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Economia 

PRESIDENZIALI

Bulgaria, urne di crisi

Sofia al voto tra disoccupazione e xenofobia.

di Pierluigi Mennitti

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Il ventaglio dei candidati alle elezioni presidenziali bulgare di domenica 23 ottobre sembra preso dal casting di un reality-show. Ci sono un musicista rock e un investigatore privato, un ex consigliere dell'agenzia statale per la sicurezza nazionale sospettato di essere un boss della mafia e l'ex capo della prima banca privata del Paese, funzione che di questi tempi non gode di grande popolarità.
UNA POLTRONA PER TRE. In 17 si sono presentati ai nastri di partenza, uno solo giungerà all'arrivo, ma la partita vera se la giocano in tre. I nomi sono quelli di Rosen Plevneliev, il favorito, già ministro dei Lavori pubblici e candidato del partito di governo Cittadini per lo sviluppo europeo della Bulgaria (Gerb), Ivaylo Kalfin, socialista, ex ministro degli Esteri e attuale deputato europeo e Meglena Kuneva, indipendente, con un passato nella prima Commissione europea di José Manuel Barroso alla guida della Tutela ai consumatori.

Nessun plebiscito, si guarda già al ballottaggio

I tempi dei plebisciti, cui si deve la famosa locuzione «elezioni bulgare», sono finiti da un pezzo e i sondaggisti concordano sul fatto che sarà necessario il secondo turno di ballottaggio per eleggere il successore del socialista Georgi Parvanov, l'attuale presidente che ha esaurito il suo secondo mandato e dunque ha dovuto lasciare il campo a nuovi aspiranti. Una mezza tragedia per i cittadini bulgari che hanno già bollato quella in corso come la campagna elettorale più noiosa di tutti i tempi. Dovranno sorbirsela per altri 15 giorni, anche se i ballottaggi in Bulgaria hanno spesso riservato qualche sorpresa: resta dunque almeno la speranza di un colpo di scena che vivacizzi i tempi supplementari. Alla vigilia del voto, gli ultimi sondaggi hanno ridotto a un lumicino le speranze dell'outsider Kuneva, che invece era partita con grande slancio, e puntano sicuri sulla sfida Plevneliev-Kalfin.
CANDIDATI DEBOLI. Neppure il fatto che questa volta le presidenziali siano state abbinate alle elezioni amministrative ha vivacizzato la competizione. A poco più di 20 anni dalla caduta del regime comunista, la democrazia non sembra più suscitare particolari emozioni e i suoi rituali appaiono monotoni e scontati.
Colpa anche dello scarso carisma dei candidati alla presidenza della Repubblica, una funzione di per sé non troppo incisiva sull'azione politica del Paese e relegata principalmente a ruoli di rappresentanza. Ma in questa occasione, a parte la presenza colorita di qualche candidato, i personaggi che puntano alla vittoria finale provengono dalle seconde file del mondo politico, hanno un profilo da tecnocrati e non scaldano i cuori degli elettori.

Nazionalismo e xenofobia affliggono il Paese

La competizione poco accesa potrebbe essere valutata anche come un segno di normalità. Due decenni di transizione politica ed economica hanno calmato i bollori dei tempi nuovi e incanalato la vita democratica bulgara nell'alveo di un'abitudinaria anche se noiosa routine quotidiana. Ma i problemi con cui il Paese più povero dell'Unione europea deve confrontarsi sono tutt'altro che ordinari.
TENSIONI SETTARIE. Le ultime settimane sono state segnate dal riacutizzarsi di una difficoltà mai risolta, quella della convivenza con la minoranza di origine rom: in molte città sono scoppiate proteste e tumulti, fino alla sollevazione dell'intero villaggio di Katunitsa, dove abitanti di etnia slava supportati da gruppi estremistici e hooligan del Plovdiv, la squadra di calcio della seconda città della Bulgaria, hanno circondato e incendiato l'abitazione di Kril Rashkov, noto come Zar Kiro, un riccone sospettato di essere un boss criminale rom cui gli abitanti hanno affibbiato  la responsabilità dell'uccisione di un 19enne del luogo morto in un incidente stradale.
XENOFOBIA DI RITORNO. La polizia è dovuta intervenire in forze, ma le manifestazioni di protesta si sono allargate ad altri centri e alla capitale Sofia. Poteva sembrare la scena irreale di un film di Emir Kusturica, è invece la spia di un incendio che sta divampando in tutta l'Europa centrale e che ha il suo epicentro nel triangolo di pianure, vallate e altopiani che si stringe tra il Danubio e i Balcani.
Stando ai sondaggi, Volen Siderov, il candidato del partito nazionalista Ataka che strizza l'occhio agli xenofobi, non se ne starebbe avvantaggiando troppo: cinque anni fa, fu lui a contendere a Parvanov la presidenza al ballottaggio, questa volta appare molto indietro, nonostante il recupero delle ultime settimane.

