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Economia 

LA CLASSIFICA

L'impresa sceglie Londra

La graduatoria di Cushman&Wakefield boccia l'Italia come Paese per impiantare un business.

di Pierluigi Mennitti

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da Berlino

In Europa non c'è posto migliore di Londra per far mettere radici a un'attività imprenditoriale. Da evitare, invece, Roma e Atene, che risentono evidentemente della crisi finanziaria che sta investendo Italia e Grecia.
Questo è quel che pensano 500 manager di grandi imprese internazionali, interpellati dagli esperti del gigante del settore immobiliare Cushman&Wakefield, che hanno stilato la consueta classifica annuale delle 36 principali città europee, valutandole secondo i criteri puramente imprenditoriali.
«L'inchiesta è stata condotta nei mesi di giugno e luglio», ha riportato la Welt, «e ai capitani d'industria di stanza nelle sedi centrali o in quelle periferiche delle loro aziende è stato chiesto di analizzare 36 città europee secondo fattori come l'accesso ai mercati, i collegamenti infrastrutturali, le telecomunicazioni, i costi degli uffici e la qualità della forza lavoro».
LE CONFERME E LE PROSPETTIVE FUTURE. La graduatoria fornisce uno spaccato interessante dei mutamenti economici del nostro Continente e anche delle sue prospettive future, dal momento che lo sguardo è affidato ai protagonisti dell'iniziativa imprenditoriale. Nulla di nuovo per quanto riguarda il podio. Nessuna città è riuscita a scalfire i primi tre posti che, come lo scorso anno, sono stabilmente occupati da Londra, Parigi e Francoforte. Ma dietro di loro, i movimenti osservati hanno regalato conferme e sorprese.

Roma perde sette posizioni e scende al penultimo posto

Amare sono quelle che riguardano l'Italia, presente in classifica con due sole città. «Roma ha fatto registrare per il secondo anno consecutivo la performance peggiore fra tutte le località prese in considerazione», ha osservato il quotidiano tedesco, «perdendo ben 7 posizioni, e piazzandosi al penultimo posto seguita solo da Atene». L'anno precedente, la città eterna era scivolata di 6 posti: in due anni un crollo netto di 13 posizioni, dalla 22esima alla 35esima, una perdita di competitività rispetto al resto dell'Europa che descrive forse meglio di ogni altra considerazione la situazione difficile che attraversa il nostro Paese. Anche perché Milano non ha compensato. La capitale economica ha mantenuto una posizione più che dignitosa, ma è retrocessa anch'essa di un posto, dall'11° al 12°, proseguendo la lenta discesa iniziata nel 2009 e allontanandosi dalla top-10.
LA SPAGNA RIESCE A TENERE. Pe rimanere ai Paesi che vivono con maggior drammaticità la crisi economica, va registrata la sostanziale tenuta della Spagna, che ha piazzato le sue due principali città all'interno delle migliori 10, con un calo di Barcellona dal 5° al 6° posto e un'ascesa di Madrid dall'8° al 7°, e di Portogallo e Irlanda, le cui capitali hanno tenuto le posizioni di un anno fa: rispettivamente Lisbona 17esima e Dublino 20esima.
In generale, le città dell'Europa centro-settentrionale hanno ricevuto le valutazioni migliori, a testimonianza che risiede qui il cuore imprenditoriale dell'Europa di inizio secolo. Nei primi 10 posti, Amsterdam (4°) è cresciuta ai danni di Bruxelles (8°), Zurigo si piazza al 10° e ovviamente c'è tanta Germania. Detto del terzo posto conquistato da Francoforte, spiccano Berlino al 5° e Monaco al 9°.
BERLINO SUPERA MONACO. «Ancora una volta la capitale riunificata fa registrare una valutazione migliore rispetto alla più efficiente città bavarese», ha osservato Martin Brüh, managing partner della C&W in Germania, «ma Berlino sta dimostrando in questi anni una forza d'attrazione globale soprattutto nelle valutazioni degli operatori economici internazionali. Stimola con la sua immensa offerta culturale, con il suo spirito di cambiamento e con il suo senso per il nuovo».
Le sue tre università promettono forza lavoro qualificata, l'azione di calamita verso i giovani ne fa un luogo dal sicuro futuro e, nonostante l'aumento degli affitti negli ultimi tempi, resta una metropoli dove avviare un'impresa o un ufficio non costa una fortuna. «Con questa miscela, Berlino si avvia a diventare nei prossimi anni uno dei luoghi preferiti d'Europa dagli imprenditori», ha concluso Brüh, smentendo il quadro meno ottimistico condiviso da altri operatori economici. La Germania comunque ha piazzato altre due città nei primi 15 posti, confermandosi come la nazione che offre nel complesso le opportunità migliori alle aziende internazionali: Düsseldorf al 14° e Amburgo al 15°.
IL BALZO IN AVANTI DI BUCAREST. Berlino, considerata la capitale della nuova Europa allargata, si è trascinata la crescita delle città dell'Est. Varsavia è salita dal 24° al 21° posto, Budapest dal 30° al 29°, ma la performance migliore è toccata sorprendentemente alla capitale della Romania, Bucarest, balzata dal 35° al 27°. Stabile Bratislava al 32°, in flessione solo Praga che perde 4 posizioni e si piazza al 25°. Le ultime due notazioni spettano a due località poste agli antipodi del Continente: Helsinki ha guadagnato 5 posti, passando dal 31° al 26° e Istanbul ha confermato la crescita della Turchia, passando dal 26° al 22°.

Giovedì, 13 Ottobre 2011


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