Polemica sulle esenzioni fiscali per gli armatori, il punto

Il patron di Moby compra una pagina su Il Foglio. Per dire no a nuove norme che favoriscono l'assunzione di personale extra Ue. «A rischio 20 mila lavoratori italiani. E tutto per una speculazione aziendale».

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22 Gennaio 2016

Vincenzo Onorato, presidente di Moby Lines.

Vincenzo Onorato, presidente di Moby Lines.

Acque agitate nel mondo delle navi italiane.
In un messaggio a pagamento sul quotidiano Il Foglio, il patron di Moby Lines e presidente di Mascalzone Latino, Vincenzo Onorato, ha chiesto al governo di rivedere il meccanismo di esenzione fiscale per le compagnie di navigazione perché metterebbero a rischio l'occupazione dei marittimi italiani.
«In Confitarma, la federazione generale degli armatori che aderisce a Confindustria, c'è una strategia per garantire benefici fiscali ai suoi aderenti, per questo ne sono uscito nel novembre 2015», spiega a Lettera43.it l'armatore napoletano.
AGEVOLAZIONI ALLARGATE. Che cosa sta succedendo esattamente?
L’Italia deve recepire la norma Ue che allarga a tutte le compagnie europee le agevolazioni fiscali oggi previste per le compagnie di navigazione che battono bandiera italiana.
Al momento lo Stato stanzia un importo massimo di sgravi fiscali sul costo del personale di bordo a favore degli armatori.
Con le nuove norme il plafond rimarrebbe uguale, ma si allargherebbe la platea dei fruitori.
In buona sostanza la fetta di torta di sgravi si ridurrebbe.
«Quello dei minori sgravi è il minore dei problemi», precisa Onorato, «la cosa grave è che con allargamento della norma alle compagnie Ue si rischia di dare la possibilità di assumere personale extra Ue che costa meno».
MARITTIMI ITALIANI A RISCHIO. L'armatore, chiarendo che dietro alle sue parole non c'è alcun intento razzista, spiega che «molte compagnie Ue consentono di imbarcare personale extracomunitario a meno di 800 euro al mese. Così le aziende sarebbero indotte a licenziare dipendenti italiani a favore di quelli extra Ue godendo pure di sgravi fiscali. Ricordiamoci che il settore del cabotaggio (ovvero la navigazione non lontana dalle coste, ndr) conta 20 mila lavoratori».
Sulla stessa linea il sindacato Orsa marittimi che parla di «rischio distruzione dell'intero comparto italiano in un quadro che non prevede nemmeno la cassa integrazione per i marittimi».
ONORATO: «NON LICENZIERÒ». «In una situazione di questo genere che cosa dovrei fare?», prosegue Onorato.
«Ho 70 navi e 4 mila dipendenti, tutti italiani. Io non voglio licenziarli e non lo farò», spiega. 
«La confederazione si trincera dietro la scusa dell'ottemperanza degli obblighi europei, ma non è questo il problema», precisa il patron di Moby Lines.
«Comunque quella che conduco non è una battaglia personale tra me e il presidente di Confitarma Manuel Grimaldi, armatore della compagnia omonima, ma tra me e la presidenza. Se il progetto andrà in porto ci saranno disoccupati in nome di una speculazione aziendale. Per me è una lotta ideologica».
Onorato tiene comunque a precisare che sulle flotte Grimaldi solo il 40% dei marinai è italiano.
Sulle navi della compagnia che battono bandiere straniere invece la quota cala al 10%.
GARANTIRE STIPENDI UGUALI. Una possibile soluzione? «Garantire agli extracomunitari lo stesso livello di stipendi dei comunitari», conclude Onorato, «in questo modo non ci sarebbe il rischio di concorrenza sleale e sono convinto anche che l'eccellenza italiana prevarrebbe».


Twitter @PierLuigiCara

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