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Economia 

ECONOMIA

Berlino apre al Kazakistan

Merkel firma con Nazarbaev 50 contratti per fornitura di materie prime.

di Pierluigi Mennitti

da Berlino

La Germania apre al Kazakistan, stringendo rapporti commerciali che configurano una partnership importante ma fanno storcere il naso ai sostenitori di democrazia e diritti civili.
Dopo mesi di trattative diplomatiche, l’occasione per siglare gli accordi è venuta dalla visita a Berlino del controverso presidente kazako Nursultan Nazarbaev ricevuto, con tutti gli onori dovuti a un capo di Stato, alla cancelleria e allo Schloss Bellevue, la residenza del presidente federale tedesco.
I termini dell’accordo mostrano la vastità della collaborazione fra i due Paesi. «Il Kazakistan offre importanti materie prime», ha scritto la Süddeutsche Zeitung, «e, in cambio del comune sfruttamento delle risorse e dei conseguenti profitti, gli imprenditori tedeschi si impegnano a fornire contributi per l’industrializzazione del Paese centro-asiatico».
FIRMATI 50 CONTRATTI. Lo stesso Nazarbaev è stato ancor più preciso: sono stati firmati in totale 50 contratti, per un valore complessivo di 4 miliardi e mezzo di euro. Unica concessione, l’assicurazione che il Kazakistan intende orientare la propria politica estera verso l’Unione europea.
Poi sorrisi e abbracci di fronte ai fotografi con Angela Merkel e via verso un colloquio a quattr’occhi con il presidente Christian Wulff.
Una partnership che il quotidiano bavarese ha giudicato quantomeno imbarazzante: «Per come è stato impostato, il programma ha riservato un certo onore a un uomo il cui stile politico è descritto come severo, che ha una visione restrittiva dei diritti democratici e della libertà. In Kazakistan la libertà di opinione è limitata, i giornalisti critici sono perseguitati, la corruzione politica domina negli affari di Stato, la libertà di religione e di manifestazione è controllata dalla polizia».
Non sono giudizi di parte, ha proseguito la Süddeutsche, ma si ritrovano nero su bianco nei rapporti di analisi stilati periodicamente dal ministero degli Esteri di Berlino.

La dipendenza tedesca dalle materie prime

Gli stessi diplomatici tedeschi classificano il Kazakistan agli ultimi posti tra i Paesi democratici e le organizzazioni non governative tranciano giudizi ancor più negativi.
L’ultimo rapporto di Amnesty International ha citato espressamente casi di brutali metodi di tortura utilizzati dalle autorità nei confronti dei dissidenti, sebbene il governo di Astana abbia varato una politica di tolleranza zero contro la tortura.
Evidentemente senza grande successo.
E Medici senza frontiere ha denunciato attacchi delle autorità ai media indipendenti, aggressioni contro i blogger, il blocco periodico di internet e della rete di telefonia mobile e un recente caso di violenza nei confronti dei lavoratori di un’azienda petrolifera, che appena lo scorso dicembre erano scesi in sciopero per chiedere un aumento di stipendio: un’azione repressiva costata 16 morti.
«Perché dunque Angela Merkel ha ricevuto con tante smancerie un tipo come Nursultan Nazarbaev?», si è chiesta retoricamente la Süddeutsche Zeitung. La risposta è stata ovvia: perché l’accordo riguarda importanti materie prime e la Germania è fortemente dipendente dai Paesi che le hanno.
IMPORTAZIONI PER 109 MILIARDI DI EURO. L’ultimo rapporto dell’Agenzia tedesca per le materie prime (Dera), riferito al 2010, ha conteggiato in 109 miliardi di euro il volume di importazioni tedesche: «La Germania è dipendente dall’estero per molte materie prime, così che l’economia tedesca è costretta a sintonizzarsi con il mercato globale di queste risorse per poter mantenere i suoi livelli produttivi».
Le necessità dell’industria vengono ora sostenute dall’Alleanza per la sicurezza delle risorse, un consorzio promosso un mese fa dalla Confindustria tedesca (il potente Bundesverband der Deutschen Industrie, Bdi), di cui fanno parte gruppi del calibro di Basf, Bayer, Bmw, Daimler, Evonik Industries, Bosch e ThyssenKrupp e che monitorizza quotidianamente i bisogni aziendali, individuando settori e momenti di crisi.
L’accordo con il Kazakistan dovrebbe servire a prevenire proprio i cicli di criticità nell’approvvigionamento delle materie prime.
Il Paese è povero di democrazia, ma ricco di petrolio, gas, oro e uranio. E soprattutto delle cosiddette terre rare, metalli speciali utilizzati nella produzione di telefonini, ruote eoliche e apparecchiature laser, sui quali si è scatenata una competizione globale che vede la Cina come protagonista a tutto campo.

Sorvolare sul principio di democrazia in nome dell'accesso alle risorse

Da un punto di vista strettamente realistico, i sorrisi fra Merkel e Nazarbaev favoriranno Berlino nel conquistare spazi fondamentali nella lotta all’approvvigionamento di risorse necessarie all’industria moderna e Astana ad avviare un processo di industrializzazione serio, avendo accesso al know-how e alla tecnologia tedesca.
INTESA CRITICABILE. Da un punto di vista politico, però, i dubbi sull’opportunità dell’abbraccio sono pesanti. «Un Paese che lede le basi dei diritti dell’umanità non rappresenta un ambiente favorevole per gli investimenti industriali», ha detto un portavoce di Human Rights Watch, e la deputata verde Viola von Cramon ha aggiunto: «Il governo ha fatto prevalere gli interessi economici ai diritti dell’uomo e al rispetto di minimi standard democratici, lodando senza pudore il presidente Nazarbaev».
Von Cramon aveva monitorato come osservatrice dell’Ocse le controverse elezioni kazake di gennaio, all’unanimità giudicate non democratiche dagli osservatori internazionali.
Ma che siano le smancerie a Nazarbaev o i baciamano a Muammar Gheddafi, la politica estera dei Paesi europei sorvola spesso sul principio della democrazia, specie quando si tratta di poter accedere a materie prime o risorse energetiche.
DOPPIO BINARIO. Un doppio binario che poggia, come in Germania, su principi tanto generali quanto vaghi: «Su temi come la violazione dei diritti umani in alcuni Paesi vale sempre il concetto proposto dal ministro degli Esteri Guido Westerwelle», ha concluso la Süddeutsche, «secondo il quale, per il governo tedesco la validità di quei diritti è fuori discussione, ma progressi duraturi possono essere conseguiti solo sulla base del rispetto reciproco». Una coperta lunga, sotto la quale però non tutti riescono a rimanere al caldo.

Giovedì, 09 Febbraio 2012


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