Pomigliano d’Arco: Fiom e Curia alleate contro Fca

Sindacato e chiesa contro la decisione dell'azienda di far lavorare nel giorno di San Felice, patrono della città.

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12 Gennaio 2016

Tute blu e vesti talari nere. Nell’alleanza più sui generis che la storia delle relazioni industriali ricordi.
Dopo aver protestato contro la “pretesa” dell’Electrolux di far lavorare i suoi dipendenti anche a Ferragosto, adesso la Fiom di Maurizio Landini si è alleata con il combattivo don Peppino Gambardella per lavare l’oltraggio più grande che si possa fare a Pomigliano d’Arco: tenere aperto lo stabilimento “Gian Battista Vico” il 14 gennaio. Quel giorno, infatti, cade san Felice, patrono della cittadina del Napoletano che ospita lo stabilimento di FiatChrysler.
IL FUTURO DEL SITO È INCERTO. Per la cronaca, il futuro del sito è incerto: la Panda, modello più venduto di Fca con un +21% di produzione soltanto nel 2015, nel 2018 ritornerà a essere assemblata in Polonia. E i sindacati premono perché oltre alle nuove Alfa (un mini Suv e la Giulia) qui si realizzi anche l’erede della Punto. Sempre i confederali (Fiom compresa) trattano perché l’azienda assorba per i picchi di lavorazione legati alla stessa utilitaria i duemila dipendenti sotto contratto di solidarietà. Proprio la sigla di Landini chiede di spalmare il lavoro su tre turni per assorbire gli esuberi.
Adesso, però, si litiga anche su san Felice. L’azienda, in accordo con Fim, Uilm, Fismic e Ugl (i sindacati firmatari del contratto), ha deciso di lavorare quel giorno, per poi recuperare il riposo il prossimo 3 giugno.
Ma anche questo è stato un accordo separato. E come tale ha visto dissociarsi la Fiom con un duro comunicato per denunciare l’intesa. Poi è scesa in campo la Curia di Nola. Da qui il vescovo Beniamino Depalma ha chiamato in causa direttamente Sergio Marchionne, ricordandogli che «l’uomo non è solo produzione o strumento del semplice profitto».
L'INUTILE MEDIAZIONE DEL SINDACO. Ha provato a mediare il sindaco, Lello Russo. Ma quando ha proposto di posticipare i festeggiamenti per il Santo a domenica 17 gennaio, il primo cittadino è stato ripreso dal parroco quanto dai suoi concittadini. Anche un suo assessore, su Facebook, ne ha preso le distanze, allineandosi alle posizioni del vescovo.
Ma più lo scontro defluisce dai vertici delle due “chiese” alla base della piramide, più le cose degenerano.
Un gruppo di dipendenti Fiat iscritti alla Fiom minaccia (nonostante la contrarietà del loro sindacato) di sfilare il 14 davanti allo stabilimento «per tutelare la fede oltre ai profitti», brandendo la statua di san Felice. La stessa presente nella chiesa del paese, dove «gli operai hanno pregato per il lavoro», ha ricordato don Peppino.
Il parroco, come del resto la Curia, è contrario a questa eclatante protesta. Ma fa sue le loro ragioni. Tanto da convocare una conferenza stampa con alcuni militanti Fiom. «Non si badi solo al profitto», ha detto ai giornalisti, «ma si guardi l'uomo nella sua interezza, pensando anche al suo aspetto spirituale. Noi non siamo contro il lavoro. Anzi». 

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