WELFARE

Reddito, diritto al minimo

La proposta Fornero costerebbe 8 miliardi.

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03 Dicembre 2011

Reddito minimo garantito. Le tre paroline magiche sono risuonate nella bocca del ministro del Welfare, Elsa Fornero, che ha deciso di dare una speranza agli italiani, ormai consapevoli che il governo più che riempire le loro tasche le svuoterà. Davanti agli entusiasmi, Fornero ha però precisato che la sua è una «preferenza personale che non impegna il programma del governo». Per ora comunque la proposta è stata fatta. E potrebbe essere rivoluzionaria.
UN DIRITTO PER LA COMMISSIONE EUROPEA. Anche solo per il fatto che l'Italia è l'unico Paese insieme con Grecia e Ungheria a non avere questa misura. Nonostante fin dal 1992 la Commissione europea abbia adottato una risoluzione (n. 441) in cui è stato definito il reddito minimo garantito (la disponibilità delle risorse minime necessarie per vivere una vita libera e dignitosa) come un diritto sociale fondamentale. E abbia esortato gli Stati membri a istituire un quadro giuridico che garantisca questo diritto.
Il Parlamento europeo ha più volte sottolineato l'urgenza che tutti gli Stati membri introducano schemi di garanzia del reddito minimo (detto anche reddito di cittadinanza, reddito di esistenza, renta minima, basic income), per coloro che sono a rischio di esclusione sociale: giovani in attesa di prima occupazione, disoccupati e persone in condizione di marginalità, attribuendo a ognuno almeno il 60% del reddito medio riferito a ciascun Paese (oltre a misure aggiuntive come aiuti o tariffazioni agevolate per gas, luce, affitti e trasporti o per spese straordinarie e urgenti).

Dai 613 euro del Belgio ai 1.044 del Lussemburgo

Nei altri Paesi europei è applicata a tutti i disoccupati che hanno compiuto i 16 anni (l’unica eccezione è rappresentata dalla Francia, per la quale l’età minima per il diritto al reddito è 25 anni). Esistono inoltre integrazioni per chi svolge un lavoro il cui salario risulta inferiore ai parametri minimi per la conduzione di un’esistenza al di fuori della povertà, come per esempio i Paesi scandinavi o il Lussemburgo.
Le cifre base variano di Paese in Paese: circa 613 euro in Belgio, 425 in Francia, 645 in Irlanda, fino ai 1.044 del Lussemburgo.
BASIC INCOME NETWORK. In Italia, per ora, non c'è. Ma a studiare, progettare e promuovere interventi indirizzati a sostenere l’introduzione di un reddito garantito sono i sociologi, gli economisti, i filosofi, i giuristi e i ricercatori del Basic income network Italia, che da anni definiscono la misura «imprescindibile per costringere gli Stati e gli organi dell'Unione europea a una gestione della crisi economica internazionale improntata all'equità e alla giustizia sociale».
Tra questi c'è Andrea Fumagalli, docente di Economia politica all'università di Pavia, che raggiunto da Lettera43.it ha definito la proposta della Fornero un «grande passo avanti», rispetto soprattutto al silenzio assordante che in questi anni è risuonato nella stanze del governo.

Il ritardo italiano a causa del boicottaggio dei sindacati

«Finora non se n'è mai parlato perché non c'è mai stata la volontà politica di affrontare il problema», commenta l'economista. Nonostante dal punto di vista economico ci siano stati molti studi che hanno dimostrato la validità della misura, «si preferisce ancora una struttura di ammortizzatori sociali molto differenziata che viene gestita a livello corporativo».
L'OBBLIGO DI INTERMEDIAZIONE POLITICA. Gli ammortizzatori infatti, dai sussidi di disoccupazione, alle liste per ottenere l'indennità di mobilità e fino alle varie forme di cassa integrazione, «richiedono una intermediazione politica, invece il reddito minimo garantito no».
Il timore dei sindacati, degli enti bilaterali e territoriali «di perdere il loro potere di veto nel determinare l'accesso agli ammortizzatori» ha quindi determinato questo ritardo rispetto al resto d'Europa. Anche se negli ultimi tempi una parte del sindacato, come la Flc-Cgil (Federazione lavoratori della conoscenza) o i metalmeccanici della Fiom si sono espressi a favore, resta il fatto che la misura è stata per anni boicottata per interessi di parte, che poco hanno a che vedere con il bene dei lavoratori.

