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Economia 

REAZIONI

Manovra, Bersani: «È il Governo del caos»

Antonio Di Pietro: «Esecutivo imbambolato e rincretinito».

Alla luce del dietrofront del Governo sulle pensioni, il leader del Pd Pier Luigi Bersani ha chiesto al Parlamento di prendere in mano la situazione e è ritornato a invocare le dimissioni dell'esecutivo. «Da molto tempo diciamo che maggioranza e Governo non sono in grado di portarci fuori dai pericoli, ma solo di aggravarli», ha detto Bersani, «Una conferma inequivocabile viene dal caos di questi giorni, che espone il nostro Paese a rischi davvero seri. A questo punto, il Parlamento prenda in mano la situazione con un'assunzione di responsabilità alla quale, pur dall'opposizione, ci rendiamo disponibili con le nostre proposte. Poi, il governo prenda finalmente atto della sua condizione e passi la mano».

Di Pietro: «Questa manovra è da buttare a mare»

«Un governo che non è in grado di fare una manovra economica deve andare a casa. L'enorme quantità di emendamenti presentati da parte della maggioranza e dell'opposizione fa comprendere che alla bontà di questa manovra non crede nessuno. È da buttare a mare».
È quanto ha affermato il presidente dell'Italia dei valori (Idv), Antonio Di Pietro, che ha proseguito: «Mi auguro che il Parlamento non approvi le modifiche apportate al sistema pensionistico perché sono incostituzionali. I cittadini che hanno pagato i contributi per riscattare gli anni dell'università, se li ritroverebbero decurtati. Siamo davanti alla violazione del patto fra Stato e cittadini».
«LA MAGGIORANZA SI SMENTISCE DA SOLA». Nel corso della giornata del 31 agosto il leader Idv ha rincarato la dose: «Ci troviamo di fronte», ha detto, «a un governo totalmente imbambolato, rincretinito, nel pallone, smentito dalla sua stessa maggioranza che ha presentato 600 emendamenti e che ancora non riesce a presentare una manovra che sia credibile».
«Abbiamo un governo incapace di intendere e di volere. L'unica soluzione è mandarlo a casa. Questo Parlamento non ci riesce, i cittadini sono pregati di farlo al più presto», ha aggiunto Di Pietro.
«ALLA MANOVRA MANCANO I REQUISITI FORMALI». «Arcore ha sostituito il Consiglio dei ministri?», si è poi domandato Di Pietro, secondo il quale alla manovra che il governo si appresta a presentare al Senato mancano «i requisiti formali e di luogo».
L'ex magistrato ha proseguito: «Come fa il governo a presentare una manovra senza passare per il Consiglio dei ministri? E com'è possibile che il primo settembre il governo si riunisca ma non discuta della manovra? Lo ha fatto ad Arcore, ma allora mancano i requisiti di luogo e quelli formali. E soprattutto manca un verbale».
«ANNI DI LEGGI AD PERSONAM E AD AZIENDAM». Quanto al reperimento delle risorse, il leader Idv ha sottolineato: «Sono 15 anni che la maggioranza dice che vuole inasprire la lotta all'evasione fiscale e ridurre le tasse. Ma l'unica cosa che sa fare questa maggioranza e soprattutto il capo del governo, è inasprire l'evasione fiscale: se qualche cosa Berlusconi sta facendo nei confronti del fisco è trovare strumenti per permettere a sé stesso e ai suoi amici di non pagare le tasse, come ha dimostrato in questi anni in cui ha prodotto solo leggi ad personam e ad aziendam».

D'Alema: «Un premier screditato che mortifica il Parlamento»

«Il premier è totalmente screditato e il decreto irricevibile. L'hanno riscritto in una casa privata mortificando il Parlamento». Lo ha  affermato Massimo D'Alema, attuale presidente del Copasir (il comitato di controllo sui servizi), intervistato da Il messagero a proposito della manovra.
«È assolutamente indecente il metodo», ha osserva l'esponente del Partito democratico (Pd), un modo di governare «contrario alla lettera e allo spirito della Costituzione» perché «in un Paese civile le decisioni si prendono nelle sedi istituzionali, non a casa di Berlusconi». E poi ha aggiunto, con probabile riferimento al ragazzo prodigio (ma non troppo) del centrosinistra, il fiorentino Renzi: «IL CAV FACCIA UNA COSA SERIA: SI DIMETTA». «L'opposizione non va a casa del premier salvo rare eccezioni».
Secondo D'Alema hanno inserito «misure confuse» per togliere il contributo di solidarietà, ossia «l'unica tassa che avrebbe dovuto pagare di tasca sua Berlusconi». E «non c'è nulla per il sostegno della crescita».
«Non possiamo prendere in considerazione più nulla che venga detto da Silvio Berlusconi», e «l'unica cosa seria che il premier dovrebbe fare è dimettersi», ha concluso l'ex presidente del Consiglio.

