Freid: «Le sanzioni alla Russia non si toccano»

L'ambasciatore Usa in Italia: «Non siamo noi ad affamare il popolo russo». La Siria? «Non faremo scambi».

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10 Febbraio 2016

È arrivato in Italia per parlare con il governo e con i rappresentati della comunità economica; «incontri di routine» è la formula ufficiale, ma probabilmente anche quella che dimostra la delicatezza della missione.
I rapporti tra Stati Uniti e Russia non sono mai stati così tesi e Barack Obama ha mandato in Italia Daniel Freid, ambasciatore con esperienza quarantennale (iniziò al Consolato dell'allora Leningrado nel 1980, ed è passato, tra gli altri, per gli uffici di Belgrado, Varsavia e del dipartimento degli Affari Sovietici di Washington), attualmente Coordinatore delle Sanzioni sulla Russia. Uomo di grande esperienza e maggiore determinazione, al quale oggi è affidata una delle grane più grosse dell'Amministrazione: tenere l'Europa unita dietro alle sanzioni comminate a Mosca in seguito alle operazioni in Ucraina, in vigore dal 2014 e rinnovate – non senza parecchi distinguo e riluttanza – compattamente da allora.
LA RILUTTANZA ITALIANA. Sarà un caso ma mentre Freid raccoglieva Lettera43 e i colleghi delle testate Sole24Ore, Corriere e La Stampa per un incontro, proprio il ministro dell'Agricoltura Martina si trovava a Mosca, a «sostenere le imprese italiane»: ennesimo tentativo italiano di trovare una propria strada per non allentare troppo i legamI senza mollare l'alleato americano o la linea della Ue.
La partita è complessa e si gioca, evidentemente, su più piani e molti intrecci: tanti quanti sono i dossier aperti sui tavoli delle diplomazie mondiali. La guerra in Siria. L'emergenza migranti. L'avanzata dell'Isis in Libia. L'espansione della Nato a Est. Il ruolo della Turchia. E, naturalmente, la lotta in Ucraina tra separatisti filorussi e filo-occidentali: il centro propulsivo della nuova Guerra Fredda.
Freid, come qualsiasi diplomatico, non si lascia andare nulla che non sia strettamente necessario. Non rivela quali sono i business man che ha visto a Milano, ma solo che ha fatto «uno stop apposta, prima di andare a Roma. Perché serve confrontarsi, parlare, fare il punto, chiedersi dove stiamo andando».

  • Daniel Freid (foto del consolato americano di Milano)

