Economia
DISTRETTI IN CRISI
Murano, la lotta delle fornaci
Mazzuccato, maestro vetraio: «La crisi? Non è colpa dei cinesi».
di Antonietta Demurtas
Quando nel 1993 Daniele Mazzuccato decise di aprire la sua fornace era il più giovane imprenditore di Murano. Oggi a 45 anni lo è ancora.
Lavora il vetro da quando ne aveva 15. Le scuole le ha frequentate di sera, quando usciva dalla fabbrica. «Prendere un titolo di studio», gli dicevano tutti, «è importante, ti serve nella vita».
Ma ora che ha una fornace tutta sua, Daniele continua a pensare che a Murano, per salvare il distretto artigiano più antico della lavorazione del vetro artistico, «serva saper fare il mestiere, essere prima di tutto operai».
«QUI SERVONO PARÓN DE FORNACIA». Insomma detto in dialetto veneto: «Qui non servono i laureati della Bocconi, ma i paròn de fornacia (i padroni di fornace)», spiega a Lettera43.it. Che sono sempre meno, come gli operai, rimasti in 1.000 - dai 6 mila del 1990 - di cui 700 ormai in cassa integrazione.
SOMMERSI DALLA BUROCRAZIA. Eppure quando Daniele si confronta ogni giorno con i problemi dell'azienda, ammette che «purtroppo oggi per fare l'imprenditore, di lauree devi averne almeno 100». In Giurisprudenza, Medicina, Economia e commercio. Perché «l'Italia è una Repubblica fondata sulla burocrazia, non sul lavoro». È questo il cancro che sta uccidendo, giorno dopo giorno, l'artigianato, la creatività italiana e le circa 150 aziende rimaste a Murano e non ancora convertite in alberghi.
«Qui, per fare impresa, devi essere l'uomo ragno»
Per mantenere in piedi la sua attività e ammortizzare i costi, Daniele si è anche trasferito a vivere nella fornace. Ed è lì che ogni mattina, seduto alla sua scrivania, ha a che fare con fatture e ricevute. «Ogni volta che suona il postino mi viene la pelle d'oca», dice. Bollette, tasse, multe per inadempimenti burocratici. «Sono anni che non prendo stipendio, per mantenere questa azienda ho venduto tutto», racconta. «Perché a Murano per fare l'imprenditore, devi essere come l'uomo ragno».
NEL 2008 IL CROLLO. Nel 1993 quando decise di mettersi in proprio mai avrebbe pensato di incontrare così tante difficoltà. Partito con un debito di 1 miliardo di lire per comprare, ristrutturare e mettere in sicurezza la fornace, dopo quasi 20 anni di duro lavoro era quasi riuscito a mettersi in pari. Poi, nel 2008, è arrivata la crisi. E da 3 milioni di euro di fatturato, nel 2010 è passato a 1.
«Ma la colpa non è dei cinesi» che, anzi, della fornace Mazzuccato sono tra i clienti migliori. «Loro hanno vinto la quinta Guerra mondiale», spiega l'imprenditore, «ovvero quella finanziaria. Sono l'unico Paese a non avere debiti».
LA SCOMPARSA DELLA CLASSE MEDIA. In Italia, invece, tutto è stato scaricato sulle spalle dei lavoratori. «Così hanno cancellato la classe media, che era la mia clientela di riferimento», lamenta l'imprenditore. A comprare i suoi preziosi lampadari di Murano erano infatti i benestanti, né ricchi né poveri, «ma oggi non ci sono più». E così Mazzuccato ha iniziato a registrare un calo delle vendite, giorno dopo giorno, mentre le tasse aumentavano.
«Questo mestiere è sempre stato osteggiato»
Nel 2008, Mazzuccato aveva 33 operai. Oggi sono 22. E nel 2011 hanno fatto un periodo di cassa integrazione straordinaria. «Il fatturato è basso e quest'anno ne dovrò licenziare otto», ammette. In cambio, però, ha dovuto assumere un'impiegata per sbrigare le beghe amministrative.
LA GUERRA CON LE BOLLETTE. La lotta quotidiana è infatti con le bollette, soprattutto quelle del gas. La fornace ne consuma 500 mila metri cubi all'anno, perché per la fusione i forni vanno portati a 1.400 gradi e la sera non si possono certo spegnere per risparmiare.
I paradossi sono così tanti che Daniele li racconta con la stessa rabbia che ogni giorno lo spinge ad andare avanti e resistere alla tentazione di chiudere tutto e andar via. «Questo mestiere è sempre stato osteggiato e mai capito», denuncia ricordando come gli sgravi fiscali concessi a Murano fin dagli Anni 60 per le difficoltà di agibilità e trasporti ora non esistano più. «Dal 2002 non c'è neanche lo sconto del 45% sul prezzo del gas su cui la zona poteva contare perché disagiata».
LA TENTAZIONE DI DELOCALIZZARE. E così quando alla fornace arrivano le bollette del gas iniziano i dolori. «Adesso dopo la guerra in Libia ci fanno pagare il doppio, ma io mica posso cambiare il listino prezzi dei lampadari ogni mese».
A rimetterci così sono sempre gli imprenditori. Almeno sino a quando non decidono di delocalizzare: «A Teheran mi hanno proposto di aprire una fornace e insegnare agli operai iraniani a lavorare il vetro».
Una tentazione per Mazzuccato che da anni lavora con il Medio Oriente. I suoi clienti ormai sono lì e, a guardare i costi di produzione, anche il portafoglio: «Qui pago il gas a 0,40 centesimi, in Iran è a 0,01».
POLITICA LATITANTE. Ma la passione alla fine vince ogni tentazione. È la tenacia a tenere i vetrai ancorati all'isola. Da sempre in lotta contro tutto e tutti. A partire dai politici che ogni volta fanno proclami sulle iniziative per riportare il distretto agli antichi splendori. «Ma poi», conclude Mazzuccato con amarezza, «davanti ai problemi di ogni giorno spariscono».
Domenica, 05 Febbraio 2012

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