EDITORIA

Giornali, soldi a chi vende

Peluffo: «Dal 2013 rimborsi mirati».

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28 Marzo 2012

Un piccolo successo lo ha già ottenuto, Paolo Peluffo, sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all'Editoria, che il 28 marzo ha visto approvare dalla Camera dei deputati un provvedimento per il quale si è speso molto, insieme con parlamentari di tutti i partiti politici e con associazioni come Errori di Stampa: la legge sull'equo compenso dei giornalisti, ora all'esame del Senato per il via libera definitivo.
DAL 1990 A OGGI 700 MLN AI GIORNALI. Ma la partita decisiva per il sottosegretario è ancora tutta da giocare: mettere ordine nel mare magnum dei finanziamenti pubblici all'editoria che, solo di contributi diretti, sono costati allo Stato, dal 1990 a oggi, più di 700 milioni di euro. Soldi ai quali andrebbero aggiunti i finanziamenti indiretti - Iva agevolata, sconti sui servizi postali e sulle tariffe telefoniche - che è impossibile censire. Un fiume di denaro speso, in molti casi, per tenere in vita testate fantasma o dalla tiratura irrisoria, meri organi di lobbying politico.
PER IL 2012, STANZIATI 120 MILIONI. Per il 2012, il fondo per l'editoria è stato portato da 47 a 120 milioni di euro, che verranno erogati secondo i principi del regolamento Bonaiuti.
«Stiamo parlando di contributi che riguardano i bilanci che le aziende editoriali hanno chiuso l'anno scorso», spiega Peluffo a Lettera43.it. «Soldi che le testate hanno messo a bilancio e che si aspettavano. La necessità per il 2012 sarebbe stata di 175 milioni. Per questo abbiamo rifinanziato il fondo: per evitare che chiudessero molte iniziative editoriali».
LA QUANTIFICAZIONE DEI CONTRIBUTI INDIRETTI. Ma per il 2013 e il 2014 c'è ancora molto da fare. Vanno corrette le storture del sistema, a cominciare dalla quantificazione dettagliata dei contributi indiretti, mai fatta finora. Occorre, in altre parole, capire quanto sono pesati questi finanziamenti allo Stato in termini di mancate entrate. «L'aliquota per i giornali è al 4% ed è quella agevolata», aggiunge Peluffo, ma «l'Iva forfettaria per le rese, cioè effettiva, si aggira tra l'1% e il 2%. Stiamo facendo i calcoli, ci serve tempo». Si tratta comunque, sottolinea il sottosegretario, di una «agevolazione ragionevole rispetto al valore sociale che hanno la lettura e la conoscenza».


DOMANDA. Dal 2013 si cambia, dice. Come?
RISPOSTA. Bisogna sostenere la trasformazione del sistema nella direzione delle cosiddette media factory: gli editori dovranno essere sempre più multiformi, lavorare contemporaneamente sulla carta e sul web, sui tablet, sulla multimedialità.
D. E per quanto riguarda l'erogazione dei contributi?
R. Introdurremo quattro innovazioni.
D. Quali?
R. Innanzitutto verranno rimborsate solo le copie vendute, sulla base del presupposto che per difendere il pluralismo qualcuno deve pur leggere. Si restituisce così all'impresa un po' di rischio sulla distribuzione. In questo senso diventa essenziale la tracciabilità.
D. Sarà possibile seguire passo a passo il percorso di ogni singola copia?
R. Sì, lo si può fare attraverso il codice a barre e informatizzando le edicole.
D. La seconda mossa?
R. Attueremo una drastica riduzione del rimborso dei costi. Se fino a oggi tutte le spese venivano rimborsate, dal 2013 lo saranno solo quelle per i giornalisti e i poligrafici assunti, i costi per la stampa e la distribuzione e quelli per gli investimenti sull'online.
D. Quali rimborsi verranno tagliati?
R. Quelli, per esempio, delle spese per i service, le consulenze, e così via. Costi che costituivano una 'zona grigia', di poca trasparenza.
D. E poi ci sono gli investimenti sull'online.
R. Bisogna estendere a tutti la possibilità di passare al digitale usufruendo di agevolazioni nel caso non si riescano a sostenere i costi della carta stampata. Una facoltà di cui oggi godono solo le testate politiche. E, inoltre, occorre sostenere le start up digitali.
D. Cosa intende per testata online?
R. Stiamo mettendo a punto i criteri che dovranno definire un 'giornale online'. Non basterà certo pubblicare un pdf su un sito web. Di tutto il pacchetto che riguarda internet stiamo lavorando di concerto con il ministro Passera nell'ambito dell'agenda digitale.
D. Qual è la sua idea in materia?
R. Dobbiamo chiedere all'Ue di equiparare il prodotto online a quello cartaceo per quanto riguarda l'Iva. Stiamo valutando le forme migliori per sostenere le start up digitali. Una potrebbe essere il credito agevolato che l'Unione europea già ci consente. L'altra è il credito di imposta che necessita ancora dell'autorizzazione di Bruxelles. È un dossier che, comunque, chiuderemo entro giugno.
D. E per quanto riguarda la riforma dei contributi 2013/2014 qual è la tempistica?
R. Sarà pronta entro aprile.
D. Cambieranno i criteri, ma ci saranno anche maggiori controlli sull'assegnazione delle risorse?
R. I controlli oggi già si fanno, ma a campione. Ho già dato disposizione al mio capo dipartimento di effettuare verifiche sul 10% delle aziende che ricevono i contributi.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

frenk 29/mar/2012 | 11:57

Bah io non capisco i finanziamenti
Ma perchè lo stato deve finanziare i giornali è un mistero, se vendono guadagnano, altrimenti chiudono, come farebbe qualunque commerciante

algor65 29/mar/2012 | 10:13

Ottimo!
Finalmente una qualche buona nuova, sul fronte degli investimenti mirati e non a pioggia... Inoltre dico: ben vengano iniziative editoriali come Lettera43, stimata ed apprezzata da tutti come una testata veramente ottima, anche se non escono su carta. Ad esempio, io sono uno di quelli che lavora tutto il giorno davanti al computer. Non potrei mai comprare un giornale cartaceo, ma stando davanti al pc tutto il giorno ho la possibilità di informarmi tramite il web e questo è quello che faccio da anni, come molte italiani. Poi non dico di essere all'avanguardia, ma l'aver trascurato negli anni l'editoria elettronica è un'altra delle tante macchie di cui si è macchiato il governo precedente.

yuma 29/mar/2012 | 07:00

finalmente una buona notizia
credo si vada nella giusta direzione

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