Basterebbero 8 miliardi per attuare la misura

Non si spiega altrimenti il ritardo su una misura che garantirebbe a più persone un reddito minimo. Secondo Fumagalli le attuali forme di sostegno al reddito in caso di perdita involontaria del posto di lavoro riescono infatti «a coprire meno del 25% delle persone che si trovano in questa situazione e quasi tutto il mondo del precariato ne è escluso».
UNA POLITICA DI ASSISTENZA AL REDDITO. Un limite a cui si aggiunge che in Italia manca qualsiasi distinzione tra politiche di previdenza e di assistenza al reddito. «Queste ultime dovrebbero essere invece finanziate con la fiscalità generale dello Stato anziché essere parzialmente coperte con il bilancio dell'Inps», osserva Fumagalli.
Inoltre molti hanno sempre rifiutato l'idea di elargire un reddito minimo garantito per una questione di cassa. Ma in realtà quanto costerebbe una misura di questo genere?
GARANTIRE IL MINIMO DI 600 EURO AL MESE. Nel numero uno della rivista Quaderni di San Precario gli economisti hanno fatto una stima secondo la quale arrivare a garantire a tutti i residenti in Italia un livello di reddito pari alla soglia di povertà relativa (che è di circa 600 euro al mese, con variazioni a secondo della regione), richiederebbe al massimo 25 miliardi di euro.
«La misura però», sottolinea Fumagalli, «sostituirebbe una serie di aiuti frazionati che già lo Stato stanzia per una cifra di circa 15 miliardi». Quindi facendo i conti, il costo netto sarebbe «di 7-8 miliardi di euro, una cifra abbastanza abbordabile».

Come funziona negli altri Paesi

Finora nei Paesi europei la forma di intervento di reddito minimo è di tipo condizionato, «ovvero chi accede a queste misure deve in qualche modo contro ricambiare o attraverso l'obbligo di accettazione di una forma di lavoro, qualunque essa sia, o accettando percorsi di formazione per far sì che la sua condizione precaria raggiunga livelli di stabilità», racconta Fumagalli, «Un modello a cui si ispirerà anche Fornero».
Ma l'economista suggerisce invece un modello incondizionato. Secondo Fumagalli bisogna infatti tener presente «che oggi viviamo in un mondo in cui la distinzione tra tempo di lavoro e tempo di non lavoro è sempre più difficile da definire anche quando si ha un contratto».
LE ATTIVITÀ PRECARIE NON REMUNERATE. Ci sono poi tutta una serie di attività soprattutto precarie, come lo stage, che addirittura non vengono remunerate. «Prestazioni produttive di valore che non sono certificate come attività lavorative e questo è un problema». Ecco perché per Fumagalli le forme di garanzie di reddito dovrebbero essere non condizionate per evitare che non venga riconosciuta quella capacità produttiva eccedente.
In Francia, per esempio, «il reddito minimo garantito viene dato a prescindere dalla condizione professionale, non solo ai disoccupati», spiega, «ma deve essere accompagnata dal salario minimo per evitare l'effetto dumping», spiega Fumagalli.
FISSARE UN MINIMO SALARIALE ORARIO. Un modello, quello francese, che l'Italia potrebbe prendere a esempio, «serve però un intervento legislativo che stabilisca che un'ora di lavoro non può essere pagata meno di un certo tanto». Il rischio è infatti che chi ha un reddito minimo ma non un salario minimo, diventi vittima del datore di lavoro che può abbassare il costo della prestazione richiesta approfittando del fatto che il lavoratore ha già il reddito minimo dato dallo Stato.
In Italia però questa misura non esiste «per l'opposizione dei sindacati che hanno sempre sostenuto che se venisse fissato un salario minimo questo toglierebbe importanza ai contratti collettivi di lavoro», spiega Fumagalli.
Ma questo aveva un senso quando i contratti collettivi coprivano la stragrande maggioranza delle prestazioni lavorative e decidevano quindi il salario minimo, «ma visto che oggi abbiamo la metà della forza lavoro che non è contrattualizzata, specie nel terziario, non ha senso».

