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Economia 

GERMANIA

Angela, destino in bilico

Merkel in crisi per il voto del 29: la maggioranza rischia di non farcela.

di Pierluigi Mennitti

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da Berlino

Tutte le strade dell'euro portano a Berlino. E, almeno in questo periodo, il detto romano sembra applicarsi alla perfezione alla vita politica ed economica della capitale tedesca. Il 27 settembre è stato un giorno particolare, con molti avvenimenti che si sono succeduti nell'arco di 24 ore, quasi a simboleggiare un palcoscenico dei destini continentali.
Nella mattinata, gli interventi a seguire del premier greco George Papandreou e della cancelliera Angela Merkel di fronte alla nervosa platea degli industriali tedeschi. Poi le dichiarazioni del ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, che dopo le parole di sprono a Italia e Spagna è stato costretto ancora una volta - ma pare ce ne fosse bisogno - a smentire l'ipotesi di un rafforzamento finanziario del pacchetto salva Stati Efsf. Spazzate così in un sol colpo le minacce del giorno prima dell'agenzia Standard & Poor's al rating tedesco (ma anche francese) e le speranze di quanti sognavano che la Germania potesse mettere ancora mano al portafoglio per ampliare l'ombrello sui Paesi debitori.
IN PRIMO PIANO IL VOTO DEL BUNDESTAG. Restano in piedi le misure per rendere più efficienti i dispositivi già esistenti: se ne parla al riparo da orecchie indiscrete e nessuno sa ancora di quali misure si tratti. Ma in primo piano resta il voto del Bundestag al pacchetto già deciso a luglio dai leader europei.
Il 29 settembre è quasi arrivato e si ricordano sulla punta delle dita le occasioni in cui un pronunciamento del parlamento tedesco è stato tanto atteso in tutta Europa. Appassiona quella che lo Spiegel ha chiamato «la prova di forza della cancelliera», lo sforzo di una leader in difficoltà nel tentativo di compattare attorno al governo tutti i deputati della maggioranza, a cominciare da quelli del proprio partito.

Angela Merkel e l'incapacità del governo di rimanere compatto

Così, il gruppo parlamentare Cdu-Csu è stato chiamato a un voto di prova, una sorta di simulazione della vigilia per testare la tenuta degli onorevoli. «Un risultato che ha evidenziato come la cancelliera non abbia compiuto molti progressi nella sua opera di convincimento», ha scritto la Frankfurter Allgemeine Zeitung, «giacché anche questa volta 11 parlamentari hanno votato contro il pacchetto, due si sono astenuti e uno, Wolfgang Bosbach, capofila dei critici, non ha partecipato al test. In tutto 12 voti contrari, esattamente lo stesso numero venuto fuori all'inizio di settembre quando si votò per la presentazione del progetto di legge al Bundestag. In entrambi i casi, tuttavia, non erano presenti al voto tutti i 237 parlamentari del partito della cancelliera». La suspance, dunque, resta.
IL RISCHIO DEFEZIONI. I conti sono presto fatti: su 620 deputati che costituiscono l'assemblea del Bundestag, i partiti di governo (Cdu-Csu e Fdp) possono contare su 330 seggi. La maggioranza richiesta è di 311 voti. La coalizione può dunque consentirsi la defezione di 19 parlamentari. Per ora se ne contano 14: 12 nelle file della Cdu, due in quelle dell'Fdp. Ci sono coloro che si sono astenuti nelle due occasioni in cui i gruppi si sono già misurati e quelli che non erano presenti ai voti. La situazione resta dunque tesa, anche perché l'Fdp, confidando sulla tenuta dei propri membri, non ha ritenuto di fare la stessa simulazione della Cdu.
C'è chi mormora dietro le quinte che il voto dei liberali sia fuori discussione, per una regola che vale in tutti i parlamenti del mondo: date le condizioni elettorali attuali, nessuno nell'Fdp ha alcuna intenzione di rischiare una crisi a breve e un ritorno alle urne. Il problema dunque resta nella Cdu, nel cuore del partito di Angela Merkel.
L'EUROPA PUÒ STARE TRANQUILLA. Una considerazione va fatta ancora una volta: il via libera al pacchetto non è in discussione, giacché l'opposizione ha assicurato il suo voto favorevole. L'Europa dunque può stare tranquilla. La questione riguarda il governo, la sua capacità di rimanere compatto di fronte a una prova decisiva per le sorti della moneta unica e di poter guidare il Paese anche nei prossimi mesi, che non si annunciano per nulla facili.
È dunque il destino di Angela Merkel come capo della coalizione liberal-conservatrice, che si consumerà il 29 settembre, sebbene la cancelliera abbia depotenziato il senso del voto rinunciando a porre la fiducia. Gli esponenti di spicco dei partiti sono consapevoli della posta in gioco: «Sono convinto che la maggioranza ci sarà», ha detto il presidente Cdu del Land dell'Assia, Volker Bouffier, «ma se dovesse mancare non credo che si discuterà del destino di Angela Merkel. È semmai il governo che ne uscirà fortemente indebolito». Ma alle opposizioni il collegamento appare molto più evidente.

Mercoledì, 28 Settembre 2011


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