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Economia 

LO SCENARIO

Grecia, default a orologeria

Dal nodo delle banche al ricatto della Troika.

di Barbara Ciolli

Dichiarazioni ottimistiche di trattative «a un passo dall'intesa», poi di nuovo battute d'arresto e altre ritrattazioni. Dall'inizio del 2012, il governo greco è impegnato in un braccio di ferro con i creditori privati di Atene, per accordarsi sul taglio del debito «volontario».
Da una parte c'è Lucas Papademos, ex banchiere centrale a capo di un governo tecnico e, di fatto, già longa manus della Troika: la triade di Unione europea, Fondo monetario internazionale e Banca centrale europea, dispensatori del primo pacchetto di aiuti.
Dall'altra Charles Dallara, direttore dell'Istituto finanziario internazionale e rappresentante di banche e fondi d'investimento con in pancia titoli greci.
In ballo c'è una seconda tranche di prestiti di 130 miliardi di euro, in cambio dell'accordo per abbattere del 60-70% il valore nominale dei titoli in scadenza, e di nuovi, pesantissimi tagli del governo.
L'IMPASSE SUGLI SWAP. Le banche sono pronte a rinunciare a più della metà dei rimborsi dei circa 14,5 miliardi di obbligazioni, in scadenza il 20 marzo, a patto però che le nuove emissioni siano vincolate a un programma di credit default swap (le assicurazioni a garanzia del debito pubblico) a un tasso del 4%.
Su questo scoglio, le trattative si sono arenate, perché Atene, strozzata dalle condizioni-capestro imposte dalla Troika per finanziare il nuovo salvataggio, ha puntato i piedi per spuntare una cedola più bassa.

Linea dura dalla Troika che pretende misure entro febbraio

In missione in Grecia, finora gli ispettori inviati da Ue, Fmi e Bce sono stati irremovibili. E tutto fa pensare che, spronata dal pressing del Consiglio europeo per chiudere al più presto l'accordo, la Troika non abbia intenzione di ammorbidire la sue richieste.
I 130 miliardi di euro, che secondo un'inchiesta dello Spiegel sono destinati a gonfiarsi fino a 145 miliardi, possono arrivare solo se il governo procede a brutali abbattimenti della spesa pubblica: nella fattispecie, abolizione della 13esima e 14esima dei dipendenti statali, da sfoltire con 10 mila licenziamenti entro marzo, riduzione dello stipendio minimo garantito e delle pensioni. Per i sindacati ellenici, si tratta di richieste che sono destinate a «demolire le conquiste dei lavoratori degli ultimi 50 anni».
ATENE PRENDE TEMPO. Provvedimenti impopolari oltre che dolorosi, che né i partiti di centrosinistra né le formazioni di centrodestra che sostengono il governo di unità nazionale hanno il coraggio di varare.
Così, mentre proseguono gli incontri tra il ministro del Lavoro Giorgios Koutroumanis, i rappresentanti dei creditori e i sindacati, il premier Papademos ha cercato di prendere tempo, promettendo, secondo indiscrezioni del ministero delle Finanze, un'intesa con le banche entro la «scadenza irrevocabile» del 13 febbraio, nell'obiettivo di lanciare, nella stessa data, «un'asta pubblica di Bond».
I DEBITI CRESCENTI. Al di là delle rassicurazioni, è dura raggiungere un compromesso in un tale clima di sfiducia, non solo tra i ministri e le banche, ma tra Atene e l'Ue. Il governo è convinto che le nuove misure d'austerity non possono che aggravare la recessione.
Il nuovo prestito, inoltre, è destinato a ripagare solo le tranche del primo piano di salvataggio, varato a maggio 2010 per un totale di 110 miliardi di euro con i relativi interessi in tre anni.

Sul governo immobile la minaccia del commissariamento

D'altra parte, per i creditori europei capitanati dalla Germania, i pigri greci non si sono dimostrati abbastanza incisivi nel varare le riforme richieste: i licenziamenti finora disposti non sono sufficienti, la colossale evasione non è stata ridotta e gli sprechi del denaro pubblico restano elevati.
Alla luce dei risultati, per Berlino c'è poco da discutere: se il governo greco non adotta i provvedimenti giudicati «odiosi», l'alternativa è che siano introdotti da Bruxelles, che commissionerebbe Atene.
TEDESCHI SPAZIENTITI. Una violazione di sovranità nazionale «fantasiosa» quanto «sgradevole» per il premier italiano Mario Monti, «vessatoria» per il cancelliere austriaco Werner Faymann e fuori discussione anche per il primo ministro lussemburghese e capo dell'Eurogruppo Jean-Claude Juncker.
Ma tant'è: la Germania non ha alcuna intenzione di accollarsi i debiti dei Paesi inadempienti dell'Ue, vale per la Grecia come per gli altri Stati in crisi. E i governi dei Paesi Piigs (Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna) sono avvertiti: «Con Atene la nostra pazienza è arrivata al limite», ha messo in guardia il ministro dell'Economia tedesco Philipp Rösler, appoggiato, in questo caso, anche dal più prudente ministro delle Finanze Wolfgang Schäuble, secondo cui, senza nuove lacrime e sangue, «tutti i soldi dati alla Grecia sono inutili».
CONSUMI IN CADUTA LIBERA. Poco importa che molte famiglie greche, da mesi prive di lavoro e oberate dai debiti, non siano più neppure in grado di mantenere i propri figli.
Secondo un sondaggio del Boston consulting group, i cittadini ellenici sono ben consapevoli dei nuovi sacrifici che li attendono: il 18% degli intervistati ha rivelato di aver già messo al sicuro i soldi all'estero e solo il 24% ha confessato di potersi ancora permettere i prodotti di marca a fronte dell'85% che si dice pronto a ridurre drasticamente le spese nel 2012.
Perché la coperta si è ristretta e, prima del default o della cacciata dall'Eurozona, ne sono certi, i creditori vogliono fare di tutto per riprendersi i loro soldi.

Martedì, 31 Gennaio 2012


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Un mendicante nel centro di Atene, durante la giornata di sciopero contro le misure di austerity.

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