Meglio studiare un modello di “secur flexibility” anzichè di “flexsecurity”

Infine se mai la misura sarà inserita nel programma del ministero del Lavoro, bisognerà riflettere sul fatto che sarà controbilanciata da interventi di ulteriore flessibilità del mercato del lavoro attraverso la logica della flexsecurity «che prevede una prima fase di flessibilizzazione del mercato del lavoro in modo da aumentare la competitività delle aziende e generare quel reddito necessario per finanziare la sicurezza sociale. «Un meccanismo che ha funzionato in alcuni a Paesi come la Danimarca dove però c'è un contesto produttivo diverso».
PRIMA LA SICUREZZA, POI LA FLESSIBILITÀ. In Italia sarebbe invece più utile parlare di «secur flexibility», dice Fumgallli, ovvero flessibilizzare il mercato del lavoro solo dopo aver garantito la sicurezza sociale attraverso forme di reddito minimo. Un processo che metterebbe in moto un circolo virtuoso, «Invece in Italia negli ultimi 20 anni si sono fatti processi di flessibilizzazione rimandando a dopo il tema della sicurezza sociale e la riforma degli ammortizzatori».
La scusa è sempre stata la stessa: mancano i soldi, c'è il debito pubblico, servono politiche di austerity. «Così abbiamo creato solo un circolo vizioso per cui la produttività viene messa a rischio da un eccesso di precarizzazione del lavoro e questo ha minato anche la capacità di accumulazione, ritorcendosi contro lo stesso capitalismo».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

reddito per tutti 07/dic/2011 | 19:31

non si fa la rivoluzione stando seduti, ma almeno prepariamoci
il problema è che se tu rispondi in quel modo ad un articolo su argomento drammaticamente d'attualità (non sentiamo altro in tv che di fabbriche che chiudono e famiglie disperate, e il reddito minimo garantito servirebbe a dare sollievo), chi lo legge come primo commento che gli capita sotto tende a seguire la scia della tua giustificata rabbia o motto di spirito, usa lo spazio come sfogo e non ci ritorna sopra. Ritenevo che lasciando un link per approfondire argomento e stimolare a fornire opinioni proprie (più o meno ragionate, anche solo un "sarei d'accordo" o "non sarei d'accordo"), si potesse proseguire il discorso, ampliarlo e diffondere qualche proposta utile da contrapporre a quello che non ci piace. Invece non ci sei andato (altrimenti non mi avresti risposto scambiandomi per quello che non sono). E' così dappertutto: han molto più successo le battute. E anche io ne faccio, sai, al volo, quando capita. Ma preferisco, su questo argomento, essere terribilmente seria. Ti rivolgo più chiaramente l'invito: leggi le slides, mettiti nei panni di una persona senza lavoro e dimmi cosa pensi di quell'applicazione pratica. Se vuoi commentare, fallo con osservazioni precise alle quali si possa rispondere fra comuni mortali. Ai politici lo mandiamo dopo, insieme, quando ci siamo ben preparati e attrezzati articolo per articolo.

