Economia
ECONOMIA
Cina, crescita controllata
Il Pil diminuisce, ma è il Partito a manovrarlo.
di Gea Scancarello
Nel 2011, per la prima volta in 30 anni, il Prodotto interno lordo (Pil) della Cina è cresciuto meno rispetto all'aumento del 2010. La ricchezza di Pechino è infatti lievitata del 9,2%, 1,2 punti in meno del 2010.
Eppure, la frenata non è giunta inaspettata al Partito comunista guidato da Wen Jiabao e Hu Jintao. Il raffreddamento dell'economia aiuta a contenere l'inflazione, un pensiero ben più assillante per il Politburo cinese.
LOTTA AI RINCARI. Dopo aver pompato 586 miliardi di dollari nel sistema creditizio alla fine del 2008, nel corso di tutto il 2011 le autorità monetarie di Pechino si sono trovate costrette a combattere l’inflazione galoppante, che rischia di alimentare tensioni sociali e infiammare gli animi già esacerbati da condizioni di vita e lavoro spesso durissimo.
CRESCITA DEI SALARI. E infatti, nonostante a fine anno l'aumento complessivo sia stato contenuto al 5,4%, le fabbriche cinesi sono state travolte dalle proteste. La vera novità, però, è che le richieste degli operai schiavi sono state accolte: l'aumento del salario medio nel 2011 è stato pari al 22%.
Non un improvviso colpo di generosità. Piuttosto, la necessità di Jintao e soci di garantire pace e armonia. Gli ingredienti della prosperità con cui Pechino spera prestissimo di rendersi indipendente dall'Occidente.
Martedì, 17 Gennaio 2012

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