Errani: «Il governo deve riflettere seriamente»

Di fronte alla riscrittura della manovra finanziaria «la prima grande preoccupazione è relativa al fatto, molto evidente, che ci troviamo in una situazione molto critica e confusa».
È quanto ha affermato il presidente della Regione Emilia Romagna e della Conferenza Stato-regioni, Vasco Errani, che ha poi obiettato: «Non si comprende quale sia la copertura della manovra», ha osservato Errani, secondo il quale le anticipazioni diffuse fanno sembrare il provvedimento «del tutto insufficiente dal punto di vista degli enti locali», per i quali i tagli «superano abbondantemente il 60%».
Pertanto, a giudizio del presidente dell'Emilia Romagna, «occorre un cambiamento di queste scelte. Senza parlare, poi, del problema delle pensioni, del pubblico impiego, della cooperazione: credo che il governo dovrebbe fare una riflessione seria, aprire un confronto vero con gli enti locali e cercare una via nuova rispetto alle necessità che ci sono in questo Paese».

Finocchiaro (Pd): «La farsa di un esecutivo incapace»

«Quello che sta avvenendo sulla manovra sfiora la farsa ma rimane comunque scandaloso. C'è da gioire per la cancellazione di una norma ingiusta e incostituzionale come quella sulle pensioni ma ora ci troviamo di fronte a una manovra che non esiste». Lo afferma Anna Finocchiaro, presidente del gruppo del Pd al Senato.
«DI BUCO IN BUCO I CONTI NON TORNANO». «Sembrava che il vertice di Arcore, atteso come l'oracolo di Delfi, dovesse sciogliere tutti i nodi nella maggioranza, poi la Lega si è resa conto della stupidaggine fatta. Ma ora di che cosa discutiamo in Senato? Come si fa ora, di buco in buco, a far quadrare i conti? Quale altra sorpresa attende gli italiani? Per le 18 del 31 agosto era stabilito il termine per la presentazione dei testi di maggioranza e governo. Se per quell'ora non arrivanno gli emendamenti annunciati, il Pd non intende più discutere della manovra in commissione».
«HANNO UN PATTO CON GLI EVASORI». Per Finocchiaro «siamo di fronte a un esecutivo incapace. Dove sono finiti gli aedi degli accordi di Arcore? Ieri dal segretario del Pdl Alfano e dal premier sono venuti appelli alla responsabilità dell'opposizione, ma c'è' un limite alla decenza. Visto che resistono norme come quella sul Tfr e la tredicesima, chiedo di sapere quando hanno intenzione di rompere il patto che hanno evidentemente stretto con evasori e privilegiati».

L'Udc Cesa: «Maggioranza in stato confusionale»

«Berlusconi ha poco da brindare davanti a una manovra come questa, che è ancora senza numeri e introduce inaccettabili discriminazioni tra i cittadini, come quella clamorosa sulle pensioni. La realtà è che questa maggioranza è in stato confusionale e si prepara all'ennesimo cambio di rotta». È quanto ha affermato il segretario dell'Unione di centro o Udc, Lorenzo Cesa, in una nota.
BOCCHINO: «RETROMARCIA SULLE PENSIONI? CHE FIGURACCIA». «L'inevitabile retromarcia sulle pensioni è l'ennesima brutta figura di una maggioranza ormai allo sbando, con la conseguenza che il buco passa da 5 a 7 miliardi, obbligando il governo o all'aumento dell'Iva o a un'ulteriore manovra entro la fine dell'anno». Lo ha dichiarato in una nota il vicepresidente di Futuro e libertà (Fli), Italo Bocchino.
«Si conferma quindi», ha sottolineato Bocchino, «il nostro giudizio negativo su un impianto che non offre alcuna garanzia sui saldi e che non coinvolge l'opposizione, in particolare chi, come Fli e il Terzo Polo, ha avanzato proposte ragionevoli e condivisibili».

Mercoledì, 31 Agosto 2011


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Silvio Berlusconi, Giulio Tremonti, Umberto Bossi.

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Commenti (1)

Ordenio 31/ago/2011 | 13:14

Ripeto: UNA STORIA ITALIANA (2)

Berlusconi, tutti i lunedì, giorno dei barbieri per antonomasia,
riceve ad Arcore Umberto Bossi e soci, per uno scambio di pareri.
Si fa per dire: per l’occasione le buone idee sono prossime agli zeri.
Quest’ultimo lunedì di agosto hanno parlato di manovre economiche:
purtroppo, a parer di tutti, hanno prodotto un insieme di azioni comiche.
Propongo un rimedio: visto che in Italia non è permessa l’eutanasia,
si equiparino tutti i membri del governo ad aiutanti o maestri barbieri:
quindi, il lunedì, sarà la loro festa e, per noi, un giorno con meno guai.

Da: "Epigrammi corsari"

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