La crisi economica fa riaffiorare la criminalità

La criminalità organizzata non è un'esclusiva dei rom, ma un cancro nazionale che ha corroso il corpo gracile di un'economia mai davvero liberatasi da commistioni con il potere politico, esposta ai troppi traffici illeciti che hanno attraversato i Balcani, irrigidita negli interessi di pochi a danno dell'intera popolazione.
PIL IN CADUTA LIBERA. I numeri illustrano lo stato dell'arte: dopo la timida ripresa a metà degli Anni 2000, il virus della crisi finanziaria del 2008 ha trovato in Bulgaria l'ambiente favorevole nel quale diffondersi. Nel giro di pochi mesi il Paese ha conosciuto l'effetto a catena della caduta della domanda interna, delle esportazioni, degli investimenti dall'estero e della produzione industriale.
Il Prodotto interno lordo (Pil) è precipitato del 5,5% nel 2009 ed è risalito dello 0,2% nel 2010. Anche per quest'anno le stime restano stagnanti, con la conseguenza che la disoccupazione è tornata a salire: dal 7,6% del 2009 si è passati al 9,5% dell'anno scorso, con una punta del 21,4% per quella giovanile. Più o meno la stessa percentuale (21,8) della popolazione che vive al di sotto della soglia di sussistenza.
IL CANCRO DELLA CORRUZIONE. Con il prosciugamento degli investimenti sani, è riemersa prepotente la fanghiglia dell'illegalità: la presenza di una feroce criminalità organizzata, la corruzione nella pubblica amministrazione e un debole e condizionabile sistema giudiziario restano fattori dominanti del panorama bulgaro, a tre anni dall'ingresso nell'Unione europea.
Soprattutto per questo motivo, Bruxelles continua a tenere il Paese sulla soglia dell'Europa di Schengen, dopo aver bloccato nel 2008 alcune tranche degli aiuti comunitari previsti.

Fuga dei cervelli e mancanza di manodopera qualificata

Disoccupazione e mancanza di prospettive hanno alimentato negli ultimi 20 anni una massiccia fuga di cervelli. Ma, a differenza della Polonia, in Bulgaria non si intravede alcuna inversione di tendenza, tanto che le aziende che operano nel Paese avvertono una drammatica mancanza di manodopera qualificata.
BASSO LIVELLO DI FORMAZIONE. A fronte di quel 21,4% di giovani senza lavoro sembra una beffa, ma oltre all'emigrazione pesa lo stato scadente della formazione scolastica e i gruppi industriali internazionali che operano in Bulgaria sono stati costretti ad aprire centri interni di formazione per ovviare al problema.
Qualche beneficio è giunto per le sventure altrui. La crisi greca ha fatto arrivare uno stretto rivolo di iniziative imprenditoriali a basso valore aggiunto dalla vicina Ellade. Ma anche in questo caso, la carta vincente è il basso costo del lavoro, uno schema tipico degli Anni 90 non più adeguato a una Bulgaria entrata nell'Unione europea.
LA SVOLTA CHE NON ARRIVA. Che le elezioni del 23 ottobre possano rappresentare la svolta attesa, non lo crede quasi nessuno. La percentuale dei votanti aumenterà rispetto a cinque anni fa, ma solo perché si vota anche per i Comuni.
Il quotidiano Trud ha accusato tutti i partiti di aver riempito le liste di candidati che avevano lavorato nei servizi di sicurezza comunisti, mentre l'organizzazione non governativa Transparency International ha denunciato l'utilizzo da parte di partiti e candidati di denaro riciclato per la compravendita dei voti, piaga di ogni campagna elettorale nonostante una legge del 2007 la punisca con il carcere. Si apriranno le urne, si conteranno i voti ma è difficile che qualcosa cambi.

Sabato, 22 Ottobre 2011


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I manifesti elettorali di Rosen Plevneliev.

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