Istat, Pil +0,8% nel 2015

Crescita dopo tre anni di cali. Rapporto col deficit sui livelli pre crisi. Ma il debito tocca un nuovo record: 132,6%.

01 Marzo 2016

(© Ansa)

Un Pil in crescita, un rapporto col deficit sui livelli pre-crisi, 99 mila posti di lavoro fissi in più, un debito pubblico in salita ma con un passo inferiore a quello previsto dal Def.
Sono dati incoraggianti, quelli pubblicati dall'Istat il primo marzo e rivendicati dal ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan: «Il governo mantiene i suoi impegni di finanza pubblica in un quadro in cui la crescita c'è. Dai dati di oggi traggo la convinzione che la strategia del governo deve andare avanti lungo linee intraprese finora».
A fargli eco, su Twitter, il presidente del Consiglio Matteo Renzi.

 

Nel 2015 il Prodotto interno lordo italiano è aumentato dello 0,8%, tornando a crescere dopo tre anni di cali con un passo superiore a quello stimato a metà febbraio (+0,7%), ma leggermente inferiore all'aggiornamento al Def del settembre 2015 (+0,9%).
SOTTO I LIVELLI DEL 2000. E se il Pil in volume resta ancora al di sotto del livello registrato nel 2000, il rapporto col deficit è il più basso registrato dal 2007. Il dato è sceso al 2,6%, dopo il 3% del 2014, in linea con le stime del Documento di economia e finanza del governo. «In valore assoluto l'indebitamento è di -43.101 milioni di euro, in diminuzione di oltre 5,5 miliardi rispetto a quello dell'anno precedente». Il surplus primario (al netto degli interessi sul debito) si è invece ridotto all'1,5%, il più basso dal 2011.
In ascesa di 0,1 punti rispetto al 2015 il debito pubblico, che ha toccato il massimo dal 1995 a quota 132,6%, da quando cioè sono state ricostruite le serie storiche. L. Il dato è inferiore alle previsioni del Governo nella Nota di aggiornamento del Def, che indicavano un rapporto del 132,8%. In valore assoluto, il debito del 2015 si attesta a circa 2.170 miliardi di euro, un livello record.
POSTI FISSI: + 426 MILA DAL 2015. Buone notizie anche dal mondo del lavoro. A gennaio i dipendenti a tempo indeterminato sono cresciuti di 99 mila unità su dicembre e di 426 mila su gennaio 2015. La stima degli occupati è salita nel complesso di 70 mila unità su scala mensile (+0,3%) e di 299 mila su base annua (+1,3%).
La crescita sul mese è determinata dai dipendenti permanenti (+99 mila) mentre calano i dipendenti a termine (-28 mila) e gli indipendenti restano stabili. Gennaio è stato il primo mese di sgravio contributivo al 40% dopo un anno di esonero totale per le assunzioni stabili.
CRESCONO SOLO GLI IMPIEGATI OVER 50. A crescere però sono esclusivamente i lavoratori over 50. saliti di 359 mila unità rispetto a gennaio 2015 (+73 mila su dicembre) mentre gli inattivi sono diminuiti di 106 mila unità (-209 mila gli inattivi tra i 50 e i 64 anni soprattutto a causa della stretta sull'età pensionabile). Nella fascia con meno di 35 anni gli occupati sono aumentati a gennaio di appena 9 mila unità rispetto a gennaio 2015 (-7 mila gli under 24, +16 mila tra i 25 e i 34 anni). Rispetto a dicembre gli occupati con meno di 24 anni sono diminuiti di 31 mila unità mentre sono aumentati di 8 mila unità coloro che hanno tra i 25 e i 34 anni.
DISOCCUPAZIONE GIOVANILE AL 39,3%. Il risultato è un tasso di disoccupazione generale stabile all'11,5% su base mensile e in calo di 0,7 punti rispetto al gennaio 2015, mentre quello riferito ai giovani (15-24 anni) si è trovato a risalire fino al 39,3%, il valore più alto dall'ottobre 2015, ma con un tasso comunque in discesa di 1,6 punti sui 12 mesi. Anche il calo di 242 mila inattivi rispetto al dicembre 2015 (-1,7%) si concentra esclusivamente sugli over 50 anche, un dato dovuto con tutta probabilità prevalentemente alla stretta sull'accesso verso la pensione che tiene le persone più a lungo al lavoro ma forse legato anche a una riduzione dello scoraggiamento ovvero della sfiducia sulla possibilità di trovare un posto di lavoro.
Il 2015 è stato anche l'anno del ritorno alla crescita per gli investimenti lordi, aumentati dello 0,8% dopo otto anni di cali.
Merito anche di una pressione fiscale in discesa al 43,3% del Pil, il livello più basso dal 2011 quando aveva segnato 41,6%.

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