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Economia 

IL BOLLETTINO

Bankitalia: «Il Pil? Tutto dipende dallo spread»

«A quota 500: nel 2012 recessione a -1,5% e nel 2013 crescita zero».

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L'Italia è ancora in bilico. Oscilla sul precipizio della crisi, da una parte ha la possibilità di raccogliere i risultati delle riforme appena attuate, dall'altra la maledizione dello spread potrebbe trascinarla in una spirale fatale, con gli interessi da pagare sul debito come ostacoli insormontabili di traverso sulla via della crescita. A disegnare l'orizzonte incerto del Bel Paese è il bollettino di Bankitalia, diffuso il 17 gennaio.
«INCERTEZZA STRAORDINARIAMENTE ELEVATA». Per il 2013 lo Stato dovrebbe aver accantonato un avanzo primario del 5% del Pil. «Le tre manovre correttive disposte dall'Italia fra luglio e dicembre hanno effetti strutturali valutati in circa 80 miliardi di euro e dovrebbero assicurare nel 2013 un avanzo primario nell'ordine del 5% del Pil», hanno certificato gli esperti di Palazzo Koch, ma all'orizzonte dell'Italia ci sono troppe nubi:  «L'incertezza sulle prospettive di crescita è straordinariamente elevata», hanno spiegato, citando «l'aggravarsi della crisi del debito e il rallentamento internazionale». La situazione è nera sul fronte dell'occupazione: il recupero di posti di lavoro iniziato a fine 2010 «si è arrestato negli ultimi mesi» del 2011.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL 30%. Secondo i dati provvisori c'è «un calo degli occupati e una ripresa del tasso di disoccupazione che tra i giovani ha raggiunto il 30%». Peggiorano poi le attese delle imprese. E fuggono i capitali esteri dai titoli di debito sovrano: con un calo di 22,1 miliardi contro investimenti netti per 65,4 miliardi nel 2010.
Per l'Italia gli sviluppi «variano molto» e dipendono dalla crisi del debito e dai riflessi sulle banche. Le misure strutturali in corso di definizione «se bene disegnate e prontamente attuate», «possono influenzare positivamente le aspettative dei mercati e le decisioni di spesa di famiglie e imprese», non solo «lungo periodo ma anche sui risultati» del 2012 e del 2013.

Con lo spread a 500, recessione e poi crescita zero

L'obiettivo è il ritorno dello spread fra Btp e Bund ai livelli dell'estate 2011, intorno ai 300 punti, contro gli attuali 500: questo permetterebbe all'economia italiana di «riprendersi più rapidamente».
In particolare il bollettino ipotizza due possibili scenari: uno con lo spread che si mantiene a 500 punti, e l'altro con una diminuzione del differenziale di 200 punti base. Nel primo caso il Pil si ridurrebbe dell'1,5% e la crescita sarebbe zero nel 2013, con un rischio che «ulteriore inasprimento delle condizioni dei mercati del debito sovrano e del credito» porti a «una flessione più accentuata».
SPREAD A 300: PIL A -1,2% NEL 2012, +0,8% NEL 2013. Nello scenario più favorevole, invece, le politiche di risanamento dei conti pubblici adottate dal governo e le risposte alla crisi concordate in sede europea ripristinano almeno in parte la fiducia degli investitori, riducendo i costi di finanziamento per il settore pubblico, le banche, le imprese e le famiglie. In questo caso «l'economia italiana potrebbe riprendersi più rapidamente», e il Pil scenderebbe dell'1,2% nel 2012 ma «con una stabilizzazione nella seconda metà dell'anno e un più rapido ritorno alla crescita nel 2013», con un aumento dello 0,8%.

«L'Europa rafforzi il fondo salva-Stati»

«Le misure straordinarie messe in campo dalla Bce attenuano le probabilità di credit crunch», è rilevato nel documento. Secondo gli analisti via Nazionale «la possibilità per le banche di fare ampio ricorso alle nuove operazioni di rifinanziamento attenua le difficoltà all'offerta di credito all'economia».
La Banca d'Italia ha poi chiesto ufficialmente anche una «urgente operatività degli strumenti europei per la stabilità finanziaria» quali i due fondi salva stati Efsf e Esm. Secondo il  bollettino occorrerebbe «aumentarne l'efficacia e sfruttare tempestivamente le potenzialità».
LA CRISI? LA PAGANO I CLIENTI DELLE BANCHE. Sempre il 17 gennaio il direttorio di via Nazionale ha incontrato i vertici delle grandi banche: il sistema bancario italiano si conferma solido ma «le sue prospettive di redditività rimangono modeste». Gli istituti di credito sono tra l'altro in attesa del consiglio europeo di marzo che potrebbe rivedere la dimensione del buffer dei titoli di Stato elaborato dall'Eba (l'Authority bancaria europea), che ha dato una mazzata alle nostre banche costringendoli a presentate entro venerdì piani di ricapitalizzazione basati su cessione di asset (cioè di obbligazioni) e non su aumenti di capitale. Le difficoltà del settore non si fermano qui: si è arrestata la diminuzione delle sofferenze bancarie pure (e si teme una nuova loro crescita) e gli istituti di credito hanno cominciato a ridurre gli impieghi.
RESTRINGIMENTO DEL  CREDITO. Come in altri Paesi, anche in Italia l'evoluzione della crisi del debito sovrano ha innalzato il costo e ridotto la disponibilità di finanziamenti alle banche sui mercati all'ingrosso; ha inoltre acuito la concorrenza sulla raccolta al dettaglio, sebbene non vi sia stata una contrazione dei depositi delle famiglie a livello di sistema. Secondo i partecipanti all'incontro, tali tensioni si sono tradotte in un aumento del costo del finanziamento per la clientela e, nell'ultima parte del 2011, in una maggiore cautela nella erogazione di prestiti da parte degli intermediari. Fra banchieri e autorità si è convenuto come l'ampliamento del collaterale utilizzabile dalle banche per il rifinanziamento presso la Bce e l'allungamento dei prestiti abbia allentato la tensione sugli istituti. Ora, quindi, si attendono gli effetti sui clienti.

Martedì, 17 Gennaio 2012


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