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Economia 

LA ROTTURA

Eurogruppo addio

Il presidente Juncker lascia: «Pressioni da Parigi e Berlino».

Jean-Claude Juncker è uscito dal'Eurogruppo. Come preannunciato, ha deciso di lasciare la carica di presidente perché «stanco» delle ingerenze franco-tedesche nella gestione della crisi.
Parigi e Berlino «si comportano come se fossero i soli membri del gruppo», ha detto Juncker - che è anche primo ministro del Lussemburgo - durante un discorso ad Amburgo, secondo quanto ha riferito Bloomberg.
APPOGGIO A SCHAEUBLE. Juncker ha intenzione di «appoggiare in pieno» una eventuale candidatura del ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schaeuble come suo successore.
Schaeuble «ha requisiti eccezionali» per un ruolo che richiede «una grande capacità di ascoltare gli altri», ha affermato il politico lussemburghese, che in passato però aveva sponsorizzato pure il premier italiano Mario Monti.
Il nome di Schaeuble non scalda gli animi francesi, anzi: Parigi frena perché teme il rischio-onnipotenza della Germania.

«Con l'uniformazione delle regole distruggiamo l'Europa»

Juncker ha analizzato la situazione europea, osservando che non tutte le regole funzionano bene in ogni Paese: «Con l'uniformazione distruggiamo l'Europa».
Rispondendo a un'intervista dello Spiegel, il presidente dimissionario ha spiegato che la causa principale della difficile situazione attuale è stata una mancanza di coordinamento, in passato, nelle politiche economiche, dovuta anche all'opposizione tedesca e dei Paesi Bassi nelle trattative per i trattati di Maastricht.
CONSOLIDAMENTO DEL DEBITO. «Il consolidamento del debito è doveroso, non ci sono altre opzioni», ha poi aggiunto.
I nuovi meccanismi sanzionatori del fiscal compact porteranno a una maggiore disciplina di bilancio: «Ottenerli è stato un lavoro duro».

Boccia (Pd): «Le sue dimissioni un fatto gravissimo»

Subito sono arrivate le prime reazioni dall'Italia: «Le dimissioni di Juncker e le sue motivazioni, se confermate, sono la dimostrazione che non è più rinviabile un confronto sull'unificazione politica e sul futuro degli Stati Uniti d'Europa. Sono evidenti le responsabilità franco-tedesche sull'inadeguatezza dell'Europa ad affrontare la crisi ed è chiaro che non sarà mai più accettabile che un direttorio possa guidare le scelte degli Stati europei».
Così ha commentato Francesco Boccia, coordinatore delle commissioni Economiche del gruppo del Partito democratico alla Camera.
FARINONE: «NUOVA GOVERNANCE». Il collega di partito Enrico Farinone, vicepresidente della Commissione Affari europei, ha già guardato oltre: «È la riprova che serve un cambiamento della governance europea, un'unione più politica allontantandosi dal metodo intergovernativo».
E ancora: «La gestione del modo con cui uscire dalla crisi può essere più collegiale. Penso agli eurobond che potrebbero essere un'utile strada da seguire».

Lunedì, 30 Aprile 2012


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