Economia
GERMANIA
Se l'Italia non paga in euro
Per i quotidiani tedeschi l'uscita del Paese dalla moneta unica non sarebbe esclusa.
di Pierluigi Mennitti
da Berlino
Gli spaghetti, immancabili, ci sono sempre. Ma al posto della
P-38 fumante compare una moneta da 1 euro che lentamente scompare
tra i fili della pasta più amata dagli italiani.
L'Handelsblatt non è un magazine e
dunque la foto che ha illustrato un lungo articolo sulla
situazione italiana, non ha lo stesso impatto che ebbe, quasi 35
anni fa, la famosa copertina dello Spiegel che suscitò
polemiche e indignazione nel raffigurare l'Italia di fine
Anni 70 stretta nella spirale del terrorismo.
GLI ECONOMISTI E LA CRISI ITALIANA. Ma la
situazione appare ugualmente drammatica e chissà se al
quotidiano hanno pensato consapevolmente di rifarsi proprio a
quell'immagine, trasfigurando la pistola nel simbolo della
moneta unica. L'articolo è stato costruito attraverso una
serie di opinioni richieste a economisti e operatori tedeschi
sulla crisi che ha investito il nostro Paese, proprio nelle ore
in cui la danza dello spread fra i titoli di Stato italiani e i
Bund tedeschi assumeva il tono di un ballo macabro.
LA PALUDE DEL DEBITO. «Nessuno dei cosiddetti
salvatori dell'euro si era finora immaginato uno scenario
simile», ha esordito l'Handelsblatt: «L'Italia
sprofonda sempre più nella palude dei debiti e siccome i
politici non riescono a rendere credibili ai mercati le finanze
dello Stato, la situzione può sfociare fino al punto che non
può più essere esclusa, come ultima possibilità, l'uscita
del Paese dall'euro».
Italiani impreparati a vedersi fratelli di Atene
Roma come Atene, un paragone a lungo negato dal governo italiano.
Ma se i greci sono ormai da mesi almeno consapevoli di quel che
li aspetta, gli italiani si ritrovano del tutto impreparati. Il
passo tanto temuto, l'uscita dall'euro, è stato
preconizzato da Dominic Konstam, analista della Detusche Bank:
«L'esperto ha motivato la sua opinione non basandosi tanto
sull'incertezza politica che domina il Paese, quanto con il
contesto delle condizioni economiche nell'Eurozona destinate
a peggiorare drammaticamente nelle prossime settimane», ha
scritto il quotidiano economico.
SCHIACCIATI DALLA RECESSIONE. Nel caso assai
probabile di una recessione europea, i Paesi dell'Unione
avranno difficoltà a gestire e superare la crisi debitoria e, di
conseguenza, i problemi dell'Italia non potranno che
aggravarsi. «Agli italiani si porrà dunque una semplice
alternativa», ha proseguito Konstam: «O affrontare le pene di
una dura recessione dalla quale verranno letteralmente
schiacciati per l'impossibilità di risolvere la crisi
finanziaria oppure tornare al passato, a una fase in cui con una
loro moneta nazionale erano nelle condizioni di associare tassi
moderati a una forte crescita economica: questa è la vera sfida
per l'Italia».
Dietro il ragionamento di Konstam si nasconde la preoccupazione
che la terza economia dell'Eurozona possa collassare sotto il
peso dell'alto debito pubblico.
UN NUOVO GOVERNO PER IL PAESE. Ma, ha proseguito
l'inchiesta dell'Handelsblatt, non potrebbe
essere sufficiente che l'Italia risolva la propria crisi in
maniera credibile per i mercati e torni a camminare sulle proprie
gambe con un nuovo governo e un nuovo premier? Non tutti, per
fortuna, condividono lo scenario di un ritorno alla lira:
«Hans-Peter Grüner, ex consigliere della Banca centrale
europea, vede ancora buone possibilità che l'Italia possa
farcela. I politici romani si trovano a decidere il futuro
dell'intera Europa ed è immaginabile che alla fine assumano
impegni di responsabilità. In caso contrario, il Paese deve
essere tutelato attraverso il fondo di salvataggio dell'Efsf
o, in ultima istanza, dalla stessa Bce».
UNO SFORZO CHIESTO A ROMA. Per Grüner, dare
già oggi per fallito il tentativo di Roma è un esecizio privo
di senso perché al Paese sarebbe sufficiente un moderato sforzo
per evitare un ulteriore ampliamento della percentuale di debito
che pesa sul prodotto interno lordo: «Una sua uscita
dall'euro avrebbe ripercussioni catastrofiche anche sugli
altri Paesi, con massicce perdite per le banche del resto
d'Europa e una destabilizzazione del sistema finanziario.
Anche per la Germania sarebbe una pessima opzione».
USCITA DALL'EURO? EXTREMA RATIO. Anche Max
Otte, economista della Scuola superiore di Worms e rinomato
studioso delle crisi, è moderatamente ottimista: «Un'uscita
dell'Italia dall'euro sarebbe solo un'ultima
ratio», ha detto, «anche perché, in quanto membro
fondatore della Comunità europea, rappresenta il nocciolo duro
dell'Europa. Prima di tornare alla lira, è ipotizzabile
anche per Roma un taglio dei debiti statali tra il 20 e il
30%».
UN CONFLITTO FINANZIARIO FRA EUROPA E USA. Otte
è convinto peraltro che sia in atto una sorta di conflitto
finanziario fra Europa e Stati Uniti che ha l'euro nel
mirino: «Siamo in presenza di una guerra economica lanciata dai
Paesi anglosassoni», ha concluso, «condotta attraverso le
agenzie di rating che giudicano la credibilità degli Stati
usando due pesi e due misure.
Gli Stati Uniti non stanno meglio dell'Italia, ma mantengono
il loro rating AAA-. Questa spirale al ribasso potrebbe essere
facilmente risolta attraverso la semplice uscita della Grecia
dall'euro, interrompendo così il ricatto delle continue
svalutazioni delle agenzie».
Giovedì, 10 Novembre 2011

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