Economia
IL RETROSCENA
Grecia, siamo all'antipasto
Il report che ha convinto l'Ue agli aiuti.
di Giovanna Faggionato
A salvare la Grecia sono state 10 pagine fitte e strettamente confidenziali. Un rapporto in cui, punto per punto, sono elencati i fallimenti della road map che Bruxelles aveva stilato per evitare conseguenze estreme per Atene, e per tutta l'Europa. Se quelle 10 pagine non fossero approdate sul tavolo dell'Eurogruppo, probabilmente l'estenuante maratona di negoziati si sarebbe arenata, e all'alba del 21 febbraio i greci sarebbero stati costretti a dichiarare il default.
LA NECESSITÀ DI ARRENDERSI ALL'EVIDENZA. Invece, a guardare nero su bianco la lista degli errori previsionali degli ultimi mesi, anche il nocciolo duro dei Paesi della tripla A - tedeschi, olandesi e finlandesi - alla fine ha ceduto all'evidenza.
Accantonando i diktat sul rigore e allentando i cordoni della borsa, i Paesi della zona euro non solo hanno dato il via libera al pacchetto di aiuti da 130 miliardi di euro, ma hanno anche acconsentito alla partecipazione delle banche centrali al taglio del debito. Una eventualità che finora era stata scartata.
ALMENO ALTRI 50 MLD NEI PROSSIMI TRE ANNI. Il cambio di atteggiamento è dovuto all'insufficienza della riduzione degli interessi sul debito e al conseguente impatto negativo dell'austerity imposta dall'Europa alla Grecia. Secondo il rapporto anticipato dal Financial Times, Atene non riuscirà a uscire dalla recessione almeno fino al 2014 e nemmeno la seconda tranche di aiuti sarà sufficiente a imboccare la via del risanamento. Nello scenario migliore, entro i prossimi tre anni l'Europa dovrà sborsare altri 50 miliardi di euro per tenere a galla il Paese.
Un cocktail di aiuti insufficienti: serve altra liquidità
Il Fondo monetario internazionale (Fmi) aveva previsto che la Grecia riuscisse entro il 2020 a centrare l'obiettivo di un rapporto tra deficit e Prodotto interno lordo (Pil) al 120%. Ma il documento presentato ai leader della zona euro fa i conti con uno scenario ben più negativo. Il cocktail di aiuti e tagli alla spesa elaborato dalla Troika – Unione europea (Ue), Banca centrale europea (Bce) e Fmi - non basta a rimettere in sesto l'economia ellenica.
LA PROSPETTIVA DI ALTRI 245 MILIARDI. In più c'è il rischio di un'impasse politica: se il governo greco non riuscisse a superare le resistenze alla liberalizzazione del mercato, o ritardasse ad applicarle, l'abbattimento del debito potrebbe essere più lento.
Nella peggiore delle ipotesi, Atene potrebbe arrivare tra otto anni esattamente nelle stesse condizioni di oggi: con un rapporto tra deficit e Pil fermo al 160%. In questo caso l'Europa dovrebbe iniettare ulteriore liquidità fino a 245 miliardi di euro.
Il contributo dei partner europei vale il 4,6% del debito
Le nuove previsioni hanno convinto anche gli Stati più riluttanti ad aprire il portafogli e a venire in contro alle richieste delle banche e degli altri creditori privati. Per evitare il peggio. In questo secondo pacchetto, i partner europei sono ancora i maggiori contribuenti con 117 miliardi di euro. Ma questa volta al posto dei prestiti bilaterali, gli aiuti passeranno dal Fondo salva Stati e saranno garantiti dai titoli dei Paesi membri.
Le critiche degli Usa all'impegno crescente del Fondo monetario internazionale nel Vecchio continente hanno colpito nel segno. Il contributo di Washington, che sarà deciso entro la metà di marzo, dovrebbe diminuire sensibilmente. Secondo fonti del governo tedesco, l'Fmi potrebbe investire 13 miliardi di euro, a fronte dei 30 impegnati nella prima tranche.
RIDOTTI GLI INTERESSI SUGLI AIUTI. La vera novità è però il coinvolgimento degli attori pubblici nell'haircut (taglio) del debito, che avverrà con due modalità diverse. Da una parte gli Stati dell'area euro abbasseranno gli interessi sugli 80 miliardi di aiuti concessi con il piano del 2010: uno sconto di 1,4 miliardi che si traduce in un abbattimento del debito pari al 2,8%.
Dall'altra le banche centrali rinunceranno ai guadagni sui titoli greci fino al 2020: una mossa che corrisponde a un altro taglio al debito dell'1,8%.
DALLA BCE INTERESSI GARANTITI. Per premiare lo sforzo, la Bce si è impegnata a devolvere alle banche nazionali 12 miliardi di plusvalenze, ottenute comprando i titoli greci sul mercato secondario nei giorni più acuti della crisi e quindi al massimo dell'interesse.
Lo sconto ai privati: un problema per il futuro
Infine, l'accordo coi creditori privati prevede un taglio netto di 107 miliardi di euro sui 210 miliardi che Atene deve a banche, fondi di investimento e finanziarie. I titoli attualmente in portafoglio ai privati saranno scambiati con bond a lunga scadenza. In compenso gli investitori ottengono sulle nuove obbligazioni uno sconto del 20%. Un vantaggio pagato a caro prezzo da Unione europea e Banche centrali con 30 miliardi di euro. Praticamente pagato dai contribuenti europei. Per consentire l'operazione, la Grecia ha inoltre dovuto offrire garanzie sul resto degli interessi, che saranno congelati in un fondo ad hoc.
UN BOOMERANG SUL MERCATO. Nessuno però si illude che il piano da solo sia sufficiente. L'analisi presentata a Bruxelles, infatti, mette in allarme anche su un altro punto: le misure di emergenza rischiano di tradursi in un boomerang sul mercato.
I privati che in futuro volessero comprare il debito di Atene risulterebbero svantaggiati rispetto a quelli coinvolti nella ristrutturazione attuale. Il salvataggio di oggi rischia, insomma, di allontanare i creditori di domani.
Martedì, 21 Febbraio 2012

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