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Economia 

POLITICA

Berlino, la rimonta di Angela

La linea dura sul Fondo Ems fa risalire la Cdu di Merkel.

di Pierluigi Mennitti

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da Berlino

È nei sondaggi elettorali tedeschi che va individuata la caparbietà di Angela Merkel nel rifiutare un maggiore impegno della Germania, e dunque dei suoi contribuenti, nell’ammontare del volume da destinare al fondo salva Stati. Assieme alle pressioni del mondo industriale e dei sacerdoti della Bundesbank, è il feeling ritrovato con gli elettori a rafforzare la resistenza della cancelliera e degli uomini del suo governo.
L’ultimo rilevamento è stato pubblicato dal sito online del settimanale Stern. Realizzato in collaborazione con l’autorevole istituto di ricerca Forsa e con la rete televisiva privata Rtl, ha certificato la ripresa della Cdu e della maggioranza giallo-nera (liberali e democristiani) dopo mesi di caduta libera.
E allo stesso tempo ha evidenziato come il blocco di opposizione di socialdemocratici e Verdi stia perdendo attrattiva, sia ormai ben lontano dalla maggioranza assoluta di cui godeva lo scorso anno e veda ridurre il vantaggio sui contendenti a soli tre punti percentuali.
CDU E CSU IN RIPRESA. «Neppure gli scandali che stanno colpendo la figura del presidente della Repubblica Christian Wulff, democristiano, hanno rallentato il recupero dei partiti di governo», ha osservato il commento di Stern, «tanto che l’Unione composta da Cdu e Csu (la costola bavarese dei cristiano-democratici) ha raggiunto il gradimento più alto dalle elezioni del settembre 2009, il 36%». Un risultato che, per quanto registrato solo dalla volatilità dei sondaggi, è superiore a quello ottenuto nelle ultime due elezioni politiche.

L'opposizione rimane al palo: Spd al 27% e Verdi al 15%

Anche i liberali sono apparsi in ripresa, seppure ancora lontani dalla soglia del 5% necessaria per rientrare nel Bundestag. Restano al palo, invece, le due principali forze di opposizione: Spd al 27% e Verdi al 15%. Per gli ecologisti, sembrano ormai passati i mesi gloriosi della battaglia anti-nucleare. Il controverso addio all’atomo, voluto da Angela Merkel dopo l’incidente di Fukushima, ha tolto loro il principale cavallo di battaglia.
Ma è soprattutto la crisi finanziaria europea e l’atteggiamento che i partiti hanno preso nei suoi confronti a determinare l’orientamento degli elettori.
E la linea dura della cancelliera viene premiata anche nelle simulazioni contro gli eventuali avversari diretti. Merkel straccia 49 a 31 l’ex ministro delle Finanze socialdemocratico Peer Steinbrück (solo cinque mesi fa i due erano dati alla pari dalla stessa Forsa), 47 a 30 il capogruppo Spd al Bundestag Frank-Walter Steinmeier e addirittura 57 a 19 l’attuale leader del partito Sigmar Gabriel. È sufficiente aggiungere che i socialdemocratici hanno affrontato il dibattito sulla crisi criticando la rigidità del governo. Ma non hanno convinto gli elettori.

Merkel: «La Germania non deve rimanere senza forze»

Sarà dunque opportuno tenere a mente questi dati per non farsi troppe illusioni su un cambio di rotta di Berlino. Forte delle spalle coperte dall’opinione pubblica, Angela Merkel ha ribadito le sue linee guida in un’intervista ristretta con i principali quotidiani europei (per l’Italia La Stampa, mentre per la Germania è stata prescelta la Süddeutsche Zeitung.
«Bisogna evitare che alla Germania venga chiesto troppo in questa crisi», ha detto la cancelliera, «e anche noi dobbiamo stare attenti a non rimanere senza forze perché le nostre possibilità non sono infinite». L’aumento del fondo salva-Stati Ems comporterebbe un grande esborso per la Germania, che come prima potenza economica europea ha l’obbligo di contribuire con la quota più alta.
«La solidarietà non può essere disgiunta dall’assunzione di responsabilità da parte di ogni singolo partner europeo», ha proseguito, «le due cose si tengono assieme. Non avrebbe alcun senso promettere sempre più soldi, se non si combattono le vere cause della crisi». Concetti ripetuti poche ore dopo di fronte alla platea degli economisti di Davos.
SPERANZE DI MEDIAZIONE. Tuttavia, è nel suo stile non chiudere mai categoricamente la porta a una via d’uscita. Sull’aumento del fondo Ems la parola «mai» non è stata pronunciata e anzi la cancelliera ha ribadito che le carte si vedranno a marzo, come previsto nell’ultimo vertice europeo. Molti osservatori a Berlino convengono che spazi di mediazione siano ancora possibili.
Qualcosa sembra muoversi anche dalle parti dei liberali, sinora i più strenui sostenitori della linea rigida. Il capogruppo al Bundestag ed ex ministro dell’Economia Rainer Brüderle non ha escluso che in futuro, se la situazione dovesse peggiorare, sarà possibile rivedere alcune misure prese in sede europea. «La somma di 500 miliardi di euro per il fondo salva Stati Esm è adeguata», ha detto all’Handelsblatt, «ma nessuno è in grado oggi di prevedere quel che potrà accadere. E dunque non è corretto escludere nulla».

Giovedì, 26 Gennaio 2012


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