TUTTO ITALIA EUROPA AFRICA ASIA NORD-AMERICA SUD-AMERICA OCEANIA Login | Registrati |  Martedì, 22 Maggio 2012- 02.45

Economia 

REGNO UNITO

Banca salva Londra

Per fermare la recessione, dal governatore arrivano altri 50 miliardi di sterline.

di Lorenzo Berardi

Risorse fresche per l'asfittica economia del Regno Unito. Giovedì 9 febbraio la Banca d'Inghilterra ha deciso di destinare altre 50 miliardi di sterline (59,5 miliardi di euro) nell'immediato per tentare di invertire la recessione tuttora in corso nel Paese.
La scelta di aumentare le risorse a sostegno dell'economia nazionale si colloca nell'ambito del piano di quantitative easing (Qe), ovvero alleggerimento quantitativo avviato avviato nella primavera del 2009. Il tutto mantenendo i tassi d'interesse ad appena lo 0,5%, un valore invariato da tre anni a oggi e che rappresenta uno dei punti di forza del sistema britannico, soprattutto se paragonato ai tassi applicati dalle banche di Stato dei singoli Paesi dell'Eurozona.
INSUFFICIENTI 333 MLD DI EURO. Come ricordato dalla stampa, dal marzo 2009 a oggi la Bank of England ha già destinato 275 miliardi di sterline (330 miliardi di euro) a sostegno dell'economia britannica. Un flusso di denaro ritenuto evidentemente insufficiente dal governatore Sir Mervyn King, che ha deciso di allargare ancora una volta i cordoni della borsa della banca di Stato inglese per venire in soccorso a un'economia che stenta a ripartire.
Secondo i calcoli fatti da Bbc News, i 275 miliardi di sterline già stanziati dal piano di Qe della Banca d'Inghilterra corrispondono al 20% del Prodotto interno lordo nazionale degli ultimi tre anni. Una robusta iniezione di fiducia per un settore, quello della produzione, che stenta a decollare nonostante l'intervento diretto della banca di Stato.

Intervento per rilanciare l'economia e ridurre l'inflazione

Non a caso, gli ultimi dati sul prodotto interno lordo del Regno Unito mostrano un eloquente -0,2% nell'ultimo trimestre del 2011 e anche se le aspettative per il primo quarto del 2012 sono quelle di invertire la rotta verso il segno più, le prospettive per l'immediato futuro restano grigie, come hanno dimostrato le recenti previsioni del Fondo monetario internazionale che ipotizzano una crescita di appena lo 0,6% per Londra nell'arco dell'anno appena iniziato.
Una stagnazione produttiva confermata dall'Office for national statistics del Regno Unito e dagli economisti d'Oltremanica che hanno sottolineato come a quattro anni esatti dalll'inizio della recessione britannica, parlare di ripresa economica sia inappropriato, visto che i dati sulla produzione confermano un calo del 4% netto rispetto ai valori registrati prima della crisi.
CALA L'INFLAZIONE. In questo quadro si è inserita la decisione della Banca d'Inghilterra di rafforzare il proprio ruolo di sostegno all'economia nazionale in uno scenario di perdurante incertezza per l'intera Europa e approfittando del recente calo dell'inflazione in Gran Bretagna.
Secondo le dichiarazioni ufficiali dei vertici della banca di Stato inglese pubblicate dal Daily Telegraph, «il ritmo di ripresa economica nel Regno Unito ha rallentato nel 2011, sino a diminuire leggermente nell'ultimo trimestre dell'anno. Anche se alcune recenti indagini hanno mostrato un'immagine più positiva per il futuro, va sottolineato come anche i maggiori mercati per le esportazioni britanniche abbiano rallentato la propria ripresa, mantenendo intatte le nostre proeccupazioni».
Una chiara allusione, quest'ultima alle difficoltà dell'Eurozona, un mercato economico al quale Londra - a dispetto dei propri isolazionismi a Bruxelles - non può permettersi di rinunciare.
OSBORNE È SODDISFATTO. Positive le reazioni all'intervento extra della Bank of England da parte del ministro del Tesoro George Osborne, riportate dall'Independent.
Secondo il Cancelliere dello Scacchiere, che ha dato il via libera ufficiale del governo all'aumento di 50 miliardi di sterline dell'alleggerimento quantitativo da parte della banca di Stato, «la decisione del comitato monetario della Bank of England ci permetterà di raggiungere e mantenere l'obiettivo di riportare l'inflazione al 2%».
Un traguardo ancora lontano, visto il +4,2% nell'aumento dei prezzi al consumo registrato a dicembre 2011, ma che non appare più impossibile da raggiungere considerato il calo registrato dall'allarmante +5,2% di ottobre dello scorso anno, come sottolineato dal Financial Times.

Il ruolo decisivo della Banca d'Inghilterra

La scelta di destinare nuove risorse all'economia britannica intrapresa il 9 febbraio dal governatore della Bank of England è solo l'ultima, in ordine di tempo. di una serie di misure di sostegno al Paese intraprese dalla banca di Stato del Regno Unito. Nel corso del 2011, infatti, l'appoggio in valuta della Banca d'Inghilterra all'economia della Gran Bretagna e persino ai banchieri della City non è mai mancato.
Meno netta la posizione di King e soci sulla bontà delle scelte al risparmio, operate dalla coalizione di governo in ambito economico, a più riprese difese e ritenute necessarie ma, al tempo stesso, colpevoli di avere ridotto il potere d'acquisto delle famiglie britanniche. Una posizione che non ha impedito alla Bank of England di difendere la politica di tagli alla spesa pubblica promossa dal governo Cameron, per voce dello stesso governatore il 25 gennaio 2011.
A MARZO 2011, 75 MLN DI STERLINE. Per quanto riguarda le banche, invece, il 4 marzo 2011, in un'intervista al Daily Telegraph, Sir King attaccava gli squilibri di un settore creditizio «che cerca di massimizzare il profitto a breve termine a spese di clienti ignari o ingenui», tuttavia il 6 ottobre 2011 la Banca d'Inghilterra sceglieva di immettere 75 miliardi di sterline a sostegno del sistema bancario britannico subito dopo l'annuncio del declassamento di 12 istituti di credito inglesi deciso da Moody's.
NECESSARIO IL SUPPORTO DI KING. Un ruolo, quello banca di Stato inglese, che si sta rivelando decisivo per consentire stabilità alla linea di politica economica intrapresa dal governo Cameron, pur senza evitare di evidenziare gli errori compiuti dall'esecutivo e le storture del sistema finanziario e creditizio.
Se il Regno Unito può ancora sperare in un rilancio, o almeno in una difesa della propria economia capace di bilanciare la flessione dei mercati dell'Europa continentale, è soprattutto grazie alle decisioni avvallate da Sir King, un uomo non sempre apprezzato dall'establishment politico e finanziario londinese, ma il cui supporto è mai come in questo momento prezioso e decisivo.

Venerdì, 10 Febbraio 2012


File multimediali correlati a questo articolo

La sede della Banca d'Inghilterra.

3 foto
FOTO

Nessun commento

Per scrivere un commento è necessario registrarsi: Loggati - Registrati