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Economia 

CRISI EURO

Atene si piega a Bruxelles

Accettati i tagli su statali e stipendi. Ma per l'Ue non basta.

di Barbara Ciolli

L'indiscrezione è rimbalzata nelle sale del parlamento di Atene. Poi la conferma è arrivata da Mario Draghi, che all'uscita della riunione del Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha rilasciato il suo disco verde. Insufficiente, però, a rassicurare l'Unione europea.
«Ho ricevuto dal premier greco Lucas Papademos una chiamata che informava della notizia dell'accordo raggiunto sulla Grecia», ha dichiarato pubblicamente il presidente della Bce mentre di certo, a Bruxelles, i leader dell'Eurogruppo tiravano un sospiro di sollievo.
ATENE: «C'È UN ACCORDO GENERALE». Alla fine è finito il lungo braccio di ferro interno tra governo e opposizione, divisi sui tagli draconiani imposti allo Stato e ai cittadini. Ed è stato sciolto anche l'ultimo nodo sulle decurtazioni delle pensioni contributive. «Le trattative in corso con la Troika si sono concluse con successo», ha fatto sapere Papademos, confermando le voci ufficiose in arrivo dalla Grecia, «c'è un'intesa generale sul contenuto del nuovo programma di austerity e un accordo con i creditori privati. Ora, per compiere il passo finale, ci serve il sostegno politico dell'Eurogruppo», ha aggiunto il ministro dell'Economia greco Evangelos Venizelos.
UE E FMI PRENDONO TEMPO. Sostegno che, però, da Bruxelles non è arrivato. Ottenere il credito, hanno fatto sapere con durezza le controparti dell'Ue e del Fmi, non sarà immediato. «Quello raggiunto è un accordo di partenza, siglato tra esperti. Ora tocca al governo e al parlamento greci convincere i partner dell'Eurozona sulla credibilità delle sue riforme, con azioni e leggi» ha dichiarato il commissario Ue agli Affari ecoonomici Olli Rehn.
E in serata l'Eurogruppo ha ufficialmente rinviato il pacchetto di aiuti alla consultazione successiva, fissata per il 15 febbraio. «L'Eurogruppo non ha gli elementi necessari per sbloccare gli aiuti alla Grecia oggi», ha spiegato il presidente Jean Claude Juncker. I ministri dell'Eurozona hanno ribadito tre richieste: impegni politici seri, il voto del parlamento sull'accordo partiti-governo e un'indicazione su come fare nuovi tagli per 325 milioni di euro.
48 ORE DI SCIOPERO GENERALE. Per l'intransigente Angela Merkel «alcune misure urgentemente necessarie sono state accettate su carta, ma restano in gran parte irrealizzate». «Il debito pubblico greco deve essere ridotto al 120% del Pil entro il 2020. Solo in questo modo il Paese avrà, con le proprie forze, di nuovo una chance sui mercati». Ad Atene, la tensione sociale è altissima: per il 10 e l'11 febbraio i sindacati del settore pubblico e privato hanno proclamato uno sciopero generale di 48 ore. Mentre i senza lavoro hanno superato la soglia del 20%.

Draghi: «La Bce attende l'esito del vertice a Bruxelles»

Con il via libera di Atene al nuovo, disumano pacchetto di lacrime e sangue - il memorandum dettato dai creditori della Troika (leggi il contenuto dell'ultima lettera d'intenti rilasciata dal governo greco), la triade di Commissione Ue, Fondo monetario internazionale e Bce - l'Eurogruppo dei 17 Paesi della moneta unica, riunito dalle 18 la sera del 9 febbraio a Bruxelles, deciderà in che tempi e modalità autorizzare il secondo piano di aiuti da 130 miliardi, senza il quale la Grecia non avrebbe potuto rimborsare i 14,5 miliardi di debito, dei bond in scadenza il 20 marzo.
EUROGRUPPO CAUTO: «INTESA PRIMO PASSO». Il via libero sul prestito e i soldi concordati non arriveranno subito: all'apertura dell'incontro, per bocca del presidente dell'Eurogruppo Jean Claude Juncker, i leader dell'Ue si sono espressi con cautela, anticipando che difficilmente arriverà «in serata, una decisione finale sulla Grecia».
«Il nostro aiuto ci sarà, se la politica in Grecia non discute soltanto, ma agisce. Gli annunci da soli non aumentano la concorrenzialità di un Paese», ha dichiarato scettico il ministro degli Esteri della Germania Guido Westerwelle. Troppo presto, per affermare che «tutto è risolto», anche per il ministro dell'Economia irlandese: «Non sono sicuro che ci sia davvero un accordo globale. Bisogna vedere che tipo di intesa è, e che impatto avrà su tutta l'Eurozona», ha commentato il politico, poco prima di riunirsi al vertice. Il ministro delle Finanze austriaco Maria Fekter ha chiesto con fermezza «report mensili sui progressi di Atene», in merito al secondo programma di riforme concordato con la Troika, «la pazienza di chi sta aiutando la Grecia sta per finire».
BCE, AIUTI INDIRETTI PER 11 MILIARDI. Dalla Bce, Draghi ha annunciato di «attendere l'esito del vertice politico di Bruxelles», ricordando come il Trattato della Banca centrale europea proibisca «di contribuire al salvataggio fornendo direttamente fondi propri: «Eviteremo qualsiasi trucco legale sui bond ellenici».
L'8 febbraio, il numero uno di Eurotower era venuto incontro ad Atene, con la decisione di rinunciare a parte dei profitti sui titoli di Stato greci detenuti dalla Bce, scambiandoli con titoli emessi dall'Efsf (il Fondo salva-Stati dell'Ue), per un risparmio totale di 11 miliardi di euro.
Prima di autorizzare la manovra, tuttavia, deve essere trovato l'accordo tra le banche e gli hedge fund sull'entità del taglio (probabilmente al 70%-75%) e sul nuovo tasso di interesse da applicare ai titoli (circa il 3,5%).

