ATOMO

Nucleare, avanti tutta

Dalla Francia agli Usa, si investe nonostante Fukushima.

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08 Marzo 2012

Un anno dopo il disastro di Fukushima, il futuro dell'atomo nel mondo si gioca su quattro tavoli: la sicurezza, il fabbisogno di energia, i costi e, ultimo ma non meno importante, l'opportunità politica.
Il Giappone, colpito dallo tsunami che provocò l'allagamento e la distruzione quasi totale dei reattori e dei depositi di scorie in riva al mare, si trova sotto pressione in ogni campo: attualmente, ha in funzione solo due dei suoi 54 reattori e ancora non ha preso una decisione definitiva su che cosa fare dei suoi impianti, temuti dai cittadini certamente ora più di ieri, e attende il varo di un piano energetico del governo.
STRESS TEST SULLE CENTRALI. Gli Stati Uniti invece mostrano i muscoli al mondo e, il 9 febbraio scorso, per la prima volta dopo 34 anni, la Nuclear regulatory commission (Nrc) ha approvato la costruzione di due nuove centrali, che saranno collocate in Georgia. L'Europa come sempre si muove in ordine sparso, priva di una programmazione comune. Bruxelles prova timidamente a tirare le fila ma, dati i suoi pochi poteri, si limita a condurre una serie di «stress test» su tutte le centrali dell'Unione che, assicura il commissario Ue per l'energia Guenther Oettinger, saranno completati «non oltre l'estate di quest'anno».
A ben vedere, il disastro di Fukushima non sembra aver mutato il quadro. L'Italia, col referendum, ha spento a stragrande maggioranza ogni futuro sogno atomico, ma in fondo non c'era bisogno dell'incidente in Giappone per questo esito, perché il clima politico e sociale verso i reattori era largamente sfavorevole anche prima del terremoto agli antipodi.

Usa, due centrali entro il 2016, con un investimento di 14 miliardi di dollari

Gli Usa tirano diritti per la vecchia strada, anzi sembrano accelerare. L'avvio dei nuovi reattori dovrebbe avvenire in fretta, già dal 2016, con un investimento di 14 miliardi di dollari e la promessa, da parte dell'amministrazione di Barack Obama, di 5 mila posti di lavoro in più, impegno che in campagna elettorale certo non guasta mai. In fondo il Giappone è lontano, non solo geograficamente, per un popolo abituato a gestire le questioni globali spesso sulla sola base dei propri accadimenti interni.
L'OPPOSIZIONE DI JACZKO. Ma, anche negli Usa, non tutto è come prima. Il sì alle due centrali ha ottenuto, nella Commissione governativa, quattro voti favorevoli su cinque componenti del board. A opporsi è stato proprio il presidente della Nrc, Gregory Jaczko: «Non posso approvare questa autorizzazione come se Fukushima non fosse mai accaduta», ha detto senza riuscire tuttavia a convincere i colleghi. Così, due nuovi reattori sorgeranno nella centrale georgiana di Vogtle, dove altri due sono in funzione già da tempo.
Forte è stata la pressione del produttore, una joint venture tra l'americana Westinghouse e la giapponese Toshiba: il gruppo ha assicurato che i reattori AP 1000 di «terza generazione» hanno appreso la lezione di Fukushima e possono, in caso di incidente, sopportare sino a tre giorni senza refrigerazione.
UN PRESTITO DA 8,3 MILIARDI DI DOLLARI. Obama crede in questo investimento e Washington coprirà gran parte delle spese con un prestito di 8,3 miliardi di dollari (su 14 di spesa prevista) erogato al gestore di Vogtle, la compagnia Southern Co.
D’altra parte, la Casa Bianca, in vista delle prossime presidenziali, tiene d'occhio i sondaggi. Uno studio Gallup del 2009 mostrava come i favorevoli all'atomo raggiungessero il 75% tra gli americani con un reddito superiore ai 75 mila dollari l'anno, mentre scendevano al 64% nella fascia di reddito fino a 30 mila dollari e calavano al 41% tra le persone con guadagni più bassi. Le percentuali variano di anno in anno, ma la differenza tra le classi di reddito resta, e negli Usa difficilmente chi vive sul filo della povertà si reca alle urne.