DOMANDA. Appunto. C'è una crescente insofferenza, in Italia e in Europa, sulle sanzioni contro Mosca. La compattezza non pare più così scontata.
RISPOSTA. Il programma delle sanzioni è stato sviluppato in consultazione strettissima con il G7, l'Europa e specificamente con il governo italiano. Non credo che ci sia mai stato un coordinamento così serrato. Lo abbiamo voluto così ed è stata una scelta giusta: l'Europa ha agito con determinazione e coerenza.
D. Oggi però da più lati si avverte il desiderio di sgusciare via da un obbligo che costa caro al business.
R. Non dimentichiamoci perché esistono le sanzioni. La ragione è l'aggressione della Russia ai suoi vicini in Ucraina e il suo aver fomentato l'attacco separatista nel Donbass, che ha causato distruzione e morte. Non c'era un'aggressione di questo tipo nei confini europei dal 1945. Serviva una risposta e abbiano deciso che non sarebbe stata una risposta militare.
D. Di recente il segretario Kerry ha però ipotizzato di rimuovere le sanzioni in tempi ragionevoli.
R. L'obiettivo delle sanzioni è convincere Mosca a portare avanti gli accordi siglati a Minsk. Prevedono il cessate il fuoco, il monitoraggio sul confine, molti step politici come le riforme per la decentralizzazione ed elezioni nel Donbass. Saremo felici di eliminare le sanzioni quando gli accordi di Mink saranno compiuti: non intendiamo tenerle un giorno di più.
D. E a che punto siamo con il piano?
R. Il cessate il fuoco è stato violato negli ultimi 10 giorni ed è molto difficile chiedere agli ucraini di non sparare quando i loro soldati sono ammazzati ogni giorno. D'altronde l'Ucraina è la parte lesa.
D. Cosa vi fa pensare che la situazione possa cambiare?
R. Le sanzioni funzionano se sono abbastanza larghe, e mirate, e sostenute da una sufficiente forza politica. La buona notizia è che sono servite a mettere sotto 'pressione' la Russia. Certo, i due terzi delle difficoltà economiche di Mosca dipendono dal petrolio, ma la combinazione di questo fattore e delle sanzioni può portare il Cremlino sulla strada della diplomazia.
D. Quanto tempo potrebbe volerci?
R. Il governo americano supporta le azioni diplomazia di Francia e Germania (negoziatori degli accordi di Minsk, ndr) e pensiamo di avere di fronte un buon risultato potenziale: la restaurazione dei confini ucraini e la possibilità per Kiev di cercare legami più vicini con l'Europa. Se gli accordi saranno rispettati, potremo togliere le sanzioni legate all'Ucraina, conservando quelle legate alla Crimea finché non verrà restituita.
D. Davvero pensate che Putin rinuncerà alla Crimea?
R. Bisogna essere realistici: la Russia controllerà la Crimea per un po' di tempo. Ma spesso noi sovrastimiamo quello che possiamo fare nel breve periodo e sottostimiamo quello c'è possiamo fare nel lungo periodo. Non so quanto tempo ci vorrà per la restituzione della Crimea ma l'Europa e gli americani possono essere molto pazienti.
D. Anche il governo italiano? Quali sono le impressioni che raccogliete negli incontri?
R. L'Italia è stato un ottimo alleato in tutto il processo. Posso dire solo cose buone del vostro governo e delle decisioni prese.
D. Il nostro ministro dell'agricoltura però è andato a Mosca per parlare di business.
R. Chiariamoci. Le sanzioni non toccano l'agricoltura o il cibo. Non siamo stati noi a proibire ai russi l'importazione di prodotti stranieri, sono stati loro a proibire il parmigiano. Sono i russi che decidono di privare la loro gente del cibo.
D. Cosa ne dicono i business man italiani?
R. Abbiamo discusso di molte questioni con loro posso dire solo che è stato produttivo, è sempre molto utile parlare con loro e spiegare.
D. Qualcuno dice che le sanzioni abbiano penalizzato la Ue e favorito l'America.
R. Circola questo mito. Anzi, no, questa bugia. Per questo è importante arrivare qui e spiegare che non è vero, e parlare del futuro.
D. Come reagireste se gli europei dovessero smarcarsi?
R. Abbiamo agito finora sempre in massima cooperazione, anche se i giornalisti hanno sempre ipotizzato scollamenti. Penso che nemmeno la Russia si aspettasse questo grado di vicinanza o la determinazione della Ue. Non credo che la strategia della Ue cambierà: hanno agito per buone ragioni, le ragioni rimangono. Certo che ci sono visioni diverse, ma alla fine la Ue rimarrà sul terreno che abbiamo concordato.
D. Oppure si potrebbe fare uno scambio sulla Siria.
R. Se la Russia ci dà una mano sulla Siria le diamo l'Ucraina? No, questo non lo facciamo.
D. Non sarebbe necessario un vero coordinamento?
R. Possiamo cooperare con la Russia su alcune questioni, ma possiamo al contempo respingerne altre. Non venderemo altri Paesi per la Siria.
D. Anche se le sanzioni non sembrano funzionare?
R. Ricordiamoci le sanzioni iraniane: si diceva che erano un fallimento finché hanno funzionato. Negli Anni 80 si ritenevano inefficaci i provvedimenti sull'Est Europa, e poi di colpo negli Anni 90 eravamo tutti geni. Le sanzioni funzionano sul lungo periodo.
D. Nel frattempo Putin diventa sempre più aggressivo. 
R.Ci sono molte teorie sulla Siria e potremmo parlarne tutto il giorno senza ottenere quella giusta. La verità è che se non avessimo messo le sanzioni non avremmo nemmeno un processo di pace in Ucraina. Le sanzioni costringono Putin a calcolare costi-benefici. Credetemi, i diplomatici russi sono gente capace. Quando vogliono fare un accordo sanno come farlo. Se decidono per il sì, sanno come trovare il modo di convincere i separatisti che armano, supportano e pagano a fermarsi. 
D. Se vogliono, appunto.
R. Se i russi sono convinti che manterremo le sanzioni, saranno più seri nel loro impegno.
D. Come contate di convincere gli europei?
R. La Germania ha avuto un ruolo leader nel rispondere all'aggressione russa in Ucraina. Nel 2008, quando Mosca attaccò la Georgia, c'erano visioni molto diverse e questo creò problemi nel formulare una strategia europea. Questa volta è stato diverso e la Merkel ha molti meriti.
D. Alla Casa Bianca stanno per cambiare molte cose. Cosa vi aspettate sul fronte Nato?
R.
Posso dire solo che la Nato sta spendendo molto più per assicurare il funzionamento dell'articolo 5 (la risposta in caso di aggressione a uno Stato membro, ndr) di quando succedeva decenni fa. Può essere che i russi inizino a chiedersi «Cosa abbiamo fatto? Ci siamo lamentati della Nato che per anni aveva ridotto il proprio numero di forze in Europa e ora, dopo l'aggressione Russia in Ucraina, sta ricominciando a crescere». E se lo facessero la sola risposta possibile sarebbe: «Cosa vi aspettavate dopo aver invaso due volte i vicini?»

