Frode fiscale, Diana Bracco a processo

Tasse alleggerite con fatture per spese personali. Oltre 1 milione sottratto al fisco. La vicepresidente di Confindustria rinviata a giudizio.

12 Gennaio 2016

Diana Bracco.

Diana Bracco.

Vicepresidente di Confindustria, ex presidente di Expo 2015 SpA, vicepresidente della Camera di commercio, industria, agricoltura e artigianato di Milano. E imputata per appropriazione indebita e frode fiscale da oltre 1 milione di euro.
Diana Bracco è tutto questo (e molto di più). Presidente e amministratore delegato del gruppo farmaceutico omonimo, dovrà affrontare un processo in tribunale a partire dal 16 gennaio.
A rinviarla a giudizio, il 12 gennaio, è stato il gup di Milano Alessandro Santangelo, su richiesta del pm Giordano Baggio.
NASCOSTI AL FISCO 1,42 MLN. Secondo l'accusa, l'imprenditrice avrebbe abbattuto l'imponibile di alcune società scaricando dalle tasse le fatture per spese personali, come la manutenzione di barche o case in celebri località turistiche, dall'isola di Capri alla Provenza. In tutto, sarebbero stati sottratti al fisco 1,42 milioni di euro, somma sottoposta a sequestro preventivo nel marzo 2015 e dissequestrata dal gup contestualmente al rinvio a giudizio.
Come ha spiegato l'avvocato difensore Giuseppe Bana, il giudice «ha ritenuto che le questioni a lui sottoposte non potessero essere risolte in questa fase preliminare del procedimento, ma andassero demandate al vaglio dibattimentale, che prevede un ampio contraddittorio tra le parti».
Ancora una volta, comunque, il legale di Bracco ha voluto ribadire che «la vicenda esula dall'accusa di falsa fatturazione, vertendo semplicemente in un'ipotesi di non inerenza di alcuni costi all'attività aziendale. E a questo riguardo già lo scorso anno si era risolto il contenzioso in oggetto con un ravvedimento operoso presso l'Agenzia delle Entrate. I fatti oggetto di contestazione non hanno dunque rilevanza penale».
A GIUDIZIO GLI ARCHITETTI DI FIDUCIA. Con la Bracco sono stati rinviati a giudizio altri due imputati, Marco Isidoro Pollastri e Simona Adele Calcinaghi, titolari dello studio di progettazione Archilabo di Monza e architetti di fiducia dell'industriale (difesi dal legale Armando Simbari).
Il presidente del consiglio d'amministrazione della Bracco real estate Srl, Pietro Mascherpa, invece, ha patteggiato sempre davanti al gup una multa da 45mila euro. E questa decisione «di un altro imputato di risolvere la vicenda con il patteggiamento a pena pecuniaria», ha spiegato ancora l'avvocato Bana, «è una scelta personale, che tiene conto, peraltro, di un diverso coinvolgimento nei fatti».
Nell'ambito dell'indagine sono finite sotto la lente di ingrandimento dei finanzieri del Nucleo di polizia tributaria di Milano fatture per un totale di oltre 3 milioni di euro emesse dai due architetti per i lavori in cinque case di proprietà del vicepresidente di Confindustria.
FATTURE CON CAUSALI FALSE. Secondo le accuse, le fatture per lavori di ristrutturazione e riqualificazione venivano emesse con false causali, facendole risultare come pagamenti di forniture o prestazioni per aziende del gruppo.
In questo modo, sempre stando alle indagini, sarebbero state indicati «nelle dichiarazioni dei redditi e Iva delle società Bracco Spa, Bracco Imaging Spa, Bracco Real Estate Srl, Spin Spa e Ceber Srl» relative agli anni tra il 2008 e il 2013 «elementi passivi fittizi per complessivi euro 3.064.435 con un'imposta evasa complessiva ai fini Ires e Iva di euro 1.042.114,70».

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