Conti pubblici, Renzi ha un mese per convincere l'Ue

La Commissione non apre la procedura d’infrazione. Ma per Roma c’è ancora il rischio di una manovra bis. «Dipende dalle riforme che ci presenterà ad aprile», dice Dombrovskis.

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08 Marzo 2016

Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

(© GettyImages) Jean-Claude Juncker e Matteo Renzi.

Matteo Renzi canta vittoria: «Non ci rassegniamo a un'Europa fatta solo di cifre, parametri, regole». Ma sa che ha poco da festeggiare.
La Ue gli ha concesso poco più di 30 giorni. Se nemmeno un paio di mesi fa minacciava Juncker e la Commissione di «rispedirgli indietro la legge di stabilità» se soltanto si azzardavano a cambiargliela, adesso dovrà presentare entro il 15 aprile nuovi tagli e riforme più incisive. Altrimenti sarà manovra bis.
E su questo versante – in maniera meno roboante e plateale – sta lavorando con la Commissione il suo ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.
MEGLIO SOPRASSEDERE. L’Europa non sa come fronteggiare i migranti. È tornata preda della deflazione.
Ancora una volta deve affidarsi a Draghi per sostenere la sua ripresa.
Così, a differenza di quanto si pensava, ha preferito non aprire una procedura d’infrazione contro l’Italia che, pur non sforando il deficit, ha chiesto all’Europa flessibilità per almeno nove decimali, rallentando il pareggio di bilancio. 
LA LETTERA C’È, LA PROCEDURA NO. Non è partita una lettera ufficiale che dà l’avvio alla messa in mora, ma in compenso è stata inviata all’Italia (come del resto ai governi di Austria, Belgio, Finlandia e Spagna) una diffida per spingerla a cambiare registro.   
Nel testo Bruxelles sottolinea che Roma rischia di «violare violazione delle norme sulla riduzione del debito pubblico nel 2015 e nel 2016». Che a maggio di quest’anno dovrebbe raggiungere un nuovo record.

L'Europa pretende nuovi tagli e riforme più profonde

Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

(© Ansa) Il commissario agli Affari europei, Pierre Moscovici, e il ministro dell'Economia italiano, Pier Carlo Padoan.

In soldoni però cambia poco. Il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, che ha firmato la missiva con il commissario agli Affari economici Pierre Moscovici, ha infatti subito chiarito che «a causa degli squilibri eccessivi in Italia è necessario continuare lo sforzo in corso sulle riforme». 
Il Paese, a riprova che i rischi non sono superati, «può esse messo nel braccio correttivo della procedura di squilibri in qualunque momento, ma le successive decisioni dipendono da quanto è ambizioso il piano di riforme nazionale che si presenta ad aprile-maggio». 
L’ESCAMOTAGE DI PADOAN. In quel testo, e stando alle bozze circolate, l’Italia presenterà soprattutto richieste per una maggiore integrazione a livello europeo.
A Bruxelles si aspettano ben altro. E in questa direzione potrebbe venire utile la soluzione alla quale stanno lavorando, senza pubblicizzare la cosa, Padoan e Moscovici.
Roma non spende 2 dei 3 miliardi che il governo voleva impegnare in deficit come “risarcimento” per le spese affrontate per l’accoglienza ai migranti.
Non è la manovra bis da 3 o 4 miliardi ventilata a Bruxelles, ma un buon compromesso per evitare che la terza economia dell’area vada in recessione. 
TROPPO DEBITO E TROPPO DEFICIT. La partita, in un senso o nell’altro, resta aperta. Anche se è palpabile il fastidio a Bruxelles per le richieste di flessibilità arrivate dall’Italia. Nella missiva scritta a quattro mani da Dombrovskis e Moscovici, si fa notare sia che l’Italia non è intervenuta in modo sufficiente sul debito – il Fiscal Compact prevede una riduzione del passivo di un ventesimo all'anno su tre anni – sia che il rallentamento sul pareggio di bilancio può essere insostenibile se la crescita sarà bassa anche nel 2016.
Detto questo, tutto è rimandato a metà aprile. Perché, recita la missiva, «alla luce di questo quadro sarà importante per l'Italia assicurare che le misure necessarie per rispettare il percorso di aggiustamento raccomandato per raggiungere l'obiettivo di medio termine (il pareggio di bilancio, ndr) vengano annunciate e dettagliate in modo credibile entro il 15 aprile». 
GRAZIATA ANCHE LA GERMANIA. Ma la Commissione non ha avuto la mano leggera soltanto con Roma. Ha avuto un occhio di riguardo anche per la Germania che, nonostante il rallentamento del suo export, ha un surplus commerciale superiore al 6% consentito. Da tempo l’Italia preme perché Berlino aumenti gli investimenti e apra il suo mercato interno, per ampliare i consumi. Ma su questo fronte è arrivata nelle ultime ore una piccola marcia indietro.
Secondo la Commissione, «l’ampio e persistente surplus delle partite correnti ha rilevanza transnazionale e riflette l'eccesso di risparmi e gli investimenti sommessi sia nel settore privato che pubblico». Conferma che «la debole domanda di investimenti danneggia il potenziale di crescita e la forte dipendenza dalla domanda esterna racchiude rischi macroeconomici in un contesto di domanda esterna sommessa». Condanna che «gli investimenti pubblici sono crollati, nonostante lo spazio di bilancio disponibile e le favorevoli condizioni del credito, e i passi presi per aumentare gli investimenti pubblici sono insufficienti per colmare il gap di spese nelle infrastrutture». Detto questo, certifica che gli squilibri «non sono eccessivi». 

 

Twitter @FrrrrrPacifico

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