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adl 11/feb/2016 | 11 :21

MANCA QUALCHE DOMANDINA ????????...........buone forse per un'altra intervista
Si può in maniera così SPUDORATA sostenere la tesi che la Russia vada sanzionata per la difesa del suo popolo in Ucraina e contemporaneamente consentire ai CALIFFI DI EFFETTARE LIBERAMENTE I GENOCIDI, CON ARMI AMERICANE VENDUTE A MILIARDATE E FINITE IN MANO ALL'ISIS, SUL PIANO DELLA LEGALITA' INTERNAZIONALE, ED A TALI GENOCIDI RISPONDERE DURAMENTE con tre miliardi di € di doni e CON TREMENDE RIUNIONI A BASE DI COFFEE BREAK E BACINI BACETTI E GUERRE FARLOCCHE PER CIRCA TRE ANNI ??????
- CHE LEGAME C'E' TRA LE SANZIONI ALLA RUSSIA E LO SHALE OIL AMERICANO ???
- CHE LEGAME C'E' TRA LE SANZIONI ALLA RUSSIA E SOUTH STREAM ?????
- CHE LEGAME C'E' TRA LE SANZIONI ALLA RUSSIA ED IL "SUPERBO STRUPO" DEI PICCOLI AZIONISTI SAIPEM ?????? A questa magari potrebbe rispondere anche il governo, ove lo punga vaghezza e solo nei ritagli di tempo !!!!!!!!

Canoi 11/feb/2016 | 08 :45

Se hai un coltello prima o poi lo usi. Se hai la NATO che si contrappone all'Unione Sovietica e ti viene a mancare il nemico o tutti a casa ma se la mantieni prima o poi il nemico te lo inventi e magari cerchi l'occasione per usarla. Questo Freid è uno dei tanti che raccontano balle ad uso e consumo dei gonzi e che i giornali di quart'ordine intervistano. In Ucraina c'è stato un colpo di stato di un gruppo paramilitare nazista e Putin è intervenuto solo per difendere la sua area di sicurezza. Il richiamo all'articolo 5 fa venire l'orticaria: vuoi vedere che i russi buttano giù un aereo turco in Siria e ci troviamo in guerra?

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