Difesa, nel 2013-2014 sforbiciata da 1 miliardo

Nuovi risparmi dalla cessione degli immobili. Via 18 mila uomini.

06 Luglio 2012

Con la spending review tagli anche alla Difesa.

Con la spending review tagli anche alla Difesa.

Oltre alle intercettazioni e alla Sanità, sono state previste sforbiciate anche al ministero della Difesa con la spending review, approvata nella notte tra il 5 e il 6 luglio.
Nel bienno 2013-2014 sono stati fissati tagli di un miliardo di euro in totale, ovvero mezzo miliardo per anno: ne risultano intaccati il settore dell'acquisto di beni e servizi (con revisone della spesa di 100 milioni già nel 2012) e quello degli investimenti.
NUOVI TAGLI SI AGGIUNGONO AI VECCHI. La spending review in questo ministero si è aggiunta così a quanto aveva già deciso il precedente governo: ovvero di ridurre la spesa di un miliardo e mezzo nel 2012, di 700 milioni nel 2013 e di 800 milioni nel 2014.
A questi si sono aggiunti i risparmi derivati dalla cessione di tutti gli immobili della Difesa al fondo del demanio e dalla decurtazione del 10% del personale (anche se sul totale dei licenziamenti della spending review restano ancora dei dubbi, con i sindacati già sul piede di guerra).
MENO 18 MILA UOMINI DELLA DIFESA. Almeno per questo settore, però, i numeri sembra siano certi: meno 18 mila uomini su un totale di 183 mila.
Il taglio non è altro che un'accelerazione del processo di revisione dello strumento militare promosso dal ministro Giampaolo Di Paola: il disegno di legge delega di riforma, all'esame del Senato, ha previsto una riduzione di 33 mila soldati (e 10 mila civili dell'amministrazione della Difesa, al momento 30 mila) nell'arco di 10 anni.
VALUTATI I TAGLI GIÀ PREVISTI CON LA RIFORMA. Analogamente, i tagli della spending review che intaccano sugli investimenti e sull'acquisto di beni e servizi sono stati pensati tenendo conto di quanto già 'tagliato' dal progetto di riforma che ha colpito in modo pesante proprio gli investimenti.
Per esempio è stato previsto un ridimensionamento del programma Joint strike fighter, con la riduzione del numero di supercaccia F-35 da acquistare, che sono passati da 131 a 90, con una conseguente riduzione di spesa stimabile in circa cinque miliardi (risparmio, secondo alcuni, non ancora sufficiente).

 

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