'Aosta e Liguria.
Boccia s'è affidato a Image Building, società che conta una solida esperienza nell’advisory soprattutto nel settore della finanza. A fondarla nel 1987 è stata Giuliana Paoletti, presente da oramai molti anni sulla piazza milanese con un portafoglio clienti di rango.
La Paoletti, del resto, non è nuova alle vicende confindustriali avendo curato - in fase di rinnovo dei vertici - la comunicazione del presidente uscente Giorgio Squinzi.
BONOMETTI CON SEC. Il bresciano Marco Bonometti, 61 anni, presidente e amministratore delegato di Officine meccaniche Rezzatesi, è invece sostenuto da Antonio D'Amato, già presidente di Confindustria. Ma soprattutto gode dell'appoggio di Sergio Marchionne, l'amministratore delegato di Fca, che molti hanno letto come il preludio a un clamoroso rientro dei torinesi nell'Associazione dopo il polemico addio del 2012.
La sua comunicazione è seguita da Marco Fraquelli della Sec, società fondata da Fiorenzo Tagliabue, tra le più importanti del settore.
Fraquelli (columnist di Lettera 43) è stato responsabile della comunicazione di Milano Assicurazioni (Gruppo Fondiaria) prima di passare alla direzione dell’ufficio stampa del gruppo. Nel 1992 ha assunto la stessa carica in Banca Cariplo e quindi in Banca Intesa. Dopo un anno in Telecom Italia, come responsabile dell’ufficio stampa, nel 1999 è entrato in Ad Hoc Communication Advisors come consigliere d’amministrazione per poi diventare partner della Sec nel 2006.
REGINA CON MICALONE. Aurelio Regina, romano classe 1963, presidente delle Manifatture Sigaro Toscano, è il candidato di Unindustria Lazio. Tra i quattro è il candidato con il profilo più manageriale. Molto attivo anche in Confindustria, da maggio 2012 a maggio 2014 è stato vice presidente dell'Associazione con delega allo sviluppo economico. Carica non rinnovata in seguito alla rottura dei rapporti con Squinzi.
Regina ha scelto di affidarsi all'esperienza di Stefano Micalone di Unindustria, da anni suo stretto collaboratore, avvalendosi però anche dell'aiuto di Gianluca Comin, fondatore di Comin and Partners.
Nel 1998 Micalone è stato portavoce e capo ufficio stampa del comitato per promuovere il referendum sull'abolizione della quota proporzionale per le elezioni di Camera e Senato di cui Abete era uno dei promotori.
Dal 1999 al 2006 è stato poi capo ufficio stampa della Luiss, presieduta tra gli altri anche dall'imprenditore romano oggi al vertice di Bnl-Paribas. Oggi l'università di Confindustria è guidata da Emma Marcegaglia.
LA CONSULENZA DI COMIN. Comin, firma di questa testata, dopo aver lavorato come giornalista per il Gazzettino, è stato responsabile Media relations in Telecom e direttore delle relazioni esterne in Montedison.
Tra il 1997 e il 1998, portavoce e capo ufficio stampa del ministro dei Lavori pubblici Paolo Costa, nel primo governo Prodi. È stato poi direttore comunicazione e poi direttore delle relazioni esterne di Enel tra il 2002 e il 2014.
Presidente della Federazione italiana relazioni pubbliche dal 2007 al 2011, ha ricoperto numerosi incarichi nell’ambito pubblico per il ministero dei Beni culturali, per quello dell'Economia e per il comitato per l’Informazione del Giubileo del 2000.
VACCHI CON CLOSE TO MEDIA. Infine, il bolognese Alberto Vacchi, 52 anni, presidente e ad di Ima, Industria macchine automatiche, è spalleggiato da Luca Cordero di Montezemolo, altro grande playmaker della partita confindustriale.
Ha ricevuto gli endorsement del patron della Brembo Alberto Bombassei e del presidente di Confindustria Emilia Romagna, Maurizio Marchesini. Nonché di Gianfelice Rocca, potente numero uno di Assolombarda, il quale in cambio avrebbe chiesto in caso di elezione la presidenza del Sole24Ore.
Prodi lo ha invece definito un «asso» auspicando la sua vittoria.
Vacchi è assistito da Close to Media, azienda fondata nel 2001 da Elisabetta Neuhoff, società leader nella comunicazione finanziaria partner di Borsa Italiana. Nel 1990 la Neuhoff fece il suo ingresso come direttore delle relazioni ed esterne della Waste management, multinazionale Usa attiva nel settore ambientale, diventando così, a 26 anni, la direttrice di comunicazione più giovane d'Europa. Conclusa l'esperienza in Waste nel 1993, ha poi rilevato un'agenzia di comunicazione che, tra i clienti istituzionali, ha avuto i ministeri del Tesoro, della Giustizia, del Commercio estero e dei Trasporti.

La comunicazione blindata: il rischio di colpi bassi

Il logo di Confindustria.

(© ImagoEconomica) Il logo di Confindustria.

L'obiettivo del silenzio imposto da Confindustria è chiaro: confinare il confronto elettorale all'interno dell'associazione.
Prova ne è il già citato faccia a faccia torinese organizzato dalla presidente Licia Mattioli.
L'INCONTRO DI TORINO A PORTE CHIUSE. A quanto pare a moderarlo sarebbe dovuto essere un giornalista, solo dopo si è optato per un economista.
Non solo: è stata bloccata la diretta streaming con altre associazioni di industriali.
«Il nostro sistema associativo rischia di riportare pesanti ed irreparabili danni da una esposizione mediatica del livello che si sta generando in queste ore, con prospettive di ulteriore rinforzo», hanno spiegato in quel di Confindustria.
SOLO BOCCIA NON HA PARLATO. Prima del divieto, i candidati avevano però cominciato a mettere in moto le loro macchine comunicative.
Con una nota Vacchi ha anticipato la disponibilità a scendere in campo, Regina ha rilasciato diverse interviste ai quotidiani e fatto trapelare il proprio programma elettorale, come anche Bonometti.
L'unico a mantenere l'assoluto riserbo è stato Boccia. 
Il rischio in una situazione di questo tipo, spiegano le fonti di Lettera 43.it, è che si metta in campo una comunicazione informale che apra spazi a colpi bassi.
MANCHERÀ IL CONFRONTO. In buona sostanza, non potendo parlare di sé, si fanno trapelare informazioni che mettano in cattiva luce gli avversari. Quindi, la regola del silenzio rischia di essere controproducente.
Anche perché toglie la possibilità di individuare chi fra i quattro è più in grado di parlare al pubblico, caratteristica fondamentale visto il ruolo che il prescelto andrà a occupare. Gli stessi Giovani dell'Associazione riconoscono che «Confindustria deve essere capace di cambiare l'opinione pubblica, con un leader forte, riconoscibile e mediatico».
I comunicatori tenderanno inoltre a concentrarsi sugli influencer. Trattandosi di un'elezione non politica ma per cooptazione, sarà necessario agire su singoli attori che muovono il consenso. Con tutta probabilità si terranno seminari a porte chiuse con 10-15 protagonisti del mondo confindustriale in grado a loro volta di influenzare altri soggetti chiamati a decidere chi sarà il nuovo presidente.

Twitter @PierLuigiCara

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