Berlino, guadagni da default

Incassati 380 mln di euro dai prestiti greci.

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07 Marzo 2012

Angela Merkel, cancelliere tedesco.

(© LaPresse) Angela Merkel, cancelliere tedesco.

Aiutare la Grecia in difficoltà fa fare discreti profitti, alle banche, ma anche agli Stati.
Mentre ad Atene i creditori privati attendono fino all'ultimo per aderire all'accordo sullo swap del debito ellenico, a marzo il ministero delle Finanze tedesco di Wolfgang Schäuble ha diffuso il rendiconto sugli interessi pagati dalla Grecia alla Germania, sui prestiti del primo salvataggio internazionale cui Berlino ha partecipato.
DA BERLINO TASSI TRA 3,5 E 4,5%. Ai complessivi 110 miliardi di euro - 30 dei quali ricevuti dal Fondo monetario internazionale (Fmi) -, decisi a maggio 2010 e versati finora in sei tranche per un totale di 73 miliardi, la Germania ha contribuito per 15 miliardi di euro. In cambio, fino al dicembre 2011, Atene ha puntualmente fatto piovere nelle casse del governo di Angela Merkel circa 380 milioni di euro, a un tasso d'interesse tra il 3,5% e il 4,5%.
PRESTITO BIS, I PROFITTI FUTURI. Non male, per i contribuenti tedeschi, così refrattari a concedere i nuovi aiuti. A gennaio, il secondo pacchetto varato da Bruxelles per la Grecia ha messo sul piatto altri 130 miliardi di euro, ai quali la Germania partecipa per quasi di 38 miliardi di euro.
Con un tasso d'interesse stimato al 3,5%, dunque, il grande prestito è destinato a fruttare a Berlino altri 1,3 miliardi di euro. Nonostante le parole di Schäuble, ormai possibilista su un default della Grecia, per l'Unione europea i soldi versati ad Atene non sono «un pozzo senza fondo».

Interessi sui prestiti e boom di armamenti: il default è un business

Molto più semplicemente, con l'esplosione della crisi del debito sovrano, anziché spalmare l'onere su tutti gli Stati europei con l'emissione di Eurobond - le obbligazioni made in Bruxelles che molti in Europa vorrebbero - l'Ue ha iniziato ad affiancare il Fmi nel ruolo di prestatore di aiuti internazionali, raccogliendone poi i profitti.
Più lo Stato è grande e popoloso, più denaro deve versare nei pacchetti, più interessi d'altro canto matura. Anche l'ultima tranche del primo salvataggio, che sarà veicolata alla Grecia attraverso il meccanismo del Fondo salva-Stati Ue (Efsf), può fruttare altri interessi ai creditori Ue, seppur a tasso calmierato.
GERMANIA, CREDITI PER 70 MILIARDI. Per la Germania, il Paese più grande dell'Ue, l'onere è maggiore. Così come poi, però, lo sono gli interessi incassati.
«Tra crediti e garanzie, per salvare Grecia, Portogallo e Irlanda finora ci siamo impegnati con 72,9 miliardi di euro», si è lamentato Schäuble, precisando che l'esposizione tedesca verso Atene supera i 50 miliardi di euro.
D'altra parte, gli interessi maturati dagli Stati dell'Ue verso i Paesi a rischio crac, sono solo una parte dei profitti fatti negli due ultimi anni dagli Stati più forti speculando sui vicini di casa più deboli.
IL RICATTO A GRECIA E PORTOGALLO. I due governi sul lastrico Grecia e Portogallo hanno firmato contratti per oltre 1 miliardo di euro per navi da guerra con la Germania, diventandone i primi fornitori mondiali in armamenti.
Ma anche la Francia di Nicolas Sarkozy non ha scherzato, rifilando, nel 2010, aerei, bombe e razzi al governo di George Papandreou, per 876 milioni di euro.
Guarda caso, per Atene erano i mesi delle concitate trattative prima di raggiungere l'accordo con Fmi e Ue sul primo salvataggio. Che avrebbe fruttato rapidi interessi.

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