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Economia 

Paolo Madron

L'EDITORIALE

Posto fisso? Monotono. Parola di senatore a vita

Oltre a essere infelice, l'uscita di Monti cozza con l'allungamento dell'età pensionabile e la gerontocrazia italiana.

di Paolo Madron

editoriale
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Chissà perché, ma le parole di Mario Monti sulla monotonia del posto fisso mi ricordano l'uscita del compianto Tommaso Padoa Schioppa sul fatto che pagare le tasse è bellissimo. Sulla carta, magari si può anche essere d'accordo. O al massimo, come nel secondo caso, eccepire sull'uso del superlativo.
Sta di fatto che ci pensa la realtà a ridimensionare l'enfasi di siffatti enunciati.
LAVORARE MANCA. Per apprezzare la monotonia del posto fisso, ammesso che lavorare per lo stesso padrone sia monotono, ma non sempre è così, quel posto bisognerebbe avercelo. Almeno una volta nella vita, in modo da poterne discutere a ragione veduta.
Detta così, come ha fatto il premier durante un'intervista a Canale 5, suona quasi come uno sfottò per quei giovani che della precarietà hanno fatto una necessità e non una scelta.
PROGETTUALITÀ A OSTACOLI. L'idea del posto fisso ha una naturale valenza rassicurante, specie per chi cerca di dare alla sua vita un minimo di progettualità. Invece sta passando la tesi che esso è comunque una ingiusta tutela a lavoratori fannulloni, una copertura a una condizione di generale fancazzismo. Il fatto che in moltissimi casi lo sia non incide sulle aspettative di chi chiede continuità al posto di lavoro.
LE GIOIE DELLA PRECARIETÀ. È poi curioso che, mentre il pensiero dominante esalta le gioie della precarietà, chi vuole comprarsi casa e cerca di ottenere un mutuo si sente chiedere come garanzia dalla propria banca il collaterale del posto fisso.
Per questo, pur apprezzandone il merito, l'uscita di Monti mi pare infelice.
IL PARADOSSO DEL GOVERNO. Ma non è soltanto il fattore estetico che disturba. Il premier smonta la mitologia del posto fisso nel momento in cui, prolungando l'età pensionabile, costringe i lavoratori a tenerselo.
Siccome non siamo un'economia come quella americana, dove il turnover sul mercato del lavoro è altissimo, la mobilità rischia anche qui di essere una costrizione e non il frutto di una libera decisione.
IL NODO DELL'ARTICOLO 18. Per inciso, vista la stringente attualità della riforma del Lavoro, è chiaro che si affronterebbe volentieri l'abolizione dell'articolo 18 se ci fossero da un lato robusti ammortizzatori, e dall'altro una dinamica occupazionale regolata dalle leggi della domanda e dell'offerta. E non, come purtroppo avviene da noi, da un meccanismo di cooptazione o raccomandazione.
Siamo poi, last but not least, una società gerontocratica, molto più di quanto lo siano le altre nazioni europee.
INCOLLATI ALLA POLTRONA. Da noi c'è gente che il posto non lo molla mai, nemmeno compiuta l'età della pensione. E, in ogni caso, quando lo fa è perché ha avuto la garanzia che ad aspettarla, sempre a tempo indeterminato, c'è un'altra poltrona.
E se poi proprio vogliamo dirla tutta, è curioso che a denunciare la monotonia del posto fisso sia proprio il professor Monti, ovvero uno che è appena stato nominato (che monotonia!) senatore a vita.

Giovedì, 02 Febbraio 2012


Commenti (5)

salvio1977 04/feb/2012 | 09:00

tanti auguri
caro direttore, le sortite come questa di mario monti inducono alla tentazione (sicuramente sbagliata) di augurare al figlio del nominato presidente del consiglio (e senatore per l'eternità) una vita ricca di precarietà e incertezza, cioè di gioia perenne, di sorprese e di indicibile divertimento. Che non possa assaporare mai, ma proprio mai, il brivido mortificante della quotidiana monotonia.

