Economia
torino-lione
Tav, quanto mi costi
Un esborso da 20 miliardi di euro per una domanda troppo bassa.
di Ulisse Spinnato Vega
Può rappresentare un salto di qualità per l’economia del Nord-Ovest e di tutto il Paese. Non è vero: al massimo farà viaggiare velocemente qualche mozzarella in più. La recrudescenza delle tensioni sui cantieri Tav riapre un’antica diatriba tra fautori e detrattori della Torino-Lione. Visioni opposte che si nutrono di numeri e previsioni contrastanti sui ritorni dell’investimento, sugli eventuali benefici e sulle possibili ripercussioni negative per il sistema Italia.
Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, ha dichiarato che la mancata realizzazione dell’opera significherebbe due punti in meno di Pil per il Piemonte. Ma in molti non la pensano così e tra i critici non ci sono soltanto scalmanati no-global che in Val di Susa si chiamano no-Tav e vanno a sbattere contro gli scudi dei poliziotti in tenuta antisommossa. Ci sono anche tranquilli economisti, architetti, progettisti, ingegneri.
UNA TAV DA 20 MILIARDI DI EURO. Intanto, si fa osservare che il collegamento di valico costerà, se va bene, 7-8 miliardi di euro. Tuttavia, ci vorranno almeno 13 miliardi soltanto per la parte italiana e l’onere finanziario complessivo dovrebbe dunque superare abbondantemente i 20.
Se si considera che dall'Europa arriverà in questa fase poco più di un miliardo, si capisce perché già un anno fa il ministro del Tesoro, Giulio Tremonti, avesse preso carta e penna per esprimere formalmente l’esigenza di andarci con parsimonia.
Il titolare del Tesoro, infatti, aveva scritto una lettera alla commissione intergovernativa italo-francese chiedendo un abbattimento dei costi dell’opera come condizione essenziale per sbloccare il sostegno di Via XX Settembre.
LA SOLUZIONE LOW COST DI TREMONTI. E lo stesso ministro dell'Economia, Giulio Tremonti, è stato fautore della soluzione del «fasaggio» che riscuote sempre maggiori apprezzamenti in Val di Susa: in pratica, la realizzazione della Torino-Lione verrebbe riscadenzata su tempi più graduali, si ridurrebbero nel primo periodo gli scavi e si osserverebbero conseguenze e risultati dei lavori sul segmento iniziale prima di passare al secondo step realizzativo.
Una Tav low cost, insomma, dall’impatto soft e dagli oneri ridotti. Il progetto è stato rilanciato dall’Osservatorio tecnico presieduto dall’architetto Mario Virano e consentirebbe al governo di risparmiare 4 miliardi da qui al 2035, mica briciole.
Una domanda al di sotto dell'offerta
Al di là degli esborsi, però, c’è da chiedersi se questa connessione ad Alta velocità tra Torino e la Francia serva davvero. Spostando di poco lo sguardo, gli esperti di Economia dei trasporti fanno notare come la tratta ad alta velocità Torino-Milano sia poco utilizzata e la domanda rimanga ben al di sotto di un’offerta che ha costi altissimi.
Peraltro, il tracciato autostradale tra la città della Mole e la Francia fa registrare flussi modesti e la linea ferroviaria può già portare il triplo delle merci rispetto ai volumi attuali, mentre sui passeggeri si parla di una quindicina di treni al giorno a confronto di una potenzialità che raggiunge i 280-300 convogli.
DALLA GOMMA ALLA ROTAIA. In tutta Italia, nei prossimi anni, non si prevede un grosso spostamento del traffico merci dalla gomma alla rotaia (che adesso supera di poco il 10%) e comunque un rapporto della francese Direction des Ponts et Chaussées, preparato per l’Assemblea nazionale, già nel 2003 faceva notare che sul fronte del trasporto merci l’avvento della Torino-Lione darà esiti pressoché nulli.
Più in generale, gli esperti sottolineano il valore di piccole opere diffuse sul territorio rispetto a pochi faraonici interventi qui e lì nella Penisola. Ed evidenziano come la prima delle criticità italiane non sia rappresentata dai collegamenti tra centri urbani, bensì dall’accessibilità alle metropoli e dalla dotazione infrastrutturale intorno alle grandi città.
D’altronde, era stato lo stesso governo italiano a esprimersi poco tempo fa con scetticismo sul passaggio modale del trasporto merci dalla gomma alla rotaia. Il 9 marzo scorso, infatti, il ministro delle Infrastrutture, Altero Matteoli, si presentò in audizione alla Commissione lavori pubblici del Senato e disse: «Non me la sento di prendere un impegno forte sulla funzionalità delle ferrovie nel trasporto merci», piuttosto «credo molto nelle autostrade del mare e non averle incentivate in questi anni è stato sbagliato». Peccato che né Torino né Lione siano due amene località balneari.
Lunedì, 27 Giugno 2011
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una domanda semplice: quante merci ci trasportiamo con 20 miliardi alle attuali condizioni e tenuto conto che il collegamento non sarà pronto prima del 2021?
SEMPRE INDECISI A TUTTO
In proposito si possono ancora leggere pareri, argomenti, dati difformi e contrapposti. La questione però è: su un progetto che fa parte di un più largo e impegnativo progetto europeo, di cui si è ampiamente discusso e su cui si è deciso - ai vari livelli istituzionali - assieme ad altri, che facciamo, ci lasciamo assalire da dubbi e ripensamenti solo ora? Ci si rimangia tutto e buona notte? Davvero pensiamo di poterci comportare così e pretendere di poter mantenere (meglio, ristabilire) a livello internazionale la reputazione di un partner affidabile o anche, più semplicemente, serio? Decisioni e impegni non possono essere rimessi eternamente in discussione.
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