rboruby 07/dic/2011 | 17:56

serena notazione a reditto per tutti
Come puoi vedere ti rispondo con le minuscule, tra l'altro non riesco a capire questa idiosincrasia verso le maiuscole, io quando rispondo, cerco di comunicare magari la mia rabbia verso quello che ci stanno facendo, ma non sovrasto le opinioni precedenti, quindi lascio la massima libertà di espressione a chiunque ,non mi sembra assolutamente il caso che facciamo la guerra tra poveri. che e' esatttamente quello che i ns politici vogliono (a meno che tu non appartenga a quella categoria) , io ho solo fatto dell' Ironia costruttiva ( Se la fa Zalone o Benigni vengono anche acclamati).....o almeno così credo ....ma non dico a nessuno quale sito andare a leggere tutt'al più per amore e dovere di informazione posso consigliarlo . ma finchè c'è' la democrazia, (ancora per poco )non posso sapere se il sito cui gli altrii ti vogliono indirizzare corrisponda esattamente ad una espressione libera , democratica , e non manipolata, (per fare un esempio il libro "sanguisughe riporta fedelmente dati sui pensionati di casta ,, ma io per prenderli per verità (anche sapendo che chi lo ha scritto lavora per lui ) sono andato a verificare che i dati corrispondessero a quanto scritto, dopodichè ho tratto le mie conclusioni.........a proposito se non lo hai letto te lo consiglio da amico ,,,non c'è bisogno di comprarlo , basta andare in Biblioteca (PERCHE' ADESSO DOBBIAMO RISPARMIARE ASOOLUTAMENTE ) ... CIAO BUONI AUGURI E SPERIAMO ALMENO IN bABBO NATALE

reddito per tutti 07/dic/2011 | 16:12

notazione a rboruby
e adesso che hai sovrastato i messaggi con tutte quelle maiuscole cosa abbiamo concluso? Alle obiezioni bisogna rispondere, non gridare. Mettiti seduto e ragiona. Se joyfulpuk (ma nomi più facili non li potete trovare?) ha letto l'articolo, che già è un segnale d'acquisto, e si è prodigato a fare domande, dobbiamo rifletterci sopra. Se ci fai caso, sono quelle per cui molti storcono il naso quando sentono parlare di reddito minimo garantito. Vai a leggere il mio link e aggiusta con le tue idee, oppure rispondi a Fumagalli chiedendogli come farebbe lui, a livello pratico, operativo. Ti metto un altro link http://saperi.forumpa.it/story/64516/la-resa-delle-province-benefici-e-rischi-conessi-alla-loro-abolizione-eo-trasformazione?utm_source=FORUMPANET&utm_medium=2011-12-06 e noterai che, senza essermi messa d'accordo con Fumagalli, che forse non la pensa come me riguardo l'utilizzo dei voucher (non ho verificato), siamo in sintonia su una cosa: PRIMA LA SICUREZZA, POI LA FLESSIBILITÀ dice lui, nello stesso decreto in contemporanea come disegno complessivo dico io.

rboruby 07/dic/2011 | 14:21

@YOYFULPUCK....TACI SUDDITO !!!!
tU TI FAI TROPPE DOMANDE E CHI COMANDA NON SOPPORTA QUESTO, PROBABILMENTE TI HANNO FATTO STUDIARE TROPPO ( ma quelli della chiesa non volevano ) , MA NON TI HANNO SPIEGATO CHE DEVI RIMANERE AL TUO POSTO, PERCHEì E' QUESTO CHE LORO VOGLIONO , TANTO SE C'E' QUALCHE MENTE ECCELLENTE ....MA VERAMENTE ECCELLENTE ...PUO' ANDARSENE ALL'ESTERO A TROVARE SODDISFAZIONI.....QUINDI ABBASSA LA TESTA E COME UN MULO CONTINUA A LAVORARE PER CHI TI SFRUTTA COME HO FATTO IO PER 37 ANNI ....TANTO IL COLTELLO DALLA PARTE DEL MANICO L'HANNO SEMPRE LORO ......IO MI DOMANDO SOLO QUALE ALTRO SOPRUSO POTRANNO ANCORA FARCI...????? MA QUALCUNO LA PAROLA DEMOCRAZIA (non quella della D.C:) SE LA RICORDA ANCORA ?? BENE ORA DOPO LE TREDICESIME CHE NON PERCEPIREMO MAI , SCORDATEVI ANCHE LA PAROLA PENSIONE (essendo una persona sveglia sò che capirai che sto faendo ironia sul tuo commento non per quello che hai espresso ,,,,,ma x quello che purtroppo abbiamo avuto come governo , se ci tenevamo il cavaliere mascarato , almeno risparmiaVAMO sui parlamentari da mantenere in + !!! SALUTI E .......CORAGGIO!!!!!!!

