Bolivia, l'America latina dove i laghi muoiono di sete

Inquinamento. Siccità. E sfruttamento del bacino. Così è evaporato Poopò. Togliendo lavoro a un'intera comunità. Viaggio nel deserto di sale delle Ande.

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31 Gennaio 2016

Barche in secca nel Lago Poopo, ormai quasi totalmente desertificato, a Oruro, in Bolivia. Il Poopo è il secondo lago più grande del Paese ed è in fase di desertificazione per via dei cambiamenti climatici legati a El Niño e a La Niña.

(© Ansa) Barche in secca nel Lago Poopo, ormai quasi totalmente desertificato, a Oruro, in Bolivia. Il Poopo è il secondo lago più grande del Paese ed è in fase di desertificazione per via dei cambiamenti climatici legati a El Niño e a La Niña.

Terra arida, carcasse di uccelli, i resti di qualche barca.
È tutto ciò che rimane del lago Poopò, il secondo più grande della Bolivia dopo il Titicaca.
Un bacino d’acqua salata che scorreva per 2.337 chilometri quadrati nel mezzo della Cordillera delle Ande che separa la Bolivia dal Perù.
PERSONE ROVINATE. Il lago Poopò, situato a 3.686 metri di altitudine, attraversava l’intera regione mineraria di Orouro, nel Sud-Ovest del Paese.
E le sue acque davano da vivere a migliaia di persone che ora hanno perso tutto.
Ormai c’è solo uno strato invisibile di sale che ha incrostato le vene di questa fetta di America latina, la più povera: la Bolivia.
DIPENDE DAL TITICACA. Il volume del Poopò ha sempre subito forti oscillazioni dato che questo lago dipende quasi totalmente dal fiume Desaguadero che lo connette al Titicaca.
Se quest’ultimo ha molta acqua, allora non ci sono problemi.
Quando invece il bacino del Titicaca scende sotto la soglia dei 3.810 metri, ecco che il fratello minore inizia a prosciugarsi.
È successo tra il 1939 e il 1944 e ancora tra il 1994 e il 1997.
POZZANGHERE EVAPORATE. Questa volta però la situazione è diversa anche perché il Titicaca nel 2015 non ha sofferto particolari siccità.
Eppure, proprio alla fine dell'anno, le ultime pozzanghere che coprivano a malapena il 4% dell’intera superficie del Poopò sono evaporate.
 

Colpa dei cambiamenti climatici

Il lago Poopò prima e dopo.

Il lago Poopò prima e dopo.

La scomparsa del secondo lago di Bolivia è stata accolta con grande preoccupazione dalla comunità scientifica.
A detta di molti esperti questo episodio è la dimostrazione delle conseguenze del cambiamento climatico.
Diverse sono però le cause che potrebbero aver determinato il prosciugamento del lago sudamericano.
FAUNA SCOMPARSA. Un disastro che ha provocato la morte di migliaia di pesci, la scomparsa di circa un’ottantina di specie di uccelli e la fine di un mondo basato sulla pesca.
Ma cosa è successo in Bolivia negli ultimi anni? Dove è finita l’acqua di questa terra?
La prima risposta è stata individuata nella siccità legata a El Niño, un fenomeno climatico periodico che si verifica - in media ogni cinque anni - nell'Oceano Pacifico centrale nei mesi di dicembre e gennaio.
TROPPO SFRUTTAMENTO. La realtà però è molto più complessa e va ricercata nello sfruttamento massiccio a cui è stato sottoposto questo specchio d’acqua.
Secondo gli ambientalisti, le miniere della regione di Orouro e della vicina Potosì, città ricca di argento e di stagno, potrebbero essere le maggiori responsabili di quello che è accaduto.
Inquinamento eccessivo, scarso controllo da parte del governo, una gestione miope delle risorse idriche del Paese. Sarebbero queste le cause dietro la scomparsa del lago Poopò.
Una fine molto simile a quella che ha vissuto nel secolo scorso il Lago d’Aral, tra l'Uzbekistan e il Kazakistan.

La Bolivia privatizzò l'acqua per sdebitarsi

Potosì, le cave di argento e stagno.

Potosì, le cave di argento e stagno.

Nel 2000 l’allora presidente boliviano Hugo Banzer aprì la strada alla privatizzazione dell’acqua nelle maggiori città del Paese.
Tra queste anche Cochabamba.
Il governo Banzer doveva onorare il suo debito con la Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale e la privatizzazione del bene primario per eccellenza avrebbe garantito grandi entrate.
TARIFFE ALTISSIME. Così da un giorno all’altro gli abitanti della Bolivia si trovarono a dover pagare tariffe altissime per l’acqua, la cui gestione venne affidata al consorzio internazionale Aguas del Tunari - i cui partner sono la statunitense Bechtel e Edison, la spagnola Abengoa e le compagnie boliviane Petrovich e Doria Medina.
Da sedici anni i boliviani di Cochabamba, la terza città del Paese, lottano per il loro diritto all’acqua.
Nelle proteste che scoppiarono nel 2000 la polizia colpì a morte uno dei manifestanti, Víctor Hugo Daza.
USATO PER L'IRRIGAZIONE. La scomparsa del fiume Poopò è collegata anche a tutto questo perché le acque dei suoi affluenti sono state usate per l’irrigazione delle terre dei Paesi confinanti da compagnie nazionali e multinazionali.

Inquinamento e povertà, la Bolivia del XXI secolo

Il mercato di Orouro.

Il mercato di Orouro.

La Bolivia, sfruttata e rassegnata, è diventata anche estremamente inquinata.
I conquistadores spagnoli avevano escogitato uno stratagemma per evitare che gli schiavi indigeni, che lavoravano nelle miniere, alzassero la testa.
IL DIO DI PIETRA. All’interno delle cave, gli spagnoli costruirono delle divinità di pietra.
Gli europei sapevano che i nativi, politeisti, avrebbero avuto timore di quegli “dei” dagli occhi d’oro.
Da quel momento infatti nessuno cercò più di fuggire, intimorito dallo sguardo del “Tio” (così viene chiamato dai boliviani di Potosì il “Dio di pietra”).
In quelle miniere ancora oggi lavorano bambini di otto, 10 anni.
Mettono delle foglie di coca in bocca al “Tio” e gli danno da bere un po’ di grappa.
NESSUN ARRICCHIMENTO. Le miniere però non hanno arricchito gli abitanti di Orouro, che è ancora una tra le regioni più povere del Sud America, ma hanno cambiato per sempre la faccia della Bolivia.
E dinnanzi alla scomparsa del lago Poopò, oggi rimangono 3.250 persone che vivono solo grazie agli aiuti umanitari.
Altre 300 famiglie sono già andate via. Lasciandosi alle spalle il lago fantasma.

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