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Economia 

GERMANIA

Il Bund non rende ma vende

Alcuni economisti temono una recessione nella prima metà del 2012.

di Pierluigi Mennitti

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da Berlino

Miracolo della crisi dell’euro: per la prima volta nella storia della Bundesrepublik, gli investitori che desiderano accaparrarsi i richiestissimi titoli di Stato tedeschi devono fare i conti con rendite negative. Di fatto, regalano denaro alla Germania che può così finanziare il proprio debito senza dover spendere un centesimo, anzi ricavandone addirittura qualcuno.
«Nell’asta di obbligazioni a sei mesi», ha scritto il Financial Times Deutschland «la rendita per gli acquirenti è precipitata a – 0,0122%, una situazione che non si era mai verificata».
LA FUGA DALLE AZIONI DEI PAESI INDEBITATI. In caso di rendite negative, per prestare soldi allo Stato invece che incassare interessi gli investitori pagano un premio. Una condizione paradossale della quale si sono già avvantaggiati nelle scorse settimane Paesi come Danimarca, Olanda e Svizzera, i cui conti pubblici in ordine costituiscono in questa fase un porto sicuro per gli investimenti. È l’altra faccia della medaglia che vede invece la fuga dalle azioni dei Paesi indebitati, i cui tassi salgono vorticosamente.
«Il ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble ha approfittato sin dall’esplosione della crisi dell’euro di una progressiva riduzione dei costi per il rifinanziamento del debito tedesco», ha osservato ancora il quotidiano finanziario, «e sul mercato secondario le rendite dei titoli sono negative fin dallo scorso novembre». 
3,9 MILIONI DI EURO NELLE TASCHE DELLO STATO. L’asta ha portato nelle casse dello Stato 3,9 milioni di euro, la richiesta superava i 7 milioni. «I tassi d’interesse negativi sono però anche il segnale di una crescente sfiducia verso le banche», ha aggiunto Thomas Wacker, analista finanziario della svizzera Ubs, «gli investitori che dispongono di grosse somme dubitano della capacità dei propri istituti di credito di restituire il denaro prestato». Il discorso vale principalmente per le grandi imprese, che piazzano il proprio denaro solo a breve termine e vogliono essere sicure di poterne disporre nuovamente dopo pochi mesi. Così, invece che negli istituti privati, il denaro degli imprenditori finisce a finanziare il debito di Stati solidi e solvibili.

Per l'occupazione l'ennesimo record positivo

La Germania si conferma dunque un’isola felice nel mare europeo in tempesta: l’economia non sembra soffrire troppo delle disgrazie altrui, i conti pubblici si mettono a posto senza troppi sforzi, l’occupazione continua a registrare record positivi mese dopo mese. Ma nel giorno in cui Angela Merkel ha aperto il suo trittico di incontri bilaterali ospitando alla Cancelleria il presidente francese Nicolas Sarkozy (il 10 gennaio vedrà il capo del Fondo monetario internazionale Christine Lagarde, l’11 il primo ministro italiano Mario Monti), gli esperti disegnano nubi all’orizzonte.
LA RIDUZIONE DEL PIL A FINE 2011. I guastatori dell’armonia teutonica sono 14 economisti delle principali banche tedesche, interpellati dalla Welt, secondo i quali anche la Germania corre il rischio di entrare in recessione all’inizio di quest’anno. Gli intervistati sono partiti dalla considerazione che negli ultimi tre mesi del 2011, il Prodotto interno lordo tedesco sia diminuito e che nel primo trimestre del 2012 la tendenza al ribasso sia destinata a rafforzarsi. Tecnicamente, due trimestri consecutivi in decrescita decretano appunto l’entrata in recessione.
«Tuttavia gli economisti sono concordi nel ritenere che tale recessione avrà effetti modesti sull’intera economia del Paese», ha aggiunto il quotidiano conservatore, «e che nel corso dello stesso anno la congiuntura tornerà a riprendersi. Le prognosi indicano una crescita complessiva nel 2012 dello 0,5 del Pil: ancora un segno positivo, sebbene la differenza con i numeri trionfali del biennio precedente sia evidente».
Anche nel 2011, nonostante i segnali di crisi moltiplicatisi negli ultimi mesi, la Germania dovrebbe aver contato su una crescita attorno al 3% del  Pil che, aggiunta a quella del 3,6% del 2010, costituisce uno dei risultati più robusti dai tempi della riunificazione.
IL PASSO SVELTO E COSTANTE DELL'INDUSTRIA. «L’industria continua ad andar bene, il vero rischio è quello della crisi dell’euro che ha diffuso insicurezza tra gli imprenditori», ha osservato Jörg Krämer, capo economista della Commerzbank, «soprattutto fra le imprese votate all’esportazione. Molte hanno subito il calo di domanda proveniente da quei Paesi europei che, a causa della crisi debitoria, sono costretti a varare drastiche misure di risparmio. Per questo motivo, nel solo mese di novembre del 2011 le commesse dell’industria tedesca sono calate del 4,8%». La speranza degli economisti è che la politica riesca finalmente ad affrontare con efficacia la natura della crisi dell’euro: su questo si basano le previsioni di una lenta ripresa a partire dalla metà del 2012.

Martedì, 10 Gennaio 2012


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