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Economia 

Argentina, l'economia truccata e l'ombra di un'altra crisi

Dalla guerra col Fmi su Pil e inflazione fasulli al populismo. Kirchner cade in vizi peronisti. E il popolo teme il nuovo crac.

L'ANALISI

di

Belen Rodriguez, almeno lei, non ha dubbi: Cristina Kirchner è «una presidentessa con due... che sta facendo delle belle cose».
Il popolo l'ha scelta come prima signora d'Argentina al posto del marito Néstor per risollevare il Paese dal crac del 2001, dopo che gli ex presidenti liberisti Carlos Saul Menem e Fernando de la Rua avevano «privatizzato tutte le aziende dello Stato», svendendole «agli americani per due lire».
Ancora più radicale del defunto compagno (mancato nel 2010 e presidente fino al 2007), madame Kirchner va sempre in direzione ostinata e contraria. E, in vista delle legislative di ottobre 2013, alza continuamente la posta in gioco.
Per la sua guerra alle multinazionali e agli «invasori stranieri» (dalla nazionalizzazione delle compagnia petrolifera Repsol alla disputa con gli inglesi sulle isole Falkland), Cristina ha speso ed è disposta a spendere fiumi di pesos argentini. Bluffando, all'occorrenza, sui conti pubblici e sulla reale salute economica del Paese.
INFLAZIONE E PIL TRUCCATI. La bugia più grossa della Casa Rosada è quella - appurata dal Fondo monetario internazionale (Fmi) - dei dati ufficiali sui prezzi dei beni e dei servizi in commercio in Argentina. A detta del governo, il 2012 si è chiuso con l'inflazione pari al 10,8%. Ma, da mesi, gli istituti di ricerca privati e stranieri la indicano attorno al 25%, per alcuni addirittura al 30%: la più alta dell'America Latina.
Poi c'è il Prodotto interno lordo (Pil) nazionale, che in 10 anni, dal default del 2001, è sì risalito di oltre il 90% (il doppio del Brasile). Ma, con i contraccolpi della crisi internazionale, ha subito una brusca contrazione nella sua crescita facendo segnare un +2%. Nonostante le pesanti iniezioni di liquidità della Banca centrale e i massicci finanziamenti statali.

Cristina contro Christine: la guerra argentina al Fmi

Dagli spagnoli proprietari della Repsol al governo di Londra, Cristina si è fatta molti nemici. Soprattutto nel ricco e borghese Occidente.
L'ultimo, in continuità con il braccio di ferro dello scomparso marito con il Fmi, è la super banchiera Christine Lagarde: potentissima timoniera del Fmi che, con un'iniziativa senza precedenti, ha inviato una «dichiarazione di censura» alle autorità di Buenos Aires, intimando loro di correggere le «inesattezze» sugli indici d'inflazione ufficiali, entro la fine del 2013.
LA GUERRA AL FMI. Per tutta risposta, dopo aver dato del «colonialista» al premier inglese David Cameron, via Twitter madame Kirchner ha etichettato come strozzini i direttori del Fmi («vi siete arricchiti rovinando il mondo»), rilevando che, anche prima dell'implosione dell'Argentina, il Fmi non aveva mai «avvertito sulle crisi».
Neanche quando sarebbero poi emerse, «non bolle, ma palloni aerostatici finanziari».
D'altra parte, con i debiti internazionali da saldare e orfana degli investitori stranieri rimasti scottati, dopo il crac l'Argentina dei Kirchner non ha potuto che stampare moneta a uso interno. Abituandosi a stare anche senza il Fmi, ma favorendo, contemporaneamente, un'inflazione sempre meno controllabile.
L'ULTIMATUM DEL 2013. Donne forti su posizioni diametralmente opposte, lo scontro tra le due Cristina potrebbe portare alla cacciata del Paese dal Fmi se, «al più presto, e in ogni caso entro il 29 settembre 2013», la Casa Rosada non si rimetterà in riga.
Il pericolo c'è, perché, nel settembre scorso, madame Lagarde ha dato tre mesi di tempo alla signora Kirchner per rivedere i dati discrepanti sui prezzi e sul Pil, trasmessi al Fmi dall'Istituto nazionale di statistiche e censimenti (Indec) argentino.
Ma la presidentessa ha tirato orgogliosamente dritto, promettendo, per il 2013, di rialzare la crescita al +4,6%, con investimenti pari al 23% del Pil capaci di consacrare l'Argentina come terza economia del Mercosur, il mercato comune sud-americano, subito dopo Venezuela e Brasile.
Il timore degli osservatori internazionali è che, spendendo e spandendo in politiche anticapitaliste, al contrario la Casa Rosada riporti, come ai tempi del presidente Menem, il Paese sul lastrico.