Atene: accordo sui tagli tra governo e opposizione

La vera impasse sullo sblocco dei nuovo pacchetto di aiuti, però, non derivava dall'intesa, nella sostanza già raggiunta tra privati e governo greco per l'haircut (taglio) del valore nominale delle obbligazioni in pancia a creditori privati, ma dall'accordo in Parlamento per procedere alla riforma delle pensioni e al massiccio taglio degli stipendi minimi (22%), degli stipendi privati (15%) e dei dipendenti pubblici (150 mila licenziamenti in tre anni).
SÌ SOFFERTO A MISURE IMPOPOLARI. Nessun partito politico voleva attuare misure così impopolari, che hanno portato a nuove manifestazioni e scontri di piazza. Arrivati al bivio del default, governo e opposizione sono stati costretti a cedere alla Troika, non senza lacerazioni interne: in disaccordo con l'intesa raggiunta, si è subito dimesso il vice ministro del Lavoro greco Yiannis Koutsoukous, deputato del socialista Pasok ed ex sindacalista dell'associazione Adedy, che rappresenta i dipendenti statali. 
«I negoziati si sono conclusi con esito positivo. I leader dei partiti hanno accettato il piano. Quindi c'è un accordo generale alla vigilia della riunione dell'Eurogruppo», è stato il secco comunicato diffuso dall'esecutivo guidato dall'ex banchiere centrale Papademos. Per il Fmi, si tratta di un «primo, importante passo», al quale dovrà seguire una «vasta discussione» con le altre parti coinvolte.
FMI: «SERVE MOLTO DI PIÙ». «L'obiettivo è la forte implementazione di un pacchetto di riforme strutturali. Molto è stato fatto dal governo greco, che ha intrapreso azioni nella giusta direzione, ma bisognerà fare ancora di più, per affrontare i nodi chiave del debito e della disoccupazione», ha dichiarato il portavoce del Fondo monetario internazionale Gerry Rice: «È dura , ne siamo ben coscienti. Tuttavia, ci sono altre misure difficili da adottare, sul versante del risanamento e del mercato del lavoro, come l'allineamento dei salari con la produttività».
Più laconico, ma di eguale sostanza, il commento del presidente dell'Fmi, la francese Christine Lagarde al suo ingresso al vertice di Bruxelles: «Un buon inizio, ma resta ancora molto da fare».

Giovedì, 09 Febbraio 2012


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Commenti (2)

gio.ca 10/feb/2012 | 11:00

QUESTO E' IL DILEMMA.....
Bravo Saro45, poche righe, ma c'è la sostanza del dilemma. Dove questa classe politica che ha causato i maggiori danni se ne sta bene dal guardarsi e tutelarsi. Dove sta scritto che devono prendere queste remunerazioni, dove sta scritto che devono prendere queste pensioni, dove sta scritto ancor di più che devono avere questi "privilegi" e farsi schiere di amici della casta che li pompano per lavori pubblici gonfiati. Dove sta scritta che partiti politici esistenti e non, devono prendere questi soldi. Su tutto ciò non esiste niente licenziamenti o tagli. Questa è la disparità, questa è quella eguaglianza che non si trova..... su quel piatto della bilancia.

saro45 10/feb/2012 | 10:31

Licenziare per risolvere i gravi problemi economici
L'Europa pretende che la Grecia oggi e domani l'Italia licenzi molti dipendenti pubblici. Voglio fare una piccola e amara considerazione. Un padre di famiglia viene licenziato ma non trova più lavoro. Probabilità molto alta, anzi quasi sicura se è vero che la crisi è profonda. Ma allora, mettendoci nei panni di questo disoccupato a vita, chi lo dovrà assistere per non dire mantenere, che sarebbe troppo pesante? Quando si ammalerà perché povero, chi lo assisterà e con quali soldi dato che lo Stato non ne aveva e per questo motivo lo aveva licenziato? Una persona che sta male fisicamente, si deve curare, o si deve lasciarlo morire nell'indecenza?

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