Economia
FRANCIA
Hollande, conti in ordine coi tagli
Riduzione dei dipendenti pubblici per contenere il deficit. Ed è polemica.
di Paolo Saccò
da Parigi
La giornata del 21 giugno è stata, per il presidente francese François Hollande e i vertici dello Stato, carica di tensione. Il capo dello Stato infatti è stato eletto sulla base di un programma di tutela e salvaguardia dei posti di lavoro nella pubblica amministrazione, nonostante la crisi del debito pubblico.
Uno scoop del Le Figaro, proveniente da Matignon, residenza del primo ministro francese, ha destato una vera e propria ondata di panico tra i dipendenti pubblici e chi aveva sostenuto l'attuale capo di Stato: si è scritto di un «imponente piano di diminuzione della spesa attraverso la non sostituzione di due funzionari su tre al momento del pensionamento».
PRESSIONE SUI MINISTERI NON PRIORITARI. A parte tre ministeri «prioritari» (Pubblica istruzione, Giustizia e Interni), tutti i dicasteri sembrano dover subire un drastico ridimensionamento per permettere all'esecutivo di rispettare i suoi obiettivi di riduzione del deficit.
I tagli, in media il 2,5% dei dipendenti in meno ogni anno, sono stati annunciati per tre anni consecutivi dal 2013 al 2015. Le Figaro si è spinto fino a formulare l'ipotesi secondo cui, per poter mantenere la promessa di assumere 65 mila dipendenti pubblici per le scuole e la giustizia, il governo sarebbe costretto a mettere sotto pressione tutti gli altri portafogli, considerati «non prioritari».
DA SAPIN NIENTE PIÙ SPRECHI. Dapprima incerte, le reazioni dei diretti interessati si sono fatte sempre più precise. Interrogato dalla stampa nel contesto del G20, l'inquilino dell'Eliseo ha inizialmente risposto che «i numeri suggeriti non sembrano verosimili», né, ha detto, di essere «stato informato», scatenando l'ira dei sindacati che hanno immediatamente additato una manipolazione politica e mediatica.
Michel Sapin, ministro del Lavoro, non ha smentito le ipotesi del quotidiano conservatore, ammettendo che «in linea generale esse riflettono il quadro entro il quale siamo costretti a muoverci»: «Bisogna ridurre la spesa pubblica», ha ricordato, «cancelleria, flotte di auto blu, abbonamenti telefonici. Niente più sprechi, tuttavia i numeri che si sentono qui e là non sono necessariamente esatti, ce lo diranno i ministri e il governo nei prossimi giorni».
NEL 2013 PREVISTI TAGLI DEL 10%. Secondo l'articolo incriminato, che sarebbe basato su informazioni riservate ottenute da un alto funzionario di Stato, «l'esecutivo starebbe lavorando per ridurre significativamente le spese di funzionamento, con tagli del 10% nel 2013 e 3% nel 2014 e nel 2015».
Le spese cosiddette di intervento, ovvero le contribuzioni dirette per cittadini, associazioni ed enti, dovrebbero invece essere ridotte del 40% (salvo gli interventi sociali). «Sono uscite sulle quali si può risparmiare senza mettere in pericolo il servizio pubblico», ha fatto sapere il ministero responsabile del provvedimento.
L'obiettivo di Hollande è far scendere il deficit al 5,2% del Pil
L'obiettivo della squadra di Hollande, per il momento, è di far scendere il livello del deficit a 5,2% del Prodotto interno lordo. Il presidente, tuttavia, ha tenuto a rassicurare i suoi sostenitori sulla grande attenzione con cui la manovra sarà messa in atto.
«La non-sostituzione non significa la diminuzione secca dell'organico», ha commentato l'inquilino dell'Eliseo, «bisogna rifare i conti».
Sapin ha aggiunto che «la misura si può considerare da due punti di vista: si può dire che non ci saranno soppressioni, ma di certo non ci saranno assunzioni nei ministeri non prioritari. È una condizione necessaria».
CONSERVATORI VANNO ALL'ATTACCO. In un clima di grande fermento mediatico, la reazione di opposizione e sindacati è giunta quasi immediatamente. I conservatori hanno sottolineato che secondo le stime fornite dall'articolo che ha acceso la polemica, i tagli previsti dall'esecutivo socialista supererebbero quelli messi in atto dal governo neogollista di François Fillon.
L'ex ministro della Pubblica amministrazione François Sauvadet ha dichiarato: «La sinistra ci ha accusati di traghettare il settore pubblico verso la tomba e ora si prepara a operare dei tagli terribili», come ha notato Le Figaro.
PER AYRAULT NESSUNA SORPRESA. Il primo ministro Jean-Marc Ayrault, dal canto suo, ha sentito la necessità di intervenire per calmare le acque. Molto dure le accuse del segretario generale di Force ouvrière, sindacato maggioritario nella Pa, che ha puntato il dito su quanto le risposte del governo fossero «vaghe». «Nessuna decisione è stata presa in via definitiva», hanno detto i collaboratori più stretti di Matignon. «Comunque, non c'è nessuna sorpresa in questi annunci», ha aggiunto Ayrault, «in quanto sono la traduzione in termini concreti di tutto ciò che è stato ripetuto più volte durante la campagna», come ha analizzato Libération.
Ad ogni modo, come ha sottolineato Le Monde, il fatto che la squadra di Hollande non abbia ritenuto opportuno di chiarire con esaustività cosa accadrà alla pubblica amministrazione francese non lascia augurare nulla di buono.
Venerdì, 22 Giugno 2012

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