reddito per tutti 07/dic/2011 | 12:56

risposte alle domande di joyfulpuck
http://www.slideshare.net/redditopertutti/reddito-per-tutti-versione-elementare
le trovi nel commento
ciao

agenor 04/dic/2011 | 20:50

cattocomunismo
ma questo non doveva essere un gov. di tecnici,senti da caccia al voto,destinato ad abbattere il debito,rincuorare i mercati,incentivare la competitività?ed incentiva l'assistenzialismo,già principale piaga d'Italia,incentivo al demerito,incoraggiamento ai famosi giovani che non studiano nè lavorano,agli adulti che non vogliono traferirsi dove c'è lavoro,mentre i terzomondiali già lo fanno..ecc?

joyfulpuck 03/dic/2011 | 16:44

Diritto al minimo
La proposta è piena di controversie e inciderebbe in modo davvero rivoluzionario nel nostro mercato del lavoro. Bisogna infatti tenere conto che il salario minimo di un operaio precario o, nel terziario, di un operatore call-center si aggira tra le 700-800 euro, se si lavorano 40 ore settimanali. Solo i call-center più grandi garantiscono i fatidici 1000 euro mensili.
Una prima serie di domande: come si determina chi è disoccupato e ha quindi diritto al reddito di cittadinanza da chi non ne ha diritto?
La moglie casalinga, con marito che prende 2-3.000 euro al mese, è da considerarsi disoccupata? E se il marito prende 1.000 euro, è ancora disoccupata? Lo studente iscritto all'università (18-25 anni), che vive con i genitori, è un disoccupato?
Se si rispondesse affermativamente, allora molte aziende si svuoterebbero di lavoratori, a meno di non alzare i salari minimi.
Se però si alzano i salari minimi, quanti imprenditori preferiranno trasferire all'estero l'attività, o prendere immigrati non cittadini al posto di italiani?
Seconda serie di domande. Ammettiamo che l' rdc sia condizionato al lavoro di chi lo percepisce. Sarebbe come dire che lo Stato paga il lavoro precario. Ma le aziende, come reagirebbero a uno Stato che assume precari a 600 euro al mese? Se lo fa lo Stato, allora perché non dovrebbero farlo loro? Al limite, potrebbero accordarsi, sicché il precario rimane precario a 600 euro al mese (quindi il salario si riduce addirittura) e l'azienda, che prima almeno i lavoratori precari li pagava, potrebbe farsi pagare i lavoratori dallo Stato in cambio dell'assunzione a tempo indeterminato.
E' solo una provocazione, ma serve per dire che bisogna stare attenti, anche di fronte a misure a tutta prima molto popolari, alle insidie che si presentano quando le si va ad applicare.
Per adesso, buona schiavitù a tutti!






VittorioMangano 03/dic/2011 | 14:25

Questa sì che è una VERGOGNA di cui nessuno parla mai
...complimenti ad Antonietta Demurtas, e parlatene più spesso.

Soprattutto del fatto che Italia e Grecia anche per questa cosa, in Europa non ci sono mai entrate

libor 03/dic/2011 | 10:46

Diritto al minimo
Mi auguro che la signora Elsa Fornero abbia la forza di portare avanti e di realizzare questa idea. Sono stato un operaio, sono stato un impiegato pubblico, sono stato un bancario e un funzionario di banca ma, tranne quando sono stato disoccupato, senza lavoro, privo di cassa integrazione, mi sono trovato inserito in una specie di casta, costituita dal sindacato. Perchè questo privilegio per chi era già fortunato ad avere un lavoro? E tutti coloro che non l'avevano? Coraggio Elsa Fornero, l'idea è sana, è giusta, e garantirebbe pure un equilibrio sociale che il sindacato ha saputo far proprio solo per la parte privilegiata di coloro che un lavoro già l'avevano.

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