rc 03/feb/2012 | 15:00

ma di che parliamo?
Quella battuta di Monti è stata infelice (almeno ha avuto il buon gusto di non dire che l'avevano frainteso), come quella di quell'altra brava persona di Padoa Schioppa. Ma il punto (e il senso di quel che stava dicendo) è ben altro: son 20 anni (almeno dalla crisi 91 - 93) che l'andamento dell'economia è endemicamente incerto e l'occupazione nelle imprese procede a fisarmonica. Le soluzioni legislative (Treu nel 98, poi Biagi) per introdurre flessibilità in un sistema anacronisticamente rigido, erano di per se necessarie ma sono state applicate in modo folle negli ultimi 15 anni (anche per l'incapacità - o non volontà - del Sindacato a contrastarle) producendo la situazione socialmente e economicamente spaventosa che Monti intende razionalizzare: milioni di giovani soprattutto (almeno 4 e cresceranno se non si interviene) senza tutele, a reddito basso e incerto. Il Governo intende ridurre tale iper flessibilità arbitraria e convergere verso uno standard contrattuale più solido che sostenga la produzione del reddito e lo sviluppo delle capacità. Ma le esigenze di un sistema flessibile rimangono, e sono condizione per la sopravvivenza e lo sviluppo delle imprese. Quindi per tutto il sistema del lavoro (anche per l'area rimasta iper garantita per incapacità politica e barricate sindacali) deve introdursi una forma controllata e trasparente di flessibilità.

didicin 02/feb/2012 | 15:27

Caro Direttore, la ringrazio per questo editoriale con cui ha centrato con insuperabile lucidità il problema.
Io, che non sono più giovane (56) finché ho potuto sono stato non mobile: mobilissimo, ma alla fine ho dovuto arrendermi e tenermi il posto fisso. La mobilità dal punto di vista economico è stata un disastro. Se non c’è mercato, ogni volta che cambi riparti da capo, perdi anzianità di servizio e carriera e la professionalità acquisita non ti viene affatto riconosciuta. Quando ho sentito Monti ero proprio contento e mi sono sentito pienamente d’accordo: la monotonia del posto fisso io l’ho sempre sofferta: variatio delectat e ciò è vero non solo sul posto di lavoro ma anche ad esempio con le donne. Fa parte della vita. Poi però, se desideri una famiglia, dei figli, un futuro devi fermarti con una sola e sposartela e pazientemente, anche nella monotonia della quotidianità, costruirti il tuo futuro altrimenti l’unica cosa che ti resta è il ricordo dei bei tempi andati. E’ necessario quindi potersi costruire un futuro. Ciò significa che la società in cui si vive deve essere in grado di offrire delle opportunità e se ora queste non ci sono non è certo per colpa ad esempio dell’art. 18. Le colpe, e ce ne sono tantissime, devono essere cercate altrove. Ora a Monti è stato chiesto di porre rimedio ad anni ed anni di irresponsabilità politica, di creare quelle condizioni per una crescita del paese che porti alla creazione di nuovi posti di lavoro, e di cui la mobilità sia una bellissima e sorprendente conseguenza e non un imperativo di sfruttamento del lavoro dipendente. Credevo che Monti fosse un po’ più accorto di certi figliocci di papà che girano nel governo, se non altro perché ad una certa età l’esperienza dovrebbe servire a qualcosa, purtroppo vedo che così non è, anche lui ha perso la sua buona occasione per tacere e lavorare, invece di apparire continuamente dappertutto.

Doriano 02/feb/2012 | 14:40

se ne parli
Caro Direttore, d'accordo, parliamo di questo presunto "scivolone" di Monti, ma sa qual è la verità, a mio parere? Che questo Governo, per la prima volta da decenni, si sta ponendo davvero i problemi veri del cambiare la nostra Società ingessata, vecchia, superata. Certo, con delle contraddizioni, ma per fortuna il Governo ci sta provando seriamente. Già Polito sul Corriere ha messo benissimo in chiaro tutti i "diritti" mal posti dei nostri giovani, come quello a trovare, tutti, un posto fisso con una laurea in pedagogia, Ma se il Primo Ministro pone chiaramente il problema....apriti cielo! Come siamo tutti conservatori alla fine!

Formica incazzata 02/feb/2012 | 13:27

E alle partite IVA chi ci pensa?
Concordo con l'articolo sul posto di lavoro fisso o mobile.... Ma nessuno parla dei lavoratori autonomi ad esempio gli agenti di commecio pagati a provvigione sulle vendite e solamente dopo il saldo totale delle
Fatture dei clienti, sono soggetti agli studi di settore che impongono per legge redditi difficilmente raggiungibili, sono considerati da fisco "attivita' produttive" quindi soggetti a IRAP, se non vendono a sufficienza vengono semplicemente sostituiti, hanno tutte le spese a proprio carico e molte di queste sono
Solo parzialmente deducibili fiscalmente, fatturano tutto altrimenti non possono essere pagati e spesso devono aspettare 2 o 3 mesi prima di incassare le provvigioni mentre l'IVA si paga subito + INPS ecc. Ecc. Sono tanti ma essendo soli nessuno si occupa di loro. Quando perdono il mandato si arrangiano.......

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