Europee 2014, il manifesto in difesa dell'euro

La cordata dei Prof per l'integrazione dell'Ue, contro gli euroscettici.

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31 Maggio 2014

Giovani disoccupati greci protestano contro le politiche Ue.

(© Getty images) Giovani disoccupati greci protestano contro le politiche Ue.

I top economisti di Alternative für Deutschland (AfD), i professori tedeschi anti-euro, rigettano l'Eurozona e hanno chiesto anche frontiere più sicure. Per loro la Germania viene prima degli extracomunitari e anche degli europei dei Piigs, gli Stati in crisi del Sud. Nel Regno Unito la difesa nazionale e delle famiglie è diventata una priorità per i conservatori del premier David Cameron che, travolto dagli indipendentisti dell'Ukip, promette «risposte in materia di immigrazione e welfare». Il plebiscito francese al Front National anti-euro e anti-immigrati di Marine Le Pen, poi, è sotto gli occhi di tutti. E alla vigilia del voto nell'Ue, anche la Cancelliera Angela Merkel, per frenare l'emorragia di consensi verso la destra più protezionista, ha chiosato: «L'Unione europea non è un'unione sociale».
LA RESISTENZA SOCIALDEMOCRATICA. Dopo un quinquennio di crisi seguito - solo in alcuni Paesi - da una lieve ripresa, l'Europa dei campanili erode il sogno degli Stati d'Uniti d'Europa. Ma la risalita dei socialdemocratici in Germania (dal 21% al 27% rispetto al 2009) e soprattutto la vittoria schiacciante del Pd di Matteo Renzi (41%) in Italia spingono gli economisti progressisti a credere ancora in un'Europa a una, e non a due o più velocità.
IL DOCUMENTO PRO UNIONE. «La libera circolazione dei cittadini e dei lavoratori nell’Ue è uno dei pilastri dell’integrazione sancita dai trattati europei. In un’Europa libera e integrata non c’è posto per cittadini di prima e di seconda classe», scrivono gli accademici di 10 Paesi dell'Ue nel documento Lavorare senza frontiere.
Dall'École nationale Ensae di Parigi all'Università di Bonn, dalla Bocconi alla University of Sussex e ad altri atenei europei, la cordata dei prof anti-euroscettici chiama i tecnocratici di Bruxelles a leggi fiscali, previdenziali e a un sistema di collocamento centrale che apra «posti di lavoro, anche nel settore pubblico, a candidati qualificati da qualsiasi Paese dell’Unione».

Più mobilità di lavoratori, più prosperità nell'Ue: il manifesto dei pro-euro

Il primo confronto tra il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel dopo il voto europeo.

(© Getty images) Il primo confronto tra il presidente francese François Hollande e la cancelliera tedesca Angela Merkel dopo il voto europeo.

