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Economia 

ECONOMIA

Casa Bianca, caccia all'accordo sul deficit

Incontri non stop tra Obama e i membri del Congresso.

Uno spettro chiamato default si aggira per gli Stati Uniti. Barack Obama sente il tempo stringere per questo il 23 luglio ha ammesso chiaramente che devono esserci «risposte prima dell'apertura di Wall Street di lunedì». Il presidente Usa ha riconosciuto che l'impasse sulle negoziazioni per la riduzione del deficit potrebbe innervosire pericolosamente i mercati mondiali, già provati da una settimana di voltilità causata dalla crisi greca.
Così ripartono le negoziazioni sul debito a stelle e strisce dopo la brusca rottura del 22 luglio alla ricerca di un accordo in extremis per evitare il default e rassicurare i mercati. E Obama ha chiesto di finirla con i «giochi politici irresponsabili». Gli incontri non si sono fermati neppure domenica 24 luglio. 
LA PROPOSTA DI REID. Tanto che un nuovo piano per la riduzione del deficit e del debito potrebbe essere avanzato nelle prossime ore. Il leader dei democratici in Senato, Harry Reid, ha messo a punto una sua proposta che prevede tagli per 2.400 miliardi di dollari in dieci anni e un aumento del tetto del debito della stessa entità.
Lo riporta l'agenzia Bloomberg citando un rappresentante del Senato, secondo il quale Reid non avrebbe ancora proposto il piano ne' alla Casa Bianca ne' al leader dei repubblicani in Senato, Mitch McConnell. Reid intende valutare prima le reazioni dei democratici del Senato che potrebbe chiamare uno a uno nelle prossime ore.
GEITHNER: OBAMA VUOLE UN ACCORDO. Del resto Tim Geithner poche ore prima aveva sollecitato: «Quello che è più importante fare è rimuovere la minaccia che gli Stati Uniti possano fare default nei prossimi 18 mesi. I leader sono coscienti che ci deve essere un accordo su qualcosa che la Camera possa passare, il Senato possa passare e il presidente possa accettare». Geithner  ritiene che il piano avanzato dallo speaker della camera, John Boehner, di aumentare il tetto del debito fino alla fine del 2011 e aumentarlo ancora più avanti non abbia i voti per passare in Congresso e non è accettabile per la Casa Bianca. «Quello che non si può fare, perché sarebbe irresponsabile, è lasciare la minaccia di un default sull'economia americana per un lungo periodo», ha spiegato il segretario del Tesoro.
COLLOQUI NON STOP ALLA CASA BIANCA. Così i leader del Congresso sono tornati alla Casa Bianca per trattare con il presidente si sono impegnati, lo ha rivelato il numero uno della minoranza in Senato, Mitch McConnell, a lavorare a un piano che eviti il crac e riduca le spese.
I leader del Congresso si sono confrontati per un'ora con Obama. «Cerchiamo un piano bipartisan per tagliare le spese», ha detto il portavoce della Camera, John Boehner. Obama vuole una soluzione di lungo termine sul debito per tutelare l'economia americana, anche perché è convinto che una soluzione a breve potrebbe tradursi in un downgrade, un taglio del rating da parte delle agenzie.
PIAZZE FINANZIARIE VOLATILI. Anche se tra gli operatori di Borsa all'ipotesi default credono davvero in pochi, la scadenza del 2 agosto sta facendo spostare l'attenzione dalla vecchia Europa a Washington. «La crisi greca per ora sembra archiviata con l'ultimo accordo europeo», ha detto un operatore di Piazza Affari, «ma già l'ultima seduta di settimana delle Borse non è andata tanto bene, appesantita non solo dal giudizio di Fitch sull'intesa Ue, ma soprattutto dal ritorno della speculazione sui titoli di Stato» con un leggero rialzo degli spread tra quelli italiani e spagnoli rispetto ai Bund tedeschi.

Occhi puntati sul dollaro

Al temutissimo aumento dello spread si aggiunge un'ipotesi importante, che ormai viene trattata come una certezza tra chi lavora sulle Borse europee: gli sbalzi di Piazza Affari della scorsa settimana sarebbero stati causati dai potenti hedge fund con base negli Stati Uniti e uffici a Londra hanno attaccato al ribasso non più i 'credit default swap' sui titoli di Stato tricolori, ma direttamente Btp, Bot e cugini. «Ma ora tutti guardiamo agli sviluppi in Usa», ha aggiunto l'operatore del listino milanese, «anche se Wall Street in questo momento ci sembra strutturalmente più interessante rispetto all'Europa».
WALL STREET PIU' VIVACE DELLE BORSE EUROPEE. Non è un caso che sia le Borse del Vecchio continente sia quella statunitense abbiano toccato il minimo dell'anno insieme, cioé a metà marzo, ma che poi la ripresa del mercato Usa sia iniziata prima, cioè a metà giugno, mentre l'Europa è ripartita una decina di giorni dopo.
La ripresa delle Borsa americana inoltre, è stata più consistente e ha segnato un +7% dai minimi di marzo per lo S&P 500 (l'indice dei principali titoli quotati a Wall Street), contro al +3,8% dell'indice europeo Dj Stoxx 600.
IL RISCHIO DEBITO USA. Ma la tendenza si invertirebbe all'istante se a Washington non si dovesse trovare un accordo sull'innalzamento del livello del debito e le previsioni dei broker per le prossime settimane va favore dell'euro. Gli operatori pensano infatti che per il Vecchio continente il peggio sia passato, il biglietto verde potrebbe cadere sotto il peso delle tensioni politiche 'interne'.

Domenica, 24 Luglio 2011


Commenti (1)

ugnedileo 24/lug/2011 | 06:26

Esecutivo e Legislativo americano cincischiano
La Cina intanto li aspetta e nel frattempo prepara il conto.

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