Economia
CRISI UE
Lisbona, l'inutile rigore
L'austerity non basta: il deficit si attesta tra il 7,5 e l’8%.
di Marco Todarello
Lisbona è abituata al vento, ma l’aria che arriva da Atene fa davvero paura. Nonostante sia quasi pronta la bozza finale del piano anti-crisi elaborato dall'esecutivo guidato da Lucas Papademos e dalla Troika (Ue, Fmi e Bce), lo spettro del fallimento greco - con conseguente uscita dell’euro - rimane dietro l'angolo e metterebbe a rischio, oltre alla storia dell’Unione europea, anche il Portogallo.
Ma il premier portoghese Passos Coelho, che si è insediato a luglio quando la crisi già mordeva durissimo, ed è amministratore di un prestito da 78 miliardi di euro dalla stessa triade di creditori internazionali che sta mettendo crisi Atene, mantiene i nervi saldi.
NIENTE PANICO DA CONTAGIO. E ha deciso di andare avanti con il programma di salvataggio, «indipendentemente da ciò che sta accadendo in Grecia». Niente panico da contagio, insomma.
La ristrutturazione varata dai lusitani - che secondo il governo porterà al taglio del 43,5% della spesa pubblica in quattro anni - finora non ha prodotto i risultati sperati.
L’esecutivo di centrodestra ha aumentato l’Iva sulle bollette energetiche (dal 6% al 23%), l’Irpef (addizionale del 5%) e i trasporti; ha tagliato del 15% la spesa medica, dal 5 al 10% gli stipendi e le pensioni ed eliminato due mensilità dai salari pubblici, compresa quella 14esima mensilità che fu una delle conquiste della rivoluzione dei garofani del 1974, introdotta per compensare la bassa media dei salari.
Dure misure che dovevano servire al Portogallo per ridurre il deficit di bilancio dal 9,1% del Prodotto interno lordo (Pil) del 2010 al 3% nel 2013. Le stime non ancora concluse per il 2011 danno però il deficit tra il 7,5% e l’8%, circa 2 punti in più di quanto previsto per l’anno appena trascorso (5,9%).
Disoccupazione al 13,6%, la più alta d’Europa dopo Spagna e Irlanda
E così le misure di austerity non sono servite, al momento, a riportare ordine tra i conti pubblici. E, in più, stanno pure frenando l’economia, che era già in profonda recessione. La previsione per il Pil è in calo del 5,7% nel 2012 e del 3% nel 2013.
Il tessuto imprenditoriale portoghese è in grande difficoltà: ormai non si contano fallimenti, licenziamenti e problemi finanziari delle imprese, tra cui l’alto rischio di insolvenza nei confronti dei creditori.
RISTORAZIONE IN CRISI. La situazione più critica, in un Paese che vive soprattutto di turismo, è quella del settore ristorazione. Secondo la Associação da Hotelaria, Restauração e Similares de Portugal (Ahresp), 12 mila attività rischiano di chiudere entro il 2012.
L’associazione, che riunisce i ristoratori del Portogallo, ha denunciato come dopo l’aumento dell’Iva, che ha seguito altri rincari nell’energia e nelle materie prime, lavorare senza cospicui ritocchi ai prezzi sia diventato impossibile.
L’ultima spiaggia, insomma, per la cultura portoghese, che ha sempre considerato l’economicità di bar e ristoranti come qualcosa di sacro.
E nei bar, di colpo troppo costosi, non si trovano più nemmeno i giovani, nonostante siano davvero pochi quelli che hanno un’alternativa all'attività di bighellonare tutto il giorno.
LAUREATI SENZA LAVORO. I centros de emprego sono affollati di 20enni e 30enni, per lo più laureati: uno su quattro non trova lavoro, due su quattro ripiegano sui call center, sui supermercati o si reinventano autisti di taxi. E abbonda l’abuso dei recibos verdes, contratti a tempo nati per i lavoratori autonomi e ormai diventati un escamotage per legalizzare il lavoro nero privando l’impiegato di ogni diritto, dai contributi pensionistici fino a ferie e malattia.
A fine 2011, il tasso di disoccupazione si è attestato al 13,6%, il terzo più alto d’Europa dopo Spagna e Irlanda.
Circa 670 mila famiglie non sono in grado di pagare le rate della casa
Anche lo spettro di una bolla immobiliare, dalla quale finora il Portogallo era rimasto immune, si fa vivo a causa della contrazione dell’economia e della scarsa liquidità a disposizione delle famiglie. Il quotidiano Diario económico ha ricordato che, solo nel 2011, 34 mila famiglie (su una popolazione complessiva di poco più di 10 milioni di persone) sono state costrette a recidere i contratti di mutuo con le banche. In totale, quelle non più in grado di pagare le rate per la casa sono 670 mila .
STRAPPO TRA SOCIETÀ E POLITICA. Il lavoro, la casa, il futuro: questioni chiave intorno alle quali anche in Portogallo, come in altri Paesi europei, si sta costruendo lo strappo tra società e politica, considerata sempre più incapace di gestire l’emergenza e sempre più dipendente dai diktat di Berlino e Bruxelles.
E anche se i tra i lusitani non si sono ancora viste reazioni violente alla crisi - l’ultimo sciopero generale risale a novembre 2011 - qualcosa sta già cambiando.
Una ricerca dell'Instituto de Ciências Sociais (Ics) di Lisbona ha dimostrato che la crisi e le misure d’austerità hanno acuito l’egoismo, soprattutto tra i giovani, decisi a non aiutare chi sta peggio di loro, anche in un momento come questo.
«I genitori cominciano a vergognarsi dell’eredità lasciata ai figli», ha scritto la sociologa Carreira Filipe da Silva, curatrice dello studio, «ora che vedono un Paese con una disuguaglianza profonda e strutturale. C'è un sentimento di sfiducia verso tutta la società e la gente continua a chiedersi come sia potuto succedere a noi».
Martedì, 07 Febbraio 2012

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