Decreto Salva banche, le cose da sapere

Quattro istituti in crisi. Risparmi andati in fumo. La disputa con l'Ue. I punti del caos.

10 Dicembre 2015

Protesta contro il decreto Salva banche

(© Ansa) Protesta contro il decreto Salva banche

Non si dà la pace la moglie di Luigino D'Angelo, il pensionato di 68 anni che si è tolto la vita dopo aver visto andare in fumo 110 mila euro di risparmi col decreto Salva banche.
«Aveva capito da tempo come sarebbe andata a finire», racconta ora, puntando l'indice contro i dipendenti della Banca dell'Etruria. «Ha provato a farsi restituire almeno il 70% della somma, ma non c’è stato nulla da fare. Il decreto Salva banche ha rappresentato la fine di ogni speranza di vedersi restituire i suoi risparmi». 
ESPOSTO DEL CODACONS. Sulla vicenda il Codacons ha deciso di presentare un esposto alla procura della Repubblica «per il grave reato di istigazione al suicidio», facendo così un passo in più rispetto alle altre associazioni di consumatori, Adusbef e Federconsumatori, che avevano già chiesto alla procura di Civitavecchia di aprire un'indagine per istigazione al suicidio, chiedendo di verificare se il decreto Salva banche sia compatibile con le norme penali e la Costituzione.
L'UE SOSTIENE IL GOVERNO. La Commissione Ue «continua a essere in contatto stretto e costruttivo con le autorità italiane sui suoi piani» e «sostiene le intenzioni del governo italiano di permettere ai risparmiatori di chiedere compensazioni alle banche per potenziali vendite abusive di obbligazioni e di ispirarsi alle passate esperienze in altri Paesi Ue con situazioni simili», ha spiegato un portavoce dell'esecutivo europeo sulla proposta di un arbitrato presso Consob.
Ciò che però non si può fare, hanno spiegato altre fonti comunitarie, è che lo Stato paghi direttamente chi ha subito le perdite.
Il fallimento di una banca e l'eventuale perdita, per esempio, di un appartamento da parte degli obbligazionisti non possono essere infatti considerati una crisi umanitaria come quelle provocate da alluvioni o altri disastri.
Il commissario ai Servizi finanziari Jonathan Hill era stato durissimo nei confronti delle banche che «hanno venduto prodotti inappropriati a persone che forse non sapevano cosa compravano», con «conseguenze molto dure e difficili».
Il caso di D'Angelo è la tragica conclusione di una vicenda che agita i sonni di molti italiani. Vediamo in breve come si è arrivati a questa situazione.

Quattro banche da salvare

Il decreto è stato emanato dal governo Renzi per salvare quattro piccoli istituti di credito (Banca Popolare dell’Etruria, Banca Marche, Cassa di Risparmio di Ferrara e CariChieti) in liquidazione coatta amministrativa dal 22 novembre. Tutti e quattro da anni si dibattevano tra commissari straordinari e sofferenze eccessive.

Azzerate le obbligazioni subordinate

Le perdite accumulate nel tempo da queste banche sono state assorbite in prima istanza dagli strumenti di investimento più rischiosi: le azioni e le obbligazioni subordinate. Chi ha 'pagato' il salvataggio, dunque, sono stati principalmente gli azionisti e chi aveva investito in questa particolare tipologia di obbligazioni. Il decreto Salva banche del governo ha, di fatto, azzerato il valore delle obbligazioni subordinate.

La tipologia più rischiosa

Le obbligazioni sono solitamente di tre tipi: garantite, non garantite e subordinate. Si differenziano per i guadagni che promettono, per il tipo di rischio e per la loro priorità di rimborso: se l’impresa che le ha emesse non ha i soldi per ripagarle tutte, le prime a perdere dei soldi sono le subordinate (che però erano quelle che avrebbero promesso i guadagni maggiori).

Separate parti 'buone' e 'cattive' del bilancio

Gli istituti sono stati scomposti in due parti: una 'good bank' - o banca ponte - cui sono stati conferiti gli attivi, fatta eccezione per i crediti in sofferenza, e una 'bad bank', il contenitore delle suddette sofferenze.

Contributi delle altre banche

Il capitale è stato ricostituito a circa il 9% del totale dell'attivo Fondo di risoluzione, un fondo previsto dalla legge italiana e dall’Unione europea, alimentato coi contributi, in questo caso 3,6 miliardi, delle altre banche nazionali (Unicredit, Ubi Banca e Intesa Sanpaolo). Non quindi con soldi dello Stato: il distinguo è importante perché l’Unione Europea non permette l’aiuto da parte dei singoli Stati alle imprese in difficoltà.

Solo per Banca Etruria coinvolti 30-50 mila risparmiatori

Secondo le stime di Federconsumatori, i risparmiatori toscani in possesso di obbligazioni subordinate di Banca Etruria sono fra i 30 mila e i 50 mila e avrebbero perso una media di 15-20 mila euro a testa. Gli obbligazionisti «sono liberi di protestare», ha detto Antonio Patuelli, presidente dell'Abi. «Se sentono di essere stati non rispettati da qualcuno nei loro diritti, ci sono le autorità giudiziarie competenti della Repubblica, le autorità di vigilanza competenti sul mondo bancario, e quindi ci sono giudici in grado di dare risposte».

Botta e risposta con la Ue

Dal primo luglio 2014 la Commissione Ue tratta le iniziative come il Salva banche alla stregua di aiuti di Stato. Secondo il capo della vigilanza di Bankitalia Carmelo Barbagallo il mancato intervento con il Fondo interbancario di tutela dei depositi è stato stoppato per la «preclusione manifestata dagli uffici della Commissione Ue». I paletti di Bruxelles, dunque, avrebbero impedito un salvataggio meno doloroso. «È il governo italiano a essere alla guida» del processo di salvataggio  «e ha la responsabilità per questo», ha replicato il commmissario Ue Hill, sottolineando che il governo «ha discusso a lungo con la Commissione, in particolare con la Direzione generale concorrenza», che ha «ritenuto che le misure prese erano compatibili con la legislazione Ue» sui salvataggi bancari.

Ipotesi di rimborsi parziali

In questi giorni si sta parlando della possibilità di un altro intervento, questa volta compiuto – almeno in parte – dallo Stato (quindi con soldi pubblici) per procedere a un rimborso parziale dei sottoscrittori di obbligazioni subordinate. L’idea è costituire un altro fondo, con partecipazioni delle banche e del ministero dell’Economia, pari a circa 100 milioni di euro, per rimborsare ai piccoli obbligazionisti qualcosa come il 30% di quello che hanno perso.

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new zealand 10/dic/2015 | 15 :12

Chiedo ad ABI: e i banchieri responsabili di tutto ciò ?
Antonio Patuelli presidente dell'Abi liquida le responsabilità dei banchieri alla possibilità di cause civili. Troppo facile, soprattutto visto che si ricorre a soldi pubblici. I banchieri sono tra le categorie peggiori d'Italia in quanto a incapacità, corruzione (fanno carriera a favori) e grado di impunità. E a pagarne le spese sono il piccolo azionariato bancario e i correntisti, non certo i grandi azionisti, che più che ai dividendi, ai guadagni dall'attività d prestito, puntano ai favori, ossia a prestiti illimitati.

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