Tra i firmatari del testo ci sono Tito Boeri della Bocconi di Milano, il francese Pierre Cahuc del Centro di Economia e statistica (Crest) dell'Ensae, il direttore dell'Istituto per il futuro del lavoro (Iza) Klaus Zimmermann, Juan F. Jimeno della Banca di Spagna, l'economista socialdemocratico olandese Jo Ritzen, l'ex dirigente della Banca mondiale Alan Winters e altri economisti ed esperti del lavoro europei.
Il fronte per l'integrazione dei professori è una diga paneuropea all'avanzata di populismi e particolarismi nei 28 Stati dell'Ue. Ma è anche il manifesto programmatico per un laboratorio comune di riforme condivise, che portino a un'Europa più solida, inclusiva e omogenea, aperta alla mobilità tra cittadini dell'Unione e all'integrazione di lavoratori stranieri.
NO ALLO STOP DI SCHENGEN. «Alcuni Stati membri e gruppi d'interesse valutano di far tornare indietro l’orologio, limitando il diritto dei cittadini di lavorare in altri Paesi dell’Ue. Anche se supportate solo da una minoranza all’interno del nostro mercato unico, queste posizioni destano crescente preoccupazione». Il riferimento è non solo ai vari movimenti euroscettici, ma anche al freno di esponenti tra i conservatori di Cameron e nella Cdu-Csu di Merkel, alla libera circolazione nell'area Schengen per disoccupati e lavoratori dall'Est Europa.
Contro i flussi di manodopera a basso costo e potenziali beneficiari di assegni sociali, nella turbolenta campagna delle Europee a Bruxelles hanno protestato anche esponenti di sigle sindacali belghe (Fgbt), tedesche (Dgb) e francesi (Cgt), arrivando a scontrarsi con la polizia.
MENO BARRIERE, PIÙ LAVORO. La cordata di Lavorare senza frontiere è convinta che la guerra tra poveri faccia male prima che all'Ue agli Stati membri. «È un dato di fatto che la libera circolazione di lavoratori non si traduce in una “migrazione alla ricerca di un accesso al welfare”, ma serve come mezzo per una più efficiente distribuzione di risorse di capitale umano, che iniziano a scarseggiare in Ue».
«Il tentativo di limitare questo diritto fondamentale va contro gli interessi di un’economia europea prospera e dinamica», spiega a Lettera43.it Zimmermann dell'Iza di Bonn, «sull'Europa c'è un pessimismo purtroppo crescente, si dubita dell'importanza della libertà di mobilità nel lavoro e io e alcuni colleghi abbiamo deciso di agire».

Previdenza, fisco, collocamento europeo: l'agenda per l'integrazione

Il premier inglese David Cameron in visita a un cantiere.

(© Getty images) Il premier inglese David Cameron in visita a un cantiere.

Il gruppo pro euro è convinto che non sia la moneta comune a rovinare un'Europa sempre meno unita. Ma è l'assenza di un «vero mercato del lavoro europeo senza frontiere, prerequisito per una solida economia e per la stabilità dell'euro» a «ostacolare le prospettive di crescita e di equilibrio nella domanda-offerta fra Stati membri».
«Incoraggiare la libertà di movimento dei lavoratori», è scritto nel documento, «crea diversi vantaggi. Oltre a instillare nuovo dinamismo nell’economia dell’Ue, a nostro avviso può aiutare a superare i gravi squilibri economici tra gli Stati membri», tra i quali gli «effetti demografici negativi».
LE RIFORME STRUTTURALI. In forma più radicale, lo sostiene anche l'euroscettico e Nobel per l'Economia Joseph Stiglitz, grillino d'adozione: «L'Unione europea ha fatto un unico grande errore: l'euro non ha funzionato. Ma ora che esiste, non bisogna abbandonarlo. Per uscire dalla crisi occorre cambiare struttura all'Eurozona, con un quadro fiscale unico, il sistema finanziario comune dell'unione bancaria e politiche di crescita e occupazione, diverse dall'austerity».
Anziché portare indietro le lancette, per un mercato del lavoro europeo «libero e integrato» e «standard di vita migliori per tutti i cittadini», i pro-euro propongono azioni concrete da attuare da parte delle autorità europee, prima tra tutte la nuova Commissione di Bruxelles.
Si dibatte anche su un possibile comitato paneuropeo di politici, rappresentanti del settore privato e mondo accademico.
I SUSSIDI ALLA MOBILITÀ. Tra le priorità indicate, ci sono «l'adeguamento di leggi fiscali e previdenziali», «l'introduzione di un sistema di collocamento livello europeo», «il via libera a regole per forme di assistenza e supporto a chi cerca lavoro in un altro Paese Ue», e di «norme per il riconoscimento delle qualifiche professionali e dei titoli di studio in tutta l’Ue». E ancora, la creazione di «posti di lavoro anche pubblici per candidati qualificati da qualsiasi Paese dell’Unione», «il miglioramento dell'informazione diretta sui vantaggi di lavorare all'estero».
«La mobilità del lavoro è fondamentale nell'Unione europea», commenta a Lettera43.it Boeri, «non è con nuove barriere e con il ritorno ai mercati nazionali che si curano gli squilibri tra i 28 Stati dell'Ue».

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