Francia: prolungare di 40 anni l'attività dei 54 reattori in funzione

Anche la Francia deve conciliare le proprie scelte energetiche con la campagna elettorale, nella quale il presidente Nicolas Sarkozy - secondo gli utlimi sondaggi - sarebbe dato per perdente rispetto allo sfidante socialista François Hollande. L'atomo, per l'Eliseo, non è in discussione e il ministro per l'Energia, Eric Besson, ha manifestato l'intenzione di prolungare di 40 anni l'attività dei 54 reattori attualmente in funzione al di là delle Alpi.
Il 9 febbraio, lo stesso giorno in cui gli Usa hanno approvato i nuovi impianti, la Francia - anche a causa del freddo - batteva il proprio record storico di consumo di energia, con una punta di domanda pari a 101.700 megawatt. La Francia non solo divora corrente generata dall'atomo, ma è anche un importante esportatore di energia, produce reattori che vengono venduti all'estero e dispone di impianti di trattamento dove giungono scorie radioattive da tutta Europa, garantendo così una fetta di reddito importante al Paese.
NON SI FERMA NEMMENO LONDRA. Non si ferma nemmeno la Gran Bretagna, la quale ha stretto un patto nucleare con la Francia, le cui aziende energetiche (Edf, Edison, Suez) hanno in questi anni acquisito forti quote, a volte di controllo, nelle consorelle del resto d'Europa.
Il premier di Londra, David Cameron, ha in proposito parlato di «impegno comune (con Parigi, ndr) sul futuro dell’energia nucleare civile», sulla base di una «visione condivisa di un’energia sicura, sostenibile e conveniente che sostenga la crescita e contribuisca a raggiungere gli obiettivi di riduzione delle emissioni nocive».
La Germania aveva da anni annunciato un piano per il progressivo spegnimento delle centrali: quelle giunte a «fine vita» per vecchiaia non sarebbero state sostituite da nuove. Ma nel Paese che ha dato vita e diffuso nel mondo il movimento e le idee dei Verdi, il dibattito resta aperto, anche se l'abbandono dell'atomo sarebbe certo meno difficile che altrove: i tedeschi prendono dal nucleare il 18 % dell'energia che consumano, contro l'80 dei francesi che, con evidenza, non possono ora pensare di rinunciare a questa fonte o di ridurne fortemente l'utilizzo.

La scommessa prosegue confidando nell'improbabilità di una nuova tragedia

Certo, l'opinione pubblica mondiale è stata scossa da quanto avvenuto l'11 marzo 2011 in Giappone. Tuttavia, spiega un recente rapporto della Federation of american scientists (Fas), la prosecuzione della scommessa atomica si basa sull'assunto che «la possibilità di un nuovo evento che combini un terremoto di magnitudo nove con uno tsunami sia molto bassa».
Questo argomento tuttavia tocca poco i giapponesi, che sono ancora alle prese con livelli elevatissimi di radioattività a Fukushima e dintorni e ogni giorno scoprono nuovi errori e scelte maldestre compiuti da tecnici e ministri nei giorni dell'emergenza, quando i reattori e i depositi di scorie si surriscaldavano senza che nessuno sapesse bene che fare, al di là degli show inutili - e talvolta dannosi - dell'acqua gettata dagli elicotteri sui reattori al solo beneficio delle troupe televisive nipponiche e straniere.
TOKYO E IL FABBISOGNO DI ENERGIA. Ma anche qua il fabbisogno di energia resta forte e, se ormai è svanito il progetto di elevare la quota nucleare dal 32% al 50%, difficilmente Tokio potrà pensare di fare a meno delle sue centrali nei prossimi decenni. Sulla bilancia, tuttavia, raramente vengono messi altri fattori, sempre legati alla tragedia di Fukushima.
Non si considera, per esempio, che la radioattività ha dato un colpo mortale a una serie di aziende di acquacoltura, un settore che in Giappone copre una nicchia importante dell'economia. Come non si considera che lo tsunami e il disastro nucleare hanno rafforzato la moneta nipponica, lo yen, nei confronti del dollaro: questo è avvenuto perché, subito dopo la catastrofe, gli investitori internazionali hanno acquistato grandi quantità di divisa giapponese, sul presupposto che il governo, le banche e le compagnie di assicurazione di Tokio avrebbero riportato in patria grandi fette degli investimenti fatti all'estero per contribuire alla difficile e costosa ricostruzione.
Molti sono dunque i fattori in gioco e, secondo gli scienziati dell'americana Fas, il vero destino dell'atomo si potrà conoscere solo dopo le elezioni in Usa e Francia e quando i mercati e la finanza europea avranno raggiunto un minimo di stabilità in più rispetto a oggi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

JOE 08/mar/2012 | 20:06

E IO PAGO
ORAMAI ABBIAMO PERSO IL TRENO SAREMO SEMPRE ENERGIA DIPENDENTI GRAZIE AI GRANDI HANDICAPPATI CHE ABBIAMO IN ITALIA.... E QUELLI CHE LI MANOVRANO PER INTERESSE PROPRIO CARI MACACHI.........

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