Articolo 18, come funziona in Europa

Nessun reintegro in Gran Bretagna. Raro in Germania. Obbligatorio in Austria. Tutele a confronto nel Vecchio Continente.

22 Settembre 2014

Manifestazione dei lavoratori spagnoli per la festa del Primo maggio 2014.

Manifestazione dei lavoratori spagnoli per la festa del Primo maggio 2014.

Licenziare senza giusta causa o giustificato motivo un lavoratore assunto con un contratto di lavoro subordinato, in Italia, per le aziende che hanno più di 15 dipendenti, non è possibile. A impedirlo c'è l'articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, che il governo Renzi è deciso a riformare, in particolare per quanto riguarda il reintegro in azienda del lavoratore ingiustamente allontanato.
LE TUTELE NEL RESTO DEL MONDO. Il reintegro è previsto in gran parte delle nazioni industrializzate, a eccezione degli Stati Uniti, anche se spesso non viene applicato. Il contenzioso, nella maggior parte dei casi, si risolve con un indennizzo. Ecco una breve guida per capire cosa succede altrove in Europa, dove Gran Bretagna, Svizzera e Belgio hanno escluso in sostanza la possibilità che il lavoratore licenziato possa tornare in azienda. In Germania, invece, questa possibilità esiste, ma si verifica raramente. Mentre in Austria e in Portogallo a prevalere è il reintegro, al contrario di quanto accade nei Paesi nordici della flexsecurity.
 

Nessun reintegro in Gran Bretagna, Svizzera e Belgio
 

Diritto al risarcimento, ma nessun diritto di reintegro nel Regno Unito, salvo che per i casi di licenziamento «illecito», cioè discriminatorio per motivi sessuali, politici, razziali o sindacali. In Belgio e in Svizzera non è previsto il diritto al reintegro per il lavoratore, ma solo un risarcimento economico fino a un massimo di sei mensilità.
 

Germania, reintegro possibile ma raro
 

In Germania la disciplina sui licenziamenti individuali elaborata dalla riforma Hartz del 2005 è applicata alle aziende con almeno 10 dipendenti, a fronte dei 15 in Italia, e contempla la possibilità di reintegro. Fondamentale è il ruolo di mediazione svolto dal Consiglio di fabbrica, che deve essere obbligatoriamente informato in caso di richiesta di licenziamento. Qualora lo si consideri fondato per ragioni aziendali, il lavoratore può rinunciare al ricorso e accettare un indennizzo, che aumenta in base all'anzianità. In prima istanza, dunque, azienda e sindacati tentano una mediazione per ridurre il contenzioso. E anche qualora si arrivi in tribunale il giudice tende a valutare soprattutto quanto sia praticabile e utile il reintegro.
REINTEGRATO SOLO IL 2% DEI LICENZIATI. I casi di effettivo reintegro si aggirano attorno al 2% del totale, a fronte del 95% di risarcimenti, secondo i dati pubblicati dalla Reuters. Qualora il giudice propenda per il risarcimento, il lavoratore riceve un'indennità da 12 a 18 mensilità in base all'anzianità. Il lavoratore ha diritto a rimanere al suo posto durante la vertenza.
 

Francia, reintegro obbligatorio solo per discriminazione
 

In Francia il Code du travail ha stabilito che il licenziamento deve essere basato su fondate e valide ragioni, va comunicato per iscritto e va preceduto da un mese di preavviso. L'indennità legale per chi ha un contratto a tempo indeterminato generalmente è concordata dalle parti. Il reintegro nel posto di lavoro in caso di licenziamento illegittimo è previsto, ma non può essere imposto: si può applicare in forma obbligatoria solo in caso di discriminazione.
 

Spagna, la riforma Rajoy ha reso il licenziamento più facile    
 

In Spagna il governo di Mariano Rajoy è intervenuto con una legge drastica, che ha abbassato i costi del licenziamento per motivi economici o senza giusta causa. La riforma ha facilitato il licenziamento per motivi economici, con pagamento di un indennizzo di 20 giorni per ogni anno di anzianità nel caso in cui la riduzione del livello di entrate o di vendite dell'azienda si verifichi per almeno tre trimestri consecutivi; ha ridotto poi a 33 giorni, contro i precedenti 45, l'indennizzo per licenziamento senza giusta causa nei contratti a tempo indeterminato, con un massimo di due anni di salario a fronte dei precedenti tre e mezzo.
 

Nord Europa contro Austria e Portogallo
 

I sistemi del Nord Europa, incentrati sulla flexsecurity, hanno puntato sostanzialmente sull'indennizzo, ma accompagnato da cicli di formazione per favorire il reinserimento del lavoratore. In Danimarca la legge prevede il reintegro, ma è raro che si arrivi a sentenza e più spesso viene stabilito un risarcimento in denaro. Anche in Finlandia e in Olanda il reintegro è ammesso, ma non può essere imposto per legge. In Svezia il licenziamento può avvenire solo per grave disobbedienza o per ristrutturazione aziendale. Il giudice può imporre il reintegro, disponendo eventualmente anche un risarcimento dei danni, qualora l'azienda non ottemperasse.
PORTOGALLO E AUSTRIA 'BLINDATI'. Le norme di Portogallo e Austria sono particolarmente rigide: a Lisbona reintegrare il lavoratore licenziato ingiustamente è obbligatorio, ma il dipendente può rinunciare e scegliere il pagamento delle mensilità arretrate, o un'indennità che aumenta con l'anzianità di servizio. In Austria infine, in caso di licenziamento ingiusto, il datore di lavoro è obbligato al reintegro e a pagare un risarcimento.

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new zealand 31/ott/2014 | 10 :22

Il reintegro ha senso in pochi casi di discriminazione, negli altri proprio non ha senso
In italia abbiamo visto reintegrare tutti, lazzaroni, incapaci, maleducati, violenti (ossia lavoratori che minacciavano o menavano le mani con gli altri), e perfino rei di furto (es. quelli che a Malpensa rubavano dalle valige). Nella P.A. poi!! E ai sindacati sta bene così, è una prova della loro forza. In realtà il reintegro ha senso solo in alcuni casi di discriminazione, ammesso che il lavoratore voglia essere reintegrato e non preferisca una buonauscita consistente

italiani 25/set/2014 | 07 :55

Che paragoni!
Lasciatelo perdere il resto del mondo,noi viviamo in Italia che e' fatta si di persone perbene ma anche di gente maleducata,furbacchiona(secondo loro),bigotti ecc...Attenzione sono consapevole che questo vale per imprenditori e lavoratori,ma si sa,la classe piu' debole e sempre quella piu' povera,la paura e' che togliendo sempre di piu' diritti a noi poveri non saremo piu' in grado di garantire consumi interni e tutto questo servi solo a farci diventare schiavi e succubi di ricconi Italiani ed esteri e far stare meglio solo loro.Secondo me per adesso bisognerebbe fare altre cose per far ripartire il lavoro,lasciare perdere anche i magistrati che secondo me comunque lavorano,se proprio si deve toccare poi sto benedetto articolo fare una cosa blanda,palliativa.Pensassero piuttosto a l'agroalimentare,alle quote latte,ha snellire sensibilmente la burocrazia e fare come Dio comanda la legge anticorruzione,ha pagare le aziende che aspettano,ecc...Abolire l'ART.18 potrebbe essere un boomerang e potrebbe peggiorare la situazione.Alcuni dicono che non cambia nulla,a me personalmente fa paura l'ipotesi della abolizione.

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