Italia, allarme estinzione sui capi da allevamento

Due milioni di mucche, pecore e maiali spariti in 10 anni. E 130 razze rischiano. L'enogastronomia made in Italy arranca. Anche per colpa delle regole europee.

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12 Febbraio 2016

Due milioni di animali scomparsi negli ultimi 10 anni tra mucche, maiali e pecore.
E 130 razze a rischio estinzione (guarda la gallery).
Un prezioso esercito che ha consentito all’Italia di raggiungere diversi primati nell’enogastronomia sta svanendo.
Coldiretti lancia l’allarme sulle conseguenze delle norme europee che «non tutelano il made in Italy» e sulla crescente dipendenza dall’estero per carne, salumi, latte e formaggi.
NEL MONDO IL 17% RISCHIA. Nel dossier ‘L’Italia in fattoria’ si raccontano le conseguenze di un fenomeno sul quale si è espressa anche la Fao - l'organizzazione delle Nazioni unite per l'alimentazione e l'agricoltura - con uno studio sullo stato delle risorse genetiche degli animali da allevamento.
Il risultato? Il 17% delle razze animali da allevamento è a rischio estinzione.
Un dato importante, se si pensa che in Italia il comparto vale 17,3 miliardi di euro e rappresenta il 35% dell’intero agroalimentare nazionale.
SETTORE DA 800 MILA OCCUPATI. Rilevante anche l’impatto occupazionale con circa 800 mila persone che lavorano nel settore.
Coldiretti ha lanciato l’allarme sul pericolo di estinzione per le razze storiche e sullo spopolamento delle aree interne e montane e lo ha fatto all’inaugurazione della Fieragricola di Verona, dove sono presenti 600 esemplari delle razze sopravvissute.
Negli ultimi 10 anni sono invece già scomparsi 2 milioni di animali tra mucche, maiali e pecore.
Uno scenario che potrebbe anche peggiorare.
PERICOLO ESTIZIONE PER 130 RAZZE. Corrono pericolo di estinzione, infatti, 130 razze allevate: 38 di pecore, 24 di bovini, 22 di capre, 19 di equini, 10 di maiali, 10 di avicoli e sette di asini.
Oggi in Italia sono ancora allevati 49 milioni di galline per le uova, 8,7 milioni di maiali, 7,2 milioni di pecore, 6,5 milioni di conigli, 6,1 milioni di bovini, quasi un milione di capre, 370 mila bufale, 400 mila cavalli e 50 mila asini.
«Un esercito di animali», ha spiegato Coldiretti, «al quale è stata recentemente affidata anche una funzione educativa con la pet therapy, tra le nuove attività previste dalla legge sull’agricoltura sociale approvata dal parlamento ad agosto».

Dall'asino romagnolo alla gallina di Polverara, la lista di chi sta sparendo

Capra napoletana.

Capra napoletana.

Ma quali sono le razze a rischio di estinzione?
Si va dalla mucca cabannina alla pecora massese, dal cavallo bardigiano alla capra girgentana.
«Se dell’asino romagnolo», riporta il dossier di Coldiretti, «sono rimasti solo 570 esemplari, della capra girgentana dalle lunghe corna si contano circa 400 capi».
Ma la lista è lunga.
DIFFICOLTÀ IN CAMPANIA. Spiega l’associazione: «Ci sono anche la gallina di Polverara, la Mora romagnola, una curiosa razza di maiale dal mantello nerastro, i bovini di razza garfagnina con 145 capi o quelli di razza pontremolese che sono rimasti in 46».
E poi ci sono la vacca agerolese con 500 esemplari e la capra napoletana con 150 animali rimasti.
E per rimanere in Campania sono a rischio estinzione anche il cavallo napoletano, quello salernitano e quello persano, l’ovino laticauda e l’ovino bagnolese, la capra Cilentana e il suino casertano.
Un’azione di recupero importante si deve ai nuovi sbocchi commerciali creati dai mercati degli agricoltori e dalle fattorie di Campagna amica attivi in tutte le regioni.
L’ALLARME DELLA FAO. La Fao ha lanciato l'allarme a livello internazionale: oltre il 17% delle razze animali da allevamento è a rischio estinzione e circa il 60% è in uno stato di pericolo sconosciuto per mancanza di dati sulla dimensione e la struttura della popolazione.
A rivelarlo è uno studio pubblicato dall’Agenzia dell’Onu sullo stato delle risorse genetiche degli animali da allevamento.
SERVE DIVERSITÀ GENETICA. «La diversità genetica», ha dichiarato il direttore generale della Fao José Graziano da Silva, «è fondamentale per la sicurezza alimentare del pianeta. Il bestiame è sempre più spesso allevato a porte chiuse e alimentato con mangimi concentrati d’importazione».
La verità è che in tutto il mondo l’allevamento intensivo di pollame, suini, bovini da latte è sempre più basato su poche razze.
Lo studio della Fao rivela anche che molti governi hanno preso provvedimenti.
Mentre nel 2005 meno di 10 Paesi riferivano di aver creato banche zoogenetiche, oggi sono 64 quelli che hanno lanciato iniziative simili. E altri 41 paesi si apprestano a farlo.

Che ne sarà dei pezzi pregiati in futuro?

Secondo la Coldiretti corrono pericolo di estinzione 130 razze allevate: 10 di maiali.

(© GettyImages) Secondo la Coldiretti corrono pericolo di estinzione 130 razze allevate: 10 di maiali.

Secondo Coldiretti a provocare la scomparsa dell’allevamento italiano sono le norme europee e le distorsioni del mercato.
Preoccupa il futuro dei pezzi pregiati e del primato dell’enogastronomia made in Italy, con una dipendenza dall’estero che per carne, salumi, latte e formaggi è vicina al 40%.
RECORD DI FORMAGGI DOP. Oggi l’Italia vanta un primato mondiale con 49 formaggi a denominazione di origine protetta (Dop) riconosciuti dall’Unione europea, mentre la Francia ne possiede 45.
E poi ci sono i prodotti della norcineria.
Sono 40 i salumi italiani tutelati in Europa: dal culatello di Zibello alla coppa piacentina, dal prosciutto di San Daniele a quello di Parma.
LE NORME UE FANNO DANNI. E sono proprio formaggi e salumi, ma anche altri prodotti (come il latte a lunga conservazione o la carne di coniglio) a essere colpiti dalla mancanza di regole chiare e trasparenti sull’etichettatura di origine.
Sotto accusa le norme comunitarie che consentono di spacciare come made in Italy prodotti importati dall’estero.
«Gli inganni del finto made in Italy sugli scaffali», ha denunciato il presidente di Coldiretti Roberto Moncalvo, «riguardano due prosciutti su tre venduti come italiani, ma provenienti da maiali allevati all’estero».
E anche «tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro che sono stranieri senza indicazione in etichetta come pure la metà delle mozzarelle».
NO AL LATTE IN POLVERE. Sul latte ci sono due battaglie in corso: quella per impedire che in Italia possano essere prodotti formaggi con la polvere come richiesto dall’Unione europea e quella che riguarda il prezzo.
«Per garantire», ha spiegato Moncalvo, «la giusta remunerazione degli allevatori italiani ai quali il latte viene pagato ben al di sotto dei costi di produzione».
Nel 2015 secondo lo studio della Coldiretti hanno chiuso circa mille stalle da latte, oltre il 60% delle quali si trovava in montagna.
Con effetti irreversibili su occupazione, economia e ambiente.

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