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Economia 

GERMANIA

Ems, resistenze pericolose

L'opposizione di Berlino ad aumentare il Fondo rischia di isolare il Paese.

di Pierluigi Mennitti

Articolo completo

da Berlino

È in corso un vero e proprio braccio di ferro fra la Germania e la maggior parte degli altri Stati dell’Unione europea sulle misure per contrastare la crisi del debito che minaccia di far saltare la moneta unica.
Man mano che i giorni passano e che da più governi europei vengono lanciate proposte concrete all’indirizzo della cancelleria di Berlino, il gran rifiuto di Angela Merkel appare sempre meno sostenibile. Non tanto in Germania, dove l’asse formato da industriali, Bundesbank e opinione pubblica continua a vedere qualsiasi maggiore impegno del proprio Paese come fumo negli occhi. È nel resto d’Europa che la determinazione della cancelliera viene interpretata come una testardaggine che alla lunga rischia di affossare l’euro e l’unità del continente e, in fondo, di danneggiare la stessa Germania.
GERMANIA, LOCOMOTIVA ISOLATA. Il gigante è isolato. Accusato di aver abbandonato la strada maestra dell’europeismo, stella polare della politica estera dal secondo dopoguerra e di non essere all’altezza del compito di locomotiva, non solo economica, che i nuovi equilibri europei scaturiti dal crollo del muro di Berlino le hanno assegnato.
Se della posizione tedesca si fanno scudo ancora alcuni Paesi dell’area germanofona e scandinava, come Svezia, Finlandia e Austria, altri alleati tradizionali si sfilano. È il caso del Lussemburgo, il cui peso specifico all’interno dell’Ue è molto superiore rispetto alla grandezza del suo territorio: perché è lo Stato con i conti più in ordine di tutti, dominato da una politica europea di grande equilibrio e uno dei Paesi fondatori.

Per il Lussemburgo, il patto fiscale di Berlino è una perdita di tempo

Il premier del Lussembrurgo Jean-Claude Juncker è il capo dell’Eurogruppo ed è sempre stato un sostenitore dell’affidabilità tedesca. Fino a quando, la scorsa estate, pronunciò inusitate parole di fuoco contro la strategia di Angela Merkel.
Ora si sono aggiunte anche le dichiarazioni del suo ministro degli Esteri, Jean Asselborn, che in un’intervista allo Spiegel ha accusato la Germania di egoismo e gli sforzi sul patto fiscale tanto caro a Berlino di essere una perdita di tempo e di energia. «Il tentativo di inserire nella riforma dei trattati un rigido diktat di risparmio, con tanto di regole che frenino i debiti e puniscano i trasgressori, non salverà l’Europa» ha detto Asselborn al magazine, «ed è una enorme perdita di energia e di tempo che ci si sarebbe potuti risparmiare. Tutta la materia che oggi si vorrebbe regolare attraverso una modifica dei trattati, si sarebbe potuta risolvere in maniera più rilassata modificando il sistema esistente, il cosiddetto diritto secondario europeo. Tanto più che il patto fiscale si tradurrà in un trattato di diritto internazionale di Stati dell’Ue, ma non sarà parte dei trattati europei. Per punire i membri inadempienti, sarà comunque necessario attivare un procedimento di infrazione davanti alla Corte europea, un passaggio che richiede l’approvazione unanime di tutti i 27 Stati membri».
REGOLE SENZA EFFETTI SPERATI. La cancelliera, dunque, rischia di girare a vuoto, concentrando sforzi e attenzione su una regola che di per sé non produrrà gli effetti sperati: «L’Europa ha certamente bisogno di risparmiare e di abituarsi a non vivere di credito», ha proseguito il ministro lussemburghese, «ma non può risparmiare fino alla morte. Ora abbiamo bisogno soprattutto di ricreare le condizioni per la crescita, perché non dobbiamo dimenticare la sorte dei 27 milioni di disoccupati europei».
Su un punto l’accusa di Asselborn riecheggia quelle di altri critici di Merkel: «La strategia della cancelliera mira da un lato a introdurre la cultura del risparmio e della stabilità, dall’altro risente troppo di questioni che hanno a che fare più con la Germania che con l’Europa».

Abbandonare le resistenze all'aumento dell'Ems

La stampa tedesca è apparsa negli ultimi giorni molto sensibile al rischio dell’isolamento. Negli ultimi anni la Germania aveva accumulato un grande capitale di simpatia e rispetto in Europa, grazie anche alla sua ritrovata forza economica, frutto delle riforme imposte all’inizio degli anni Duemila da Gerhard Schröder, al prezzo della sua successiva sconfitta elettorale. Ora quel capitale, tanto prezioso per la psicologia di un popolo che in fondo vorrebbe sempre essere amato, rischia di evaporare nei risentimenti della crisi finanziaria.
«Se la cancelliera è davvero onesta nel sostenere lo sforzo riformista di Italia e Spagna», ha scritto nell’editoriale la Süddeutsche Zeitung, «allora bisogna che abbandoni la resistenza contro un aumento del volume del Fondo salva Stati Ems. Sarebbe il segnale giusto per il mondo e per i mercati che l’Europa è compatta e decisa sui meccanismi per risolvere la crisi».
NUOVO SCENARIO CON MONTI. Il quotidiano bavarese ha descritto come i termini della questione si siano velocemente modificati rispetto a qualche mese fa, quando i leader europei erano alle prese con la definizione del fondo Efsf: sono soprattutto cambiate le condizioni di alcuni Paesi coinvolti nella crisi, come l’Italia, dove a un governo incapace di introdurre riforme efficaci se ne è sostituito uno che sta compiendo sforzi enormi in questo senso.
«Non è difficile tradurre in fatti la richiesta di aumentare la dotazione dell’ombrello europeo», ha concluso la Süddeutsche, «basterebbe prolungare per qualche tempo la vita del fondo Efsf al fianco del nuovo fondo permanente Ems. Le turbolenze finanziarie non sono passate e una nuova crisi economica mondiale non è da escludere. Diversamente da quanto accaduto nel 2009, gli Stati avrebbero pochi mezzi per riuscire a contrastarla. È dunque nell’interesse della Germania fare di tutto per evitare una tale escalation».

Mercoledì, 25 Gennaio 2012


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Angela Merkel, cancelliera della Germania.

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