Olio tunisino, perché l'Italia non può farne a meno

Due anni a dazio zero per l'import dall'Africa. Protestano i produttori. Ma quello italiano non basta a soddisfare i consumi. E il fatturato tocca comunque i 3 miliardi.

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10 Marzo 2016

L'Ue ha dato il via libera all'import di olio tunisino senza dazi

L'Ue ha dato il via libera all'import di olio tunisino senza dazi

Un sostegno all'economia tunisina, martoriata dalle ripercussioni degli attentati terroristici del 2015?
Non proprio, almeno per i produttori italiani, su tutte le furie dopo la decisione presa dell'Unione europea di riversare in due anni 70 mila tonnellate di olio proveniente dal Paese nordafricano «a dazio zero».
La plenaria di Strasburgo, con 500 voti favorevoli, 107 contrari e 42 astenuti, ha dato l'ok finale al pacchetto di aiuti d'urgenza alla Tunisia, che comprende appunto il regolamento che permette l'importazione senza dazi dell'olio d'oliva.
Una decisione che ha scatenato un putiferio in Italia, con Coldiretti in prima linea nel chiedere la tutela del Made in Italy.
E l'immancabile strumentalizzazione politica della vicenda, con le opposizioni all'attacco dell'immobilismo governativo.
«Insensata la scelta dell'Ue di riversare su pochi Paesi un forma di solidarietà alla Tunisia che, gioco forza, danneggia soltanto chi l'olio lo produce», spiega l'associazione a Lettera43.it.
«Così facendo i prezzi crolleranno e la sicurezza alimentare sarà a rischio».
COLDIRETTI: «UN ERRORE DELL'UE». «Dopo che, nel 2015, nel nostro Paese sono aumentate del 481% le importazioni dell'olio di oliva della Tunisia, per un totale di oltre 90 milioni di chili, è un grave errore l'accesso temporaneo supplementare sul mercato dell'Unione di altre 35 mila tonnellate a dazio zero, per il 2016 e 2017», afferma in maniera più che perentoria il presidente di Coldiretti, Roberto Moncalvo, nel giorno che ha visto la mobilitazione di migliaia di agricoltori del Sud accorsi a Catania per difendere il Made in Italy.
DAZIO ZERO GIÀ PER 56 MILA TONNELLATE. Anche perché, «a fronte dei rilevanti miglioramenti apportati dall'azione del ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e degli europarlamentari (l’obbligo di tracciabilità del prodotto tunisino, il divieto di proroga oltre i due anni previsti e una valutazione a medio termine dell’esecutivo Ue, per verificare eventuali danni ai produttori europei, ndr)», il nuovo contingente agevolato - sempre secondo  Coldiretti - «va ad aggiungersi alle attuali 56.700 tonnellate a dazio zero già previste dall'accordo di associazione Ue-Tunisia, portando il totale degli arrivi 'agevolati' annuale oltre quota 90 mila tonnellate».
Praticamente tutto l'import in Italia dal Paese africano.

Nel nostro Paese l'olio d'oliva è un segmento strategico del Made in Italy

Singolare in un Paese, il nostro, in cui l'olio di oliva rappresenta un segmento strategico del Made in Italy,  con circa 250 milioni di piante su 1,2 milioni di ettari coltivati, un fatturato stimato in 3 miliardi di euro (per metà frutto delle esportazioni): 533 le varietà di olive utilizzate e 43 gli oli tutelati dall’Unione europea.
ITALIA SECONDO PRODUTTORE MONDIALE. L'Italia è il secondo produttore al mondo, dopo la Spagna, ma, diversamente dal Paese iberico, può contare su oltre 40 denominazioni di origine protetta.
Ciò nonostante, sono centinaia di migliaia le tonnellate di olio straniero importate.
Per la maggior parte spagnolo, greco e appunto tunisino.
CONSUMO ANNUO: 600 MILA TONNELLATE. Una necessità imposta dal consumo interno, che raggiunge in media le 600 mila tonnellate l’anno.
Va detto, infatti, che l'Italia oggi si serve di molto più olio di quanto ne produca (tra la metà e i due terzi, nelle ultime stagioni) e impiega parte della produzione e delle importazioni per il mercato estero, con un vantaggio pure per le imprese e l'economia.
La stessa Coldiretti aveva stimato che in una sola generazione fossero praticamente raddoppiati i consumi mondiali, con un balzo del 73% negli ultimi 25 anni che ha cambiato la dieta dei cittadini in molti Paesi, dal Giappone al Brasile, dalla Russia agli Stati Uniti, dalla Gran Bretagna alla Germania.
NEL 2015 AL PRIMO POSTO PER CONSUMI. Nel solo 2015 sono stati consumati complessivamente 2,99 miliardi di chili di olio di oliva e la vetta della classifica è stata appannaggio proprio dell’Italia con 581 milioni di chili e della Spagna con 490 milioni di chili.
Un tendenza che, sulla carta, rappresenta un'opportunità pure per l’Italia, che ha esportato 320 milioni di chili di olio di oliva nel mondo, dei quali quasi 100 milioni solo negli Stati Uniti.
È anche vero che nel 2015 le esportazioni dell’olio di oliva italiano sono calate del 16% rispetto all’anno precedente, anche per effetto della consistente flessione negli Usa che sono il principale mercato di sbocco extracomunitario.
Difficile, dunque, dire dove stia la verità. Quel che è certo è che l'Italia non può fare a meno dell'import.
Fermo restando lo spauraccchio contraffazioni. Per Coldiretti, infatti, «il rischio concreto in un anno importante per la ripresa dell'olivicoltura nazionale è il moltiplicarsi di frodi, con gli oli di oliva importati che vengono spesso mescolati con quelli nazionali per acquisire, con le immagini in etichetta e sotto la copertura di marchi storici, magari ceduti all'estero, una parvenza di italianità da sfruttare sui mercati nazionali ed esteri, a danno dei produttori italiani e dei consumatori».


Twitter @LorenzoMantell

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Canoi 11/mar/2016 | 15 :31

Un consiglio gratis ai giornalisti e ai lettori: le dichiarazioni degli esponenti Coldiretti vanno lette diritte e significano all'incontrario (non sono palindromi). Tanto più urlano forte tanto più provano a trarre vantaggio.

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