Pentole e cucchiai contro l'Evita Peron di sinistra

Riconfermata per un secondo mandato nell'ottobre 2011 con il 54,1% dei voti, Cristina Kirchner si sente ancora forte come lo era nel 2007.  Quando, candidandosi alla presidenza per il Fronte della vittoria (la sinistra peronista fondata con il marito), l'avvocatessa ricevette il passaggio di testimone alla Casa Rosada dal compagno di vita e di partito.
Niente nel Paese però è più come un tempo: tra la popolazione è cresciuto il malcontento per la stagnazione economica, e l'aumento di disagio sociale ha favorito la criminalità.
PROTESTE ANTI-KIRCHNER. L'ha detto anche l'argentina più nota in Italia, Belen Rodriguez: a differenza degli italiani, gli argentini non si fanno abbindolare dalle «gente che promette e promette». Quando fiutano le menzogne, scendono in strada arrabbiati con «pentole e cucchiai».
E infatti da settembre, il popolo di Buenos Aires è tornato a sbattere le stoviglie contro la presidentessa che, con un provvedimento choc ha impedito loro di convertire la valuta locale, i pesos, in dollari. I rincari galoppanti dei prezzi erano lampanti e, per tutelare i loro risparmi, come nelle crisi precendenti, gli argentini erano tornati a comprare in massa dollari dalla banca centrale, accumulando bigliettoni verdi dal solido valore.
Sotto gli occhi di tutti erano anche i costi, onerosissimi, della compagnia petrolifera statale Yacimientos petrolíferos fiscales (risultato dalla nazionalizzazione di Repsol), per finanziare i quali il governo ha dovuto attingere ai fondi pensione dei contribuenti.
POPULISMO PERONISTA. Certo, per buona parte del popolo, Kirchner resta la pasionaria peronista amica di Fidel Castro e Hugo Chávez, che ha investito massicciamente in istruzione e in politiche ambientaliste, facendo scendere la disoccupazione al 6,9% (dal 25% del 2001) e sottraendo dalle fabbriche e dai campi la manodopera infantile.
Ma per una fetta sempre più grande di argentini, la presidentessa è una despota che trucca i conti. Pronta a tutto, anche cambiare la carta costituzionale, pur di farsi rieleggere nel 2015.
E il dubbio è lecito: Cristina è un'imbrogliona e un'ingorda? Da senatrice di Buenos Aires si era distinta come brillante femminista. E il suo marito Néstor, ex governatore di Santa Cruz, aveva risanato il buco commerciale della provincia, dimostrandosi un capace e onesto amministratore.
Ma aveva anche modificato la Costituzione locale, per garantirsi la rielezione a vita. E il suo partito altro non è che una costola del Partito giustizialista di Menem e di Evita. La bugia, come il populismo, è un vizio antico del peronismo. E dell'Argentina.

Lunedì, 04 Febbraio 2013


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La presidentessa Argentina Cristina Kirchner.

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Commenti (2)

coppularossa 17/feb/2013 | 18:50

cavolate
Un attenta analisi critica prima di postare una notizia potrebbe fare altrettanto bene all'informazione e ai suoi elettori. Premesso che, l'Argentina ha bidonato il FMI con il default del 2002. L'altra Cristhine, questa volta la Lagard, direttore del fondo monetario internazionale sapendo che il governo scelto dagli argentini dal dopo default ad oggi non pagheranno il debito, a parole spicciole il FMI la prenderà in quel posto. Allora come fare per riavere il debito costruito su misura per ogni Stato ? Delegittimare i governi che non vogliono restituire il debito, ma gli stati sono sovrani. E qui si è scatenata la guerra tra le due Cristhine. Personalmente tifo per Cristina Kirchner. Il resto lo potete trovare in questo link http://www.comedonchisciotte.org/site/modules.php?name=News&file=article&sid=11308

new zealand 05/feb/2013 | 09:11

Altro fallimento argentino
Le brutte abitudini, corruzione e malgoverno, sono lente a morire. Meditate gente, meditate.

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