Grecia, un prestito da 35 miliardi

Ok al piano salvataggio Ue-Fmi. Papademos: «Così si evita il fallimento». Scontri ad Atene.

11 Febbraio 2012

Mentre la tensione di piazza rimane alta, e Atene è stata paralizzata dal secondo giorno di sciopero generale, è arrivato il primo via libera di Atene al piano che impegna il Paese al pacchetto di riforme richieste dalla Troika in cambio del via libera al salvataggio da 130 miliardi di euro.
Il Paese prenderà in prestito 35 miliardi di euro dal fondo temporaneo salva-Stati Efsf per finanziare il piano di austerity per ricevere gli aiuti.
La notizia è stata data l'11 febbraio dal Wall Street Journal, che, citando documenti ufficiali del piano, prevede anche che Atene possa raccogliere, entro fine 2012, 4,5 miliardi di euro da operazioni di privatizzazione.
PAPADEMOS: «LE MISURE CI EVITANO IL FALLIMENTO». «Queste misure ci evitano il fallimento incontrollato, che porterebbe il paese alla catastrofe, al caos economico, all'esplosione sociale», ha detto il premier ellenico Loukas Papademos parlando in tv alla nazione.
Il piano, che è stato approvato il 10 febbraio dal governo e che deve essere votato il 12 dal Parlamento. Il documento prevede anche riforme radicali in vari settori, tra cui 1,1 miliardi di tagli per i costi farmaceutici, l'abolizione delle regole restrittive sulle guide turistiche, l'apertura del mercato energetico greco agli investimenti stranieri.
70 MLD DI EURO DI NUOVE OBBLIGAZIONI. L'accordo prevede anche che la Grecia possa emettere circa 70 miliardi di euro di nuove obbligazioni da offrire agli obbligazionisti in cambio dei loro vecchi titoli, che subiranno una riduzione del valore del 50%. Altri 30 miliardi di euro saranno forniti in forma di bond emessi dall'Efsf e saranno offerti ai creditori privati.
Secondo il premier italiano Mario Monti, che ha parlato da New York, il governo greco ha fatto «uno sforzo notevole» per raggiungere un accordo con i creditori internazionali ed evitare la bancarotta. Il capo dello Stato Giorgio Napolitano, preoccupato dalla forte manifestazione di malessere sociale in Grecia ha affermato che l'Italia ha comunque una situazione diversa da Atene.

Papademos: «Sviluppo atteso per la seconda metà del 2013»

Lucas Papademos.

(© LaPresse) Lucas Papademos.

«Sappiamo che le nuove misure colpiranno i greci nel breve termine. Lo sappiamo», ha detto il premier ellenico Loukas Papademos parlando in tivù alla nazione. «Ma i costi sociali non si possono paragonare con il disastro che genererebbe una loro bocciatura». Il presidente del Consiglio ha spiegato che il Paese è giunto «al Punto Zero. Queste misure ci evitano il fallimento incontrollato, che porterebbe il paese alla catastrofe, al caos economico, all'esplosione sociale». Le misure previste nell'accordo con la troika, ha affermato il premier con tono a tratti drammatico, «garantiscono il futuro del nostro Paese nell'euro. Fino al 2009 in Grecia c'era un modello economico sbagliato. Si tratta di cose che dovevano essere fatte diverso tempo fa».
IL PREMIER HA CHIESTO IL SOSTEGNO DEL PARLAMENTO. Papademos ha illustrato nel dettaglio cosa vorrebbe dire la catastrofe, in mancanza del varo delle nuove misure: «Non avremmo potuto più importare generi di prima necessità, o pagare per il funzionamento di ospedali e scuole, pensioni e medicine».
Il premier ha poi previsto che la Grecia torni allo sviluppo nella seconda metà del 2013, «se seguiremo questo programma economico».
Chiedendo il voto dei parlamentari dei due maggiori partiti, Nuova Democrazia e Pasok, il primo ministro ha esortato i greci a reagire: «Il patriottismo non è abbandonare la battaglia, ma difendere la nostra posizione in Europa e nell'euro, prendendo tutti insieme decisioni importanti».

Secondo giorno di sciopero: scontri a piazza Syntagma

In tutta la Grecia la tensione resta alta: tre persone sono rimaste ferite durante gli scontri scoppiati nelle manifestazioni ad Atene contro tagli e sacrifici.

(© Getty) In tutta la Grecia la tensione resta alta: tre persone sono rimaste ferite durante gli scontri scoppiati nelle manifestazioni ad Atene contro tagli e sacrifici.

Intanto, nel secondo giorno di sciopero generale indetto per protestare contro il nuovo piano di austerità, Atene è stato di nuovo teatro di manifestazioni di protesta, dopo quelle del 10 febbraio che hanno visto il lancio di molotov contro la polizia nella piazza Syntagma antistante il Parlamento, con arresti e feriti.
'ABBASSO LA DITTATURA DEI MONOPOLI'. Nella mattina dell'11, i greci sono tornati in piazza contro le nuove misure di austerità. I sindacati Gsee e Adedy si sono concentrati sempre a Syntagma, mentre la confederazione sindacale Pame ha dato appuntamento a Omonia, un'altra piazza centrale di Atene, ma anche in altri luoghi della capitale ed altre città. Le manifestazioni precedono quella - che si prevede particolarmente imponente - di domani 12 febbraio alle 5 del pomeriggio (le 4 in Italia) a Syntagma, in coincidenza con il previsto voto sul pacchetto di misure di austerità varato in nottata dal governo. Militanti del Partito comunista greco (Kke) hanno issato due grandi striscioni sull'Acropoli di Atene, con la scritta, in greco ed in inglese «Abbasso la dittatura dei monopoli dell'Unione Europea».
MONSIGNOR PAPAMANOLIS: SITUAZIONE SOCIALE TRAGICA. «Spero che il mio appello possa arrivare al Papa. Ci servono aiuti per assistere la gente. La situazione sociale è tragica». È l'appello del presidente dei vescovi cattolici greci, monsignor Francesco Papamanolis, intervistato dal Messaggero. Il vescovo descrive una situazione in cui in alcuni ospedali manca il riscaldamento e in altri scarseggiano i medicinali e «le nostre diocesi sono letteralmente al verde», perche «molti immobili siamo stati costretti a venderli per pagare le tasse. Adesso è arrivata un'altra tassa per l'energia - ha spiegato - . L'azienda che equivale alla vostra Enel taglia la luce a chi non paga. E di persone che ormai sono insolventi ce ne sono».
Il presidente dei vescovi ha lamentato che finora sono mancati gli aiuti. «Abbiamo anche informato la Congregazione delle Chiese Orientali in Vaticano Abbiamo fatto appelli. Ma finora niente».

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Striscioni al partenone

rramella 12/feb/2012 | 12 :08

oggi in Grecia...
i guasti del liberismo sfrenato si vedranno presto anche in Italia
quando è scoppiata la crisi i giornali titolavano, esagerando come sempre: "fine del capitalismo"
invece di regole più stringenti il nostro amabile Monti, con la complicità di Bersani, liberalizza tutto, abolisce perfino i collegi sindacali, tanto a che servono i controlli?
avete mai visto in Italia una liberalizzazione che abbia portato qualche vantaggio a voi o al Paese?

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