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Economia 

Tommaso Labate

DENTRO IL PALAZZO

Lavoro, confusione nel Pd

Dopo lo scontro con Fornero, partito in stallo sulla riforma.

di Tommaso Labate

editoriale
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Prima l’accelerazione di Mario Monti. Poi l’avvertimento di  Pier Luigi Bersani a Monti. E adesso l’ultimatum di Elsa Fornero a Bersani. Dall’intricatissima matassa sulla riforma del welfare dipendono le sorti dell’ultimo scorcio di legislatura. E l’intervento del ministro diretto al Partito democratico - «Andremo avanti anche senza il consenso delle parti» e «sarà il parlamento ad assumersi la responsabilità di dire se appoggia o meno il governo» - dà la misura di un confronto che, a questo punto, dipende da tre capitoli di una storia tutta da scrivere.
BERSANI DA MONTI PER PARLARE DI ART. 18. Il primo è un faccia a faccia tra il segretario del Pd e il presidente del Consiglio, che il 22 febbraio ha incontrato Silvio Berlusconi. L’appuntamento sarebbe già in agenda e serve per sottolineare soprattutto un punto. Quello che un componente dell’esecutivo, che forse pecca un po’ troppo di ottimismo, confida a microfoni spenti: «Monti è ancora convinto di riuscire a portare a casa una riforma del lavoro con il consenso della Cgil. D’altronde, nel faccia a faccia con Susanna Camusso (ne aveva dato notizia Repubblica 10 giorni fa, ma sia Palazzo Chigi sia il sindacato di Corso d’Italia avevano smentito la ricostruzione del quotidiano di largo Fochetti, ndr) la discussione tra i due sulla riforma dell’articolo 18 sembrava tutt’altro che impantanata…».
SCIOPERO FIOM, GIORNO DELLA VERITÀ PER IL PD. Il secondo capitolo di questa storia si materializzerà il 9 marzo, il giorno dello sciopero della Fiom. La correzione di rotta di Stefano Fassina sulla sua partecipazione all’appuntamento - «Decida la segreteria del Pd sulla mia presenza» - non è una marcia indietro. Ma un passo in avanti.
Un po’ come se il responsabile economico del Pd si sentisse sicuro sul disco verde dell’esecutivo dei Democratici (e di Bersani).
Infatti, subito dopo la sua dichiarazione odierna, un altro membro della segreteria di “Pier Luigi”, il responsabile Cultura Matteo Orfini, ha messo a verbale: «Sarò in piazza con la Fiom contro Marchionne, non contro il governo».
MA IL BRACCIO DI FERRO POTREBBE ESSERE RINVIATO. Il terzo elemento è l’approdo della riforma del Welfare in parlamento. L’ora della resa dei conti, insomma. La stessa che, però, potrebbe anche essere rinviata a data da destinarsi. Come scommette l’ex sottosegretario del governo Berlusconi Guido Crosetto, che guarda la contesa dal campo del Pdl, «il braccio di ferro tra la sinistra del Pd e il governo sull’articolo 18 finirà in un nulla di fatto. Come fecero alcuni dei nostri sullo Svuotacarceri, i parlamentari democratici che non vogliono la riforma se ne staranno a casa evitando di votare no». Ma finirà davvero così?

Mercoledì, 22 Febbraio 2012


Commenti (1)

Alessandromagno 23/feb/2012 | 08:54

Enigma elementare !
Stavolta devo ammettere che il PD è stato messo nell'angolo!
- Domanda 1. : Visto che l’Esecutivo vuol fare quel che vuole ( Riforma del Lavoro ) a cosa serve aver convocato gli incontri con le Parti Sociali ? Per fargli fare la figura degli cioccolatai e far fallire il ruolo di Rappresentatività che hanno ?
- Domanda 2 : Considerando la stessa sorte dei Sindacati . visto che vogliono apportare modifiche Impopolari a spese dei Partiti maggiormente rappresentativi < PD & PDL > a cosa serve la Politica in questo caso considerato che < L’Esecutivo Napolitano > non ha niente da perdere ma tutto da guadagnare ?

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