Economia
CASO LUSI
Pd, scheletri nel tesoretto
Così Ds e Margherita truccarono i conti.
di Marco Mostallino
La bufera che si è abbattuta su Luigi Lusi, ex tesoriere della Margherita indagato per appropriazione indebita ai danni di Democrazia e libertà ed espulso il primo febbraio dal gruppo Pd al Senato, ha riportato a galla la questione dei rimborsi elettorali ai partiti e puntato l'attenzione sui loro «patrimoni».
L'UNIONE POLITICA. Ricostruire i tesoretti della politica non è sempre facile, soprattutto quando i partiti si fondono tra loro e danno vita a nuove creature, insabbiando vecchi debiti e pendenze. È il caso del Partito democratico, frutto dell'unione, nel 2008, di Democratici di sinistra e Margherita, il partito di Lusi.
SEPARAZIONE DEI BENI. All'amore politico tra ex comunisti ed ex democristiani non corrispondeva però la reciproca fiducia, almeno per quanto riguardava i conti. Non stupisce quindi che l'unione contemplasse una clausola ben precisa: separazione dei beni tra i coniugi.
Alla nuova famiglia, la Margherita aveva infatti portato in dote decine di milioni di euro di utili (20, secondo le ultime stime), mentre l'eredità Ds consisteva in 2.400 immobili di differente valore ma spesso ipotecati, e una montagna di debiti contratti quasi interamente con una decina di banche.
DEBITO DS STIMATO IN 183 MILIONI. Non esattamente spiccioli, visto che nel 2010 il rosso venne quantificato in 183 milioni di euro. Questi sono gli ultimi dati disponibili, certificati nel bilanci 2010 (approvati nel giugno 2011) delle «associazioni senza scopo di lucro», la forma giuridica assunta dai partiti dopo la dissoluzione di Dc e Pci.
I RIMBORSI E L'AFFAIRE LUSI. È in questo humus di elezioni e affari che è maturata la vicenda di Lusi, il senatore del Pd accusato di aver sottratto 13 milioni di euro dai conti della Margherita. Quattrini provenienti dai rimborsi elettorali: Ds e Margherita, infatti, hanno nei mesi scorsi incassato i rimborsi relativi alle elezioni - amministrative e politiche - precedenti al 2008. In sostanza, i partiti “defunti” hanno continuato a ricevere contributi per un'attività politica che ormai non svolgono più da oltre quattro anni. E il rimborso elettorale, un sistema di complessi criteri di calcolo, garantisce ai partiti di incassare due, tre o quattro volte la cifra sborsata durante la campagna elettorale.
La nascita del Pd nasconde le macchie del passato
Così accadde con la nascita del Pd. Quella del 2008, per il popolo del centrosinistra, fu una primavera maledetta. Se, per un verso, vertici ed elettori riposero le speranze nella nascita del grande Partito pensato da Walter Veltroni, dall'altro subirono la doccia gelida della caduta del governo Prodi e della sconfitta, a opera di Silvio Berlusconi, della nuova macchina da guerra veltroniana.
IL COLPO DI SPUGNA. Ma gli elettori non sapevano che il voto anticipato era anche il modo con cui i reduci di Dc e Pci avevano pensato di chiudere i conti - quelli pesanti, economici - con il passato.
Il Pd nacque così vergine, senza debiti, ipoteche, inchieste giudiziarie, casi di bancarotta e fallimento. Macchie che avevano invece colpito la galassia di società immobiliarie e finanziarie create per gestire le proprietà e i quattrini contesi dopo la liquidazione dei due grandi partiti di massa della storia italiana.
TRASFERIMENTI GRATUITI. I trasferimenti di proprietà dei palazzi romani e delle sedi periferiche avvenivano a titolo gratuito e praticamente esentasse, grazie a una legge ad hoc che il parlamento aveva approvato dopo Tangentopoli. Creare immobiliari di comodo serviva poi a evitare che il patrimonio fosse sequestrato o svenduto nelle aste giudiziarie che seguirono la stagione delle bustarelle. A questo va aggiunto che lo status di associazioni dei partiti facilitava le compravendite.
L'AFFARE DI PALAZZO STURZO. Emblematico di questo sistema è il caso di Palazzo Sturzo, prestigiosa sede romana della Dc all'Eur, intestata alla Ser, Società edilizia romana, incaricata di gestire gli immobili dell'ex scudo crociato prima di finire essa stessa fallita.
L'edificio venne ceduto all'immobiliarista di Pomezia Raffaele Di Mario. Nel giro di poche ore, nel 2004, l'affarista lo comprò dalla Ser per 34 milioni di euro e lo rivendette a un'altra società per 52.
Lo scorso anno anche le società di Di Mario sono fallite e l'imprenditore è stato arrestato. Ma il crollo a catena delle immobiliari dell'ex Dc ha portato anche a un altro processo, aperto al tribunale di Perugia, contro un giudice fallimentare romano accusato di aver “pilotato” la liquidazione del patrimonio democristiano.
Democratici di sinistra, il grande rosso
Sulle ceneri di Dc e Ds, grazie anche al voto anticipato, il Pd nacque così pulito. Senza pendenze, la nuova forza vantò fin da subito un credito verso lo Stato per i rimborsi elettorali garantendosi quindi il sostentamento.
DIPENDENTI IN ATTESA. Le elezioni cancellarono con un colpo di spugna netto un passato ancora gonfio di pendenze economiche che di fatto restarono a carico dei vecchi partiti. Che avevano anche dei dipendenti. Ancora oggi, nel libro paga dei Ds figurano 25 impiegati che temono di perdere il posto di lavoro quando il processo di liquidazione della Quercia sarà concluso.
LA BLACK LIST DEI CREDITORI. Sul bilancio 2010 dell'associazione Democratici di sinistra pesano poi quei 183 milioni di euro di debiti contratti con le banche. La lista dei creditori è scritta nero su bianco nella «Relazione sulla gestione del rendiconto al 31/12/2010»: Unicredit, Carisbo, Mps, Popolare Milano, Popolare Verona, solo per citare gli istituti più importanti.
IL PIGNORAMENTO DELLE BANCHE. Le banche, dal canto loro, tra il 2008 e 2009, riuscirono a ottenere dalla magistratura il pignoramento di tutte le somme dovute da Camera (6 milioni e 796 mila euro) e Senato (25 milioni e 884 mila euro) ai Democratici di sinistra, nel frattempo spariti dalla scena politica lasciandosi dietro una scia di debiti.
IMPRESE IN LIQUIDAZIONE. Anche i Ds, come la Margherita, avevano una rete di imprese in liquidazione. Tra queste spiccano nomi storici del panorama culturale della sinistra: dalla Libreria Rinascita, messa a bilancio con un valore nominale di appena 12.800 euro, a L'Arca, già società editrice de L'Unità, messa in liquidazione con un debito di quasi 49 milioni di euro verso l'azionista di controllo, cioè la stessa associazione Democratici di sinistra.
IL CASO DE L'UNITÀ. Il quotidiano fondato da Gramsci, nel frattempo, era stato trasferito prima all'editore Dalai, poi rilevato da Renato Soru. E L'Arca, ridotta a una scatola vuota, venne riempita di debiti e di crediti inesigibili dalle aziende dell'area diessina.
Tanto che nella relazione al rendiconto 2010, certificata da un pool di revisori, è annotato: «Precisiamo che i Democratici di sinistra hanno dichiarato quale proprio organo il quotidiano L'Unità, editato dalla Nuova Iniziativa editoriale Spa, nella quale, comunque, non detengono alcuna partecipazione». «Nessun reddito», è spiegato nella relazione, «è derivato da attività economiche e/o finanziarie».
Se la creazione di un nuovo partito è un auto-condono
Per questi motivi, le due anime piddine si sono sempre guardate con reciproco, e comprensibile, sospetto. Come dimostrano le parole di Francesco Rutelli che, di fronte alle polemiche interne sulla gestione di soldi della Margherita esplose già prima dello scandalo Lusi, precisò lo scorso giugno: «La Margherita è l’unico partito politico italiano che ha un bilancio in attivo, che non ha sprecato soldi. Il partito ha cessato la sua attività nel 2007, quindi parliamo di qualcosa che è riferito dal 2001 al 2007».
PD, DISAVANZO DA 43 MILIONI. Infatti nel 2008 venne inaugurato il Pd che, nel solo primo anno di vita, riuscì non solo a perdere le elezioni ma anche ad andare in rosso di circa 15 milioni, divenuti 43 milioni di disavanzo (spese doppie rispetto alle entrate) nel 2011.
Di fronte a queste cifre sorge il dubbio che, dietro l'insistenza di alcuni esponenti democratici di creare un nuovo partito non vi sia solo un'esigenza politica, ma anche la necessità di procurarsi un nuovo auto-condono dei debiti di gestione.
LE ASSEMBLEE SUI BILANCI. Se i Ds piangono sui 183 milioni di debiti, la Margherita, nonostante il tesoretto di 20 milioni derivante dai rimborsi delle elezioni politiche del 2006 e delle regionali del Molise, non dorme sonni tranquilli. Il 20 giugno 2011 l'omonima associazione senza scopo di lucro riunì a Roma un'assemblea per discutere di bilanci e quattrini. Su 400 delegati se ne presentarono meno di 10. Tra questi Rutelli, ormai del Terzo Polo, Enzo Bianco (Pd) presidente dell'assemblea e il tesoriere Lusi.
I bilanci di Lusi erano insomma già sotto la lente di ingrandimento. E nel mirino di Arturo Parisi, che da tempo accusava il tesoriere di fare un po' a modo suo senza rendere conto a nessuno.
L'AFFONDO DI RUTELLI. Durante i lavori Rutelli non riparmiò un attacco ai Ds responsabili del «gigantesco debito lasciato da L'Unità». E ricordò che il patrimonio totale della Margherita rappresentava forse «l’equivalente di un paio di immobili di quelli che i nostri cugini, i Ds, hanno in maniera molto precisa ereditato dalla storia gloriosa del Pci», che poteva invece vantare molte centinaia di immobili.
L'assemblea si concluse senza alcuna decisione sulla destinazione dei 20 milioni di euro in cassa. Ma dove siano finiti lo si è scoperto con l'esplosione dell'affaire-Lusi.
Giovedì, 02 Febbraio 2012
(7)
PARTITI PEGGIO DELLA MAFIA
QUANDO CAPIREMO FINALMENTE CHE QUESTI PARTITI, TUTTI, SONO IL GUAIO PRINCIPALE DEL NOSTRO PAESE. PRIMA DI MAFIE, CAMORRA ,NDRANGHETE, SACRE CORONE, CI SONO I PARTITI, MALE DI QUESTO NOSTRO POVERO PAESE. MILIONI DI EURO CHE INVECE DI FAR CRESCERE LE PENSIONI MINIME, INVECE DI PAGARE I PRECARI, INVECE DI SANARE SCUOLE .OSPEDALI, INVECE DI INVECE DI MIGLIORARE I NOSTRI SERVIZI SOCIALI RUBANO A
PIU' NON POSSO, IN QUESTI GIORNI DI CACCIA AGLI EVASORI FISCALI POSSIAMO VEDERE LA FINE CHE FARANNO QUESTI SOLDI, PER CONTO MIO STANNO MEGLIO IN MANO AGLI EVASORI CHE NON IN QUELLE DI RUTELLI , CASINI, FINI, BERSANI, SCHIFANI, DI PIETRO, VENDOLA, ETC.VOGLIAMO SVEGLIARCI? CHIEDIAMO AIUTO AD ALTRI PAESI, NON POSSIAMO FARCELA CONTRO QUESTA CLASSE POLITICA CHE HA ESTESO IL SUO POTERE CORRUTTIVO IN TUTTA LA SOCIETA'.QUESTA CLASSE POLITICA DOBBIAMO ANNIENTARLA E RIPRENDERCI IL PAESE . SI PARLA DI MILIONI DI EURO CHE QUESTI IMMONDI FIGURI SOTTRAGGONO ALLO STATO. VANNO A FARE MANOVRE PER LUCRARE SUI PENSIONATI E LAVORATORI CON PAGHE AL MINIMO SOCIALE.CHIEDETE AD UNO DI QUESTI politici SE PER CINQUECENTO EURO -paga mensile, per molti di noi - PARTECIPEREBBERO ADUNA INTERVISTA TELEVISIVA, SONO CONVINTO CHE CI RIDEREBBERO DIETRO. ladri, ladri,LADRI, TUTTI LADRONI E NOI POVERI FESSI, FESSI, FESSI.
I BILANCI SONO " COSA NOSTRA".........LUSI IN RITIRO ALLE MALDIVE
magari nello stesso resort di rutelli. 500 MILIONI DI EURO CHE CI VENGONO DATI PER OGNI LEGISLATURA che cosa sono , niente........ i bilanci li dobbiamo controllare noi, anzi persone di nostra fiducia....... così ,mal che vada , li mandiamo al fresco ai tropici.Anche il famoso ciancimino, quando era sindaco di palermo, concedeva licenze edilizie a centinaia di vecchine prestanomi , sperando di non avere guai.
TUTTI LADRI!!
Praticamente se io vado a votare QUEL MIO VOTO vale per le tasche dei partiti!! E ogni partito porta a casa valanghe di soldi pubblici! Ma allora nessuno di noi vada a votare!!! E' possibile che tutti siano cosi' profondamente ladri??? E che i partiti (vecchi, nuovi, morti, ecc ecc) ricevano fiumi di denaro pubblico???
Senza controllo e senza remore? Ora si strappano le vesti, i partiti vogliono mettere delle regole (quali?), MA QUANTO RUBANO QUESTI PARTITI? OLTRE I SINGOLI?
si sa bene come vanno a finire queste cose
in una maniera collaudata mille volte,tutti ci hanno mangiato,la colpa va solo a Lusi assicurandogli che non farà un solo giorno di galera,ai principali mezzi di informazione verrà "consigliato" di smettere di parlarne,cosi' tutto finirà nel dimenticatoio e coloro che pagano le tasse finiranno becchi e bastonati,a meno che qualcuno non inizi ad usare con sapienza del piombo,così,per dare esempio agli altri e per dare speranza agli italiani.
il PD può tornare
alla sua vecchia grandezza mettendo Lusi come segretario, Penati come presidente, Greganti come gran tesoriere, e, soprattutto, richiedendo a qualche ex membro del KGB come facevano a far sparire le paccate di $ dollars nel transito USSR-Italia. Non per niente la sede del PCI era in via delle BOTTEGHE OSCURE.
Ladri e buffoni
Buffoni e ladri, vi manderemo a casa tutti!
dimettetevi tutti incapaci
rutelli non poteva non sapere , e nemmeno veltroni , applicando a loro l'equazione che mise fuori legge craxi per giustizia ed equità , ma perchè questi vogliono governare i soldi di tutti se non sanno governare i soldi loro che si dimettessero con disonore !
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