Fracking, il falso mito della fratturazione idraulica in Europa

L'Ue vuole aprire all'estrazione di idrocarburi dalle rocce.

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31 Maggio 2013

Estrazione di gas con il metodo fracking.

(© Getty Images) Estrazione di gas con il metodo fracking.

Negli Usa il fracking, la tecnica di fratturazione idraulica per estrarre idrocarburi dalle rocce, è diventato il passaporto per l'autarchia energetica: un boom che entro il 2050 dovrebbe garantire l'autonomia dalle importazioni di idrocarburi.
Barack Obama ha sposato in pieno la linea. Nonostante le denunce degli ambientalisti, raffigurate da ultimo in Promised Land, il film del regista Gus Van Sant che ha narrato i costi - dall'aumento dei sismi all'inquinamento delle falde acquifere - del falso mito della fratturazione idraulica. 
Dopo l'America, anche l'Unione europea studia come aprire, dal 2014, a questa tecnica di estrazione definita «non convenzionale».
LIBERARE IL PETROLIO. Per fracking si intende l'impiego di massicci gettiti d'acqua, mista sabbia e sostanze chimiche, sparati contro strati di scisti (dall'inglese gas shale, gas da pietre argillose) a oltre 1.600 metri di profondità, per provocarne la frattura attraverso la pressione. In modo da liberare il gas naturale o il petrolio al loro interno.
Con la medesima forzatura è possibile anche ricavare quantità di metano da strati di carbone: un combustibile che si trova a profondità minori degli scisti - dunque più vicino alle falde acquifere - e del quale, in Europa, sono ricche la Germania e la Polonia.
I due Paesi, secondo la mappa Golden rules for a golden age of gas pubblicata nel 2012 dall'International energy agency (Iea), vantano anche abbondanti riserve di rocce di scisti per il gas naturale, che si sommano a quelle francesi e a quelle sull'arco alpino e prealpino.
È su queste zona, dunque, che i colossi energetici hanno messo gli occhi. E stanno facendo partire i primi progetti di esplorazione.

Entro il 2035 la disponibilità di gas nell'Ue potrebbe aumentare del 45%

L'Unione europea studia come aprire, dal 2014, alla tecnica di fratturazione idraulica.

L'Unione europea studia come aprire, dal 2014, alla tecnica di fratturazione idraulica.

Le multinazionali del settore vendono il business come molto appetibile. La società di consulenza alle aziende A.T. Kearney, per esempio, ha stimato che, grazie al fracking, entro il 2035 la disponibilità di gas nell'Unione europea potrebbe aumentare del 45%.
Dai palazzi di Bruxelles, il commissario europeo dell'Energia Günther Oettering ha scelto di appoggiare le lobby, annunciando un regolamento sulla fratturazione idraulica entro la fine del 2013, per superare le divisioni tra gli Stati: per il momento, infatti, nella Ue non esistono norme comuni e il fracking viene disciplinato a livello nazionale.
Alcuni Paesi, a partire dall'Italia, non autorizzano la fratturazione ma neppure la vietano. Lo scorso anno, invece, la Gran Bretagna ha scelto di sdoganarla. In Bulgaria, in Lussemburgo e in Francia infine si è optato per la strada opposta: vietare per legge la fratturazione. Ciò nonostante, nella realtà la normativa è più fluida di quanto non sembra.
BERLINO FRENA, LONDRA APRE. Nel 2012, l'Eliseo ha infatti rilasciato 61 autorizzazioni per trivellazioni esplorative, 13 delle quali nella regione della Convenzione delle Alpi.
In Germania, nello stesso anno il governo di Angela Merkel aveva preparato una bozza di legge con limitazioni vaghe sulla tutela delle acque. E, di conseguenza, la proposta è stata bloccata dai Land federali che temevano danni al paesaggio.
L'apprensione, specie dopo le dichiarazioni di Oettering, è tornata alta, soprattutto nella regione del Lago di Costanza: prima riserva d'acqua potabile d'Europa con un bacino di 5 milioni di abitanti tra Svizzera, Austria e Germania.

Dalla Svizzera alla Germania, le proteste degli ambientalisti

Secondo gli ambientalisti, il fracking è pericoloso per le falde acquifere.

(© Getty Images) Secondo gli ambientalisti, il fracking è pericoloso per le falde acquifere.

Nel comparto energetico c'è grande attivismo. Ciò nonostante, la fratturazione idraulica non ha ancora conosciuto grande sviluppo. Sia perché le estrazioni procedono a livello sperimentale. Sia perché, non appena si alza il fumo delle trivelle, gli ambientalisti e le amministrazioni locali sollevano barricate.
L'obiezione più frequente è che gli agenti chimici inquinino le falde acquifere. Ma si teme anche che la fratturazione delle rocce possa provocare frane e terremoti.
RISCHIO FRANE E TERREMOTI. Alcune delle proteste più imponenti si sono avute alla fine del 2012 in Svizzera, sul Lago di Ginevra, dove sono state svolte analisi in profondità, alla ricerca del gas sotto il bacino.
Nel Paese non esistono divieti cantonali e la Società anonima per il petrolio elvetico (Seag) ha chiesto alle istituzioni l'autorizzazione alle perforazioni entro la fine dell'anno.
Anche in Germania i rumor sulle trivellazioni si rincorrono e il ministro all'Ambiente della Baviera Marcel Huber ha scongiurato Berlino dal compiere «un gesto irreparabile, immettendo cocktail di veleni nell'ambiente».
Persino le associazioni dei mastri birrai tedeschi sono in subbuglio per l'impiego di miscele chimiche tossiche durante la fratturazione idraulica che, inquinando le acque potabili, minerebbero anche la produzione delle bionde.
ALLARME CONTAMINAZIONI. Nella vicina Austria, la responsabile dell'agenzia per la difesa dell'Ambiente del distretto di Voralberg Katharina Lins è preoccupata per il rischio di contaminazione nel sottosuolo del Lago di Costanza: «Il gas è una risorsa energetica importante, ma l'acqua lo è ancora di più per la salute dei cittadini», denuncia la funzionaria pubblica a Lettera43.it.
Il suo Stato è accerchiato. Nella vicina Slovenia il fracking non è vietato e, tra il 2011 e il 2012, le rocce di scisti sono state ripetutamente saggiate a est di Maribor. In Francia, infine, l'altopiano di Larzac tra Montepellier e Marsiglia, abitato dalle pecore da latte dei famosi formaggi doc, ha attratto i texani della Schuepbach Energy perché a oltre 1.000 metri profondità custodisce un tesoro di rocce argillose, dense di scisti.
 

Per ogni pozzo servono dai 7 ai 14 milioni di litri di acqua

Un impianto negli Usa per l'estrazione del gas con il fracking.

(© Getty Images) Un impianto negli Usa per l'estrazione del gas con il fracking.

Il fermento è grande. Tuttavia, ancora poco si sa sui reali costi e sulle vere potenzialità di questo tipo di estrazione.
In Germania, gli industriali del Consorzio degli estrattori (Weg) gridano entusiasti all'Eldorado, programmando di ottenere fino a 2,7 miliardi di metri cubi di gas dal fracking nei prossimi decenni. Altri 5,3 miliardi di metri cubi sarebbero nella vicina Polonia, per un affare dal valore di 1.000 miliardi di euro.
Ma gli ambientalisti, Greenpeace in testa, denunciano l'attività come scarsamente economica. Intanto la quantità di liquidi necessaria per frantumare le rocce è enorme: dai 7 ai 14 milioni di litri per pozzo.  Il costo - ambientale ma anche economico - sarebbe dunque troppo alto.
«Si descrive come una panacea, ma per l'Europa il fracking ha spese di produzione tali che faranno impennare il prezzo del petrolio e del gas» commenta a Lettera43.it Antoine Simon, attivista del network ambientalista paneuropeo Friends of the earth Europe, «alla fine dell'anno ci sarà il regolamento dell'Ue, ma la gente bloccherà i cantieri. In Gran Bretagna, i giacimenti dati per promettenti sono stati un flop. È previsto che si esauriranno entro il 2030, coprendo il 2-3% del fabbisogno energetico inglese».
NIENTE FRACKING IN ITALIA. Briciole. In Italia, il premier Enrico Letta, ha invitato a un «atteggiamento aperto e non penalizzante per lo sfruttamento delle fonti di energia come lo shale gas».
Ma, nelle mappe di agenzie del settore come la Iea, l'Italia figura tra le aree geologiche meno appetibili per il fracking. Non a caso l'Eni ha acquistato licenze all'estero per sondare il fracking nel Nord della Polonia, sulla scia dell'americana Halliburton.
E anche se si è scritto che i suoi tecnici starebbero utilizzando il fracking in alcuni siti estrattivi in Sicilia e in Puglia, «non bisogna confondere tra la fratturazione idraulica, impiegata sin dagli Anni '60 per aumentare la permeabilità di pozzi petroliferi, e il fracking propriamente detto», spiega a Lettera43.it Paolo Berry, ordinario di Ingegneria mineraria all'università di Bologna. «Quest'ultimo è infatti «l'uso sistematico e massiccio, anche attraverso cariche esplosive, della pressione di acqua e sostanze chimiche per ricavare gas dagli scisti o dal carbone. Ttrivellazioni che non mi risultano partite in Italia», aggiunge.
ATTENZIONE AI SISMI. Neanche nelle miniere di carbone del Sulcis, in Sardegna, e quelle di Santa Barbara, in Toscana, per ora le imprese non hanno considerato la prospettiva di estrarre metano.
Lo Stivale è attraversato dalla dorsale degli Appennini e «il rischio di andare a smuovere faglie attive, con la fratturazione ripetuta in zone sismiche, innescando così sismi come negli Usa è alto e controproducente per le aziende», conclude Berry.
Le trivelle dei colossi sono altrove. In Inghilterra, Svezia e Germania, dove Chevron, Exxon e Shell hanno iniziato a investire. Ma anche in Francia, «non lontano dal confine italiano si svolgono i test», assicura